Leggo da ieri sui social network e sulla stampa molte prestigiose dichiarazioni di giubilo perchè le nuove sindache di Roma e Torino sono due donne; in piccolo, su scala locale, vale anche per la mia Basilicata, nella quale una città importante come Pisticci (il turismo, il mare, l’agroindustria di qualità, il Lucania Film Festival) sarà, per la prima volta nella sua storia, guidata anch’essa da una sindaca.
Virginia Raggi, Chiara Appendino, Viviana Verri. Ne sono molto felice anche io, ovviamente. Però mi faccio qualche domanda.
Non ho seguito le campagne elettorali delle tre candidate del M5S, quindi potrei affermare cose imprecise, ma non mi pare che nessuna delle tre abbia puntato molto sul proprio essere donna, nel senso che non mi pare sia stato uno dei punti forti delle rispettive narrazioni. E questo naturalmente è un bene: significa che per una volta ha prevalso altro, per esempio la competenza, o l’essersi raccontate nel modo giusto agli elettori, i programmi, le dichiarazioni. E quindi mi chiedo: hanno vinto in quanto donne, o in quanto erano, in quel momento, le persone giuste al posto giusto? E se è vera la seconda, ha senso che adesso stiamo qui a festeggiare?
E inoltre: la loro candidatura, non è stata comunque il frutto di decisioni prese in consessi esclusivamente maschili o quasi? Consessi che a quanto ne so non brillano nemmeno particolarmente per il clima libertario o democratico: il board prende decisioni, come in una azienda privata, che diventano subito legge per i dirigenti locali del movimento. E quindi: se il board decide Virginia Raggi, o Pinco Pallo, sarà Virginia Raggi o Pinco Pallo, senza se e senza ma, e senza che forse la stessa Raggi (o altre come lei) o Pinco Pallo siano stati manco interpellati.
Mi direte che accade così in tutti i movimenti e partiti, PD compreso, e io vi dirò che lo so.
Per questo, pur felicitandomi insieme a tutte le neo sindache, credo che molta strada sia ancora da fare.
Nel mio mondo ideale esiste una scuola, un consesso educativo, formale, informale o non formale che sia, alla quale sia competitivo e difficile accedere, che formi le ragazze a ruoli politici ed amministrativi. Occorre che vengano messe in evidenza e coltivate, come in ogni consesso umano, la passione, la competenza, le idee e la capacità di realizzarle. Occorre che le donne si misurino sui risultati, e quindi che alla fine non vengano SCELTE da chicchessia, ma che si propongano da sole, in forza del proprio valore. Solo dopo avrà un senso – forse – l’odiatissimo istituto delle quote rosa, in forza del quale ad oggi vengono infilate nelle liste con un uno sbuffo seccato quasi esclusivamente le zie le nonne le cugine le fidanzate, senza voglia, e senza quasi nessuna possibilità reale di essere votate a sufficienza.
Perfino il sindaco di Matera, eletto nella primavera del 2015, se non ricordo male si lamentò di non aver trovato donne che avessero voglia di assumersi responsabilità di governo della città, e di aver quindi avuto difficoltà a comporre una Giunta che rispettasse i termini di legge sulla presenza di genere. E ci credo. Sospetto che nessuno le abbia cercate in quanto brave, precise, preparate, competenti, adatte al ruolo: sospetto siano state cercate solo perchè donne – non fatemi essere volgare – ovvero per riempire una casella, per raggiungere delle percentuali, tanto che alla fine il sindaco in conferenza stampa parlò incredibilmente di una Giunta “bionda e riccioluta” invece che di una Giunta, che so, adatta ad affrontare le sfide che la città poneva. E non sarà un caso se proprio una di queste donne, dopo manco un anno, si è arresa, di fronte alla palese impossibilità di far funzionare la macchina amministrativa (sospetto per palese ostruzionismo dei funzionari, ma è solo una mia idea) e per non essere stata in alcun modo difesa dal resto della Giunta, né dal Sindaco (“mancanza di collegialità”, cito a memoria).
Riusciranno le sindache appena elette a portare il valore aggiunto, la specificità dell’essere donne nel loro incarico? Io lo auguro loro con tutto il cuore. Le donne portano la vita nelle proprie cellule, che è valore aggiunto di per sé, e sanno soffrire e resistere “alla siccità e anche alle inondazioni”, come canta Bruce Springsteen, in misure che gli uomini – alcuni uomini – difficilmente riescono ad immaginare. Quindi molti auguri, signore Sindache. Sono qui che faccio il tifo per voi, e per quell’idea diversa di amministrazione pubblica che sogno da sempre.
