
LUCIO TUFANO
Il potere in frantumi e le vecchie oligarchie
Quando il potere si frantuma per essere gestito con minore o maggiore oculatezza da chi ne fruisce per caso fortuito o per opportunismo, accade che esso assuma peso ed oneri viscerali sempre più gravi per i sudditi.
Il potere, al di là di quello granitico e massiccio che dà a chi lo detiene tutte le possibilità di comando, ebbrezza o addirittura vertigine e delirio, può anche essere frantumato attraverso spigolature e racioppamenti (nel significato contadino di chi racioppa pure vendemmia) proprio nel soddisfacimento di quelle aspettative che nelle graduatorie dei diversi aspiranti, arridono al più scaltro.
Il potere all’ingrosso e quello al dettaglio, il potere marginale e il sotto potere, il metodo di una gestione plurima, che entra comunque nel gorgo di una parvenza di democrazia, per segmenti e per dosi, sono tutte forme di gestione della cosa pubblica, di “chi sta in mezzo”, di qualcuno che ha comunque “le mani in pasta” …
Questo tipo di potere in briciole compete a coloro che si accontentano, o che pur tendono di afferrare minute porzioni di potere, piccoli o piccolissimi incarichi e si avvalgono di tutte quelle occasioni recate dal decentramento dei poteri statali e istituzionali e comunque c. d. “democratiche” che vanno ad arricchire e potenziare il ruolo periferico della gestione istituzionale o di governo.
Questo si verifica e si manifesta in chi partecipa alle sedute di commissioni nazionali o regionali, provinciali o comunali, in consigli di amministrazione in enti e organismi vari, sia per gestire fette derivate dal potere centrale, sia di quello decentrato e delle autonomie locali.
È pur questa una strategia della furbizia, la teoria del potere in frammenti, di quel potere che si centellina, si colleziona, si accumula pazientemente e diligentemente e che si predilige. È il potere “pila”, il potere mosaico, fatto di tanti tasselli per enti e incarichi diversi, il mosaico di un corredo personale e anagrafico, pertinente o di possesso, di famiglia. È il potere gruzzolo per le presenze e le sedute alle quali si partecipa in quanto gettonate, o per indennità mensili o annuali.
È questo un potere esercitato su tutto ciò che si avverte, che risponde, che non è per niente percepito non solo dall’infimo grado della pubblica opinione, ma neppure da quella più accorta e al corrente. Il potere morfologico, il potere di resistenza, quello di capacità di chi riesce eroicamente ad entrare nella stanza del bottoni solo con un piede, con una scarpa, con una calza e fa di tutto per lubrificare quei bottoni, li lucida e presidia la soglia della stanza, ne ostruisce l’ingresso a tutti gli altri che osano contendergli anche quel margine.
C’è chi non ha possibilità ideologiche o ambizioni di potere “integrale” perché ha capito di non poterne essere mai titolare e si va adoperando per le briciole, elaborando una strategia della questua, della raccolta, assidendosi a ogni angolo di tavolo, lungo, tondo, quadrato, con la medesima tensione, il medesimo impegno e accanimento, profondendovi gli stessi sforzi, la stessa abnegazione, la stessa alacrità per un compenso che ormai non è mai di pochi euro.
Già dal tempo della 1^ Repubblica, c’erano esemplari, intelligenti e capaci, che, si arrovellavano per allungare piccoli tentacoli e collocarsi tetragoni nella politica.
C’era chi si divideva, si distribuiva, lasciava pezzi di sé da Roma in giù per assidersi di volta in volta in Commissioni e Consulte, in consulenze e revisioni di bilancio, in centristudio e in organismi di programmazione, riesumazione e disumanazione senza mai prodigarsi veramente e sul serio …, ma con una sorta di illibata appartenenza, irreprensibile e duratura, alla sinistra di chiunque e di tutti.
Insomma, a lungo andare, si è inveterata ormai una concezione del potere, una cultura, una mentalità, una convinzione che riguardano il modo di avvicinarsi ad esso, di amministrarlo, di esserne gratificati.
Tutto questo, malgrado quello che i comunisti, volenterosi come sempre e mitomani di esso, abbiano in passato più volte enunciato su “il nuovo modo di governare”.
Fino a qualche tempo fa le sigle si sono susseguite con i nomi di coloro che andavano ad amministrare enti ed organismi … A.L, Alsia, Arbea, Apof, Arpab,Egrib, Acqua Spa, Apt, Ardsu, Ater, Consorzi vari , Corecom, , Difensore civico, Elba, Ente Parco, Fondazioni varie, Agrobios Metapontum, Basilicata Sviluppo,
Si è trattato di sigle che rappresentano una mappa del potere articolato e frastagliato cui attendevano centinaia di soggetti tra consigli di amministrazione e consulenze, operatori tecnici chiamati a dare pareri e prestazioni.
Ma v’è dippiù, ci sono le cariche ottenute per votazione o per chiamata, i ruoli svolti in sindacati e in vari organismi per incarico retribuito o nomina ministeriale, grazie alla nascita di sempre nuovi carrozzoni, o di nuove carrette proposte e realizzate alla bisogna dalle maggioranze che vogliono protrarsi oltre il quinquennio alla guisa di antiche e nuove sindromi.
Ecco che si dimostra come il potere si frantumi in piccole dosi, alcune più importanti, altre meno, ma tutte ben indennizzate. … È qui che occorre pensare come la democrazia si svuoti miseramente in porzioni da consegnare a chi si fa avanti per ottenerle ed esserne gratificato. Da un messaggio profetico francese (forse 1700) si legge come “i tempi saranno maturi per accogliere l’Anticristo quando il padrone ridurrà il pane in briciole”, dove per “pane” vanno intese quelle democrazie che sconfinano nelle demagogie che, per meglio «ingabbiare» il popolo, frantumano il potere in pezzi sempre più piccoli sino a vanificare la consistenza stessa delle istituzioni. Le conseguenze sono note, specie in Italia e da noi, dove con il decentramento sono state inventate moltissime strutture capillari inutili, perché legioni di incompetenti e di perdigiorno, nella popolarissima “città dei timbri”, potessero ottenere un timbro, anche piccolo, piccolissimo, per esercitare la loro parte di comando, e che hanno finito o finiranno per provocare veri e propri disastri. Tele di ragno complicate, labirintiche e anche truffaldine che prosciugano la ricchezza degli italiani, provocando malumore e sfiducia diffusi, povertà e assenza di servizi sociali, sperpero di risorse. Specie con la devoluzione e con il federalismo, al cittadino si toglierà perfino la pelle con meccanismi fiscali più sofisticati.
Sullo sfondo avremo poi le brume di un potere sempre più sbriciolato che seguirà le nevrosi di una massa di nuovi gabellieri.
Eppure vi è stato anche chi ha gestito frammenti e dosi di potere, con l’abilità e l’ostentata illibatezza di essere coerente uomo di sinistra, la parsimoniosa distanza dalle compromettenti responsabilità di governo, ma tuttavia fruendo di sostanziali particelle di quello, tanto da essere più importante e più potente di chi governava e, di fatto, ne portava le responsabilità, al punto da espiarne le conseguenze, con avvisi di garanzie ed arresti. Ecco il dilemma: mattoni per una nuova politica ,casta e sobria , che riduca, accorpi, semplifichi, elimini o ancora briciole di potere da distribuire ai piccioni viaggiatori?