IL VINO, IL GRANO, LA PACE

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ida leonedi IDA LEONE

Arriviamo alla Cantina San Biagio Vecchio di Faenza a metà di una mattina splendente. Il cielo è terso e lucido come vetro, il sole caldo senza essere molesto. L’azienda agricola è in cima ad una salita, e la prima cosa che mi colpisce è il panorama che si gode da lassù e la sensazione di pace totale che vi si respira, acuita (lucia-zinitima è un mio debole) da una amaca che dondola fra due degli alberi sul ciglio del pianoro. Il che vuol dire che ci si può stendere lì, farsi cullare dalla brezza e guardare il profilo della torre di Oriolo dei Fichi (sì, proprio “dei Fichi”) dall’altro lato della valle. Siamo ancora lì che ci godiamo la vista, quando arriva Lucia.

Lucia Ziniti, insieme al suo compagno, gestisce le produzioni della Cantina San Biagio Vecchio, e i vigneti cui essa fa capo. Si produce ottimo vino in bottiglia che viene esportato in tutto il mondo. E’ una cantina piccola, ma non è questo che la rende speciale, quanto il lungo lavoro di recupero di vitigni autoctoni della zona. Lucia ci racconta del Centesimino, una varietà di vino (e relativa vite) che sembrava scomparso fino a quando Pietro Pianoro (soprannominato Centesimino per la sua proverbiale avarizia) non prese le marze di una vite che stava nel giardino di casa sua, a Faenza, e le trapiantò a Terbate, vicino ad Oriolo. Segue una complicatissima saga familiare, di eredità affitti e vendite di vigneti, di affidamenti alla parrocchia e ad un sacerdote esperto vignaiuolo; non riesco a starci dietro, mi accontento di sapere che ora è quasi tutto nelle belle mani di Lucia e il Centesimino si produce ancora, insieme al Sabbiagialla (chiamato così per onorare le vene sabbiose che affiorano in superficie nei vigneti, insieme all’argilla e all’argilla rossa, e ai fossili di conchiglie, segni evidenti che qui una volta era tutto sotto il mare) di uve Albana, al Sangiovese immancabile. Forse sono state proprio le degustazioni ad alleggerirmi la testa e ad impedirmi di seguire lucidamente la storia delle proprietà terriere; per fortuna il proprietario di un ristorante, che divide con la Cantina San Biagio Vecchio il piazzale e i tavolini con vista sul paradiso ai quali siamo sedute, ci ha preparato “uno spuntino” sul quale appoggiare il gran vino che Lucia continua a mescerci.

Ma non è finita qui. Perché Lucia da qualche anno, testardamente, si è messa in testa di recuperare anche una varietà di grano antica autoctona, la “Gentil Rosso” e con grande caparbietà ora produce “Vino e Farina” come recita il claim della sua azienda. Una famiglia, ci spiega, non una varietà di grano, in realtà, il che assicura una resa costante. Tutto il ciclo produttivo è biologico, e la farina che se ne ricava viene venduta tal grano gentil rossoquale oppure usata per fare il pane. Lucia vende la pasta madre, il lievito non chimico, che ha la caratteristica di rinascere continuamente da sè stesso, se ben trattato e periodicamente “rinfrescato”. Le racconto del grano della varietà Senatore Cappelli recuperato in Basilicata, della cultura del pane nella mia terra così simile a quella nella sua, di lievito madre e yogurt, di fermentazioni e sapori antichi.

Lucia parla, taglia il suo pane giallo, mesce il suo vino color della sabbia, e a me viene in mente solo una parterbatoola: luminosa. Lucia è luminosa come la sua terra. L’amore che si respira dalle sue parole pacate e pulite le fa brillare gli occhi; parla piano, a voce bassa, e sorridendo anche quando racconta delle difficoltà dell’inizio, dei tanti sacrifici, delle prove e degli errori, dei piccoli e grandi fallimenti. Ci accompagna per un giro nelle vigne, e io mi innamoro all’istante di una casa abbandonata nel fitto dei noci e degli alberi di sorbe, che abiterei senza remore da subito. Mi immagino nel silenzio di quella campagna ondulata, poter lasciar cadere lo zaino dalle spalle e vivere solo di quello che riesco a farmi dare dalla terra, poco o molto che sia.

Un luogo di grano, di pane, di vino. E di pace.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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