A VOLTE I SASSOLINI DIVENTANO VALANGHE

0

Dino De AngelisDINO DE ANGELIS

Ci sono sassolini che partono dalla vetta di una montagna, ne percorrono tutto il fianco e giungono a terra senza dare luogo a nessuna conseguenza. Poi ci sono invece altri sassolini, forse più fortunati dei primi, il cui destino sembra diverso. Fin dall’inizio, questi ultimi incontrano sul loro cammino una serie di fattori per i quali diventano subito qualcos’altro. Si mischiano con erba, terra e fango, e durante la loro corsa a valle si trasformano fino a stravolgere la loro natura originaria. Così è anche per le cose della vita, per le imprese che l’uomo mette in campo, per quei progetti che quotidianamente la  creatività e lo spirito di iniziativa sono in grado di creare.
L’idea partì nel febbraio 2015 su impulso di pochi che, vista la terribile crisi econologo medici amicimica che da qualche anno aveva già cominciato a mordere soprattutto le classi più deboli ed indifese, decisero di provare a dare vita ad un ambulatorio medico solidale riservato, per l’appunto, a determinate categorie sociali.
Presero contatti con l’attivo parroco della comunità del quartiere Cocuzzo e, dopo una lunga fase di gestazione, si procedette all’apertura del primo ambulatorio medico solidale della città di Potenza.
Si dovette trovare un nome per chiamare quell’ambulatorio. E quei pochi che l’avevano immaginato pensarono che non ci sarebbe stato nome più appropriato di quello nel quale venisse ribadito il concetto che quei medici che diedero la disponibilità di fare delle visite gratuite agli indigenti, venissero percepiti come delle persone amiche. E così quell’ambulatorio prese il nome di “Ambulatorio solidale Medici Amici”.  E se qualcuno si trova di passaggio dalle parti della chiesa Maria SS. Immacolata del Serpentone, in qualcuno di quei locali ci trova l’ambulatorio e dentro infermieri e personale di servizio pronto a dare informazioni e risposte concrete.
Mentre veniva aperto l’ambulatorio solidale a Rione Cocuzzo, il destino, o quella strana cosa a cui non sappiamo mai bene che nome dare per evitare di chiamarla col nome semplicistico di “coincidenza”, dava le carte in maniera che si aprisse, negli  stessi giorni, un altro ambulatorio, questa volta però relativo alla somministrazione di farmaci, sempre a titolo gratuito e sempre nei confronti di fasce sociali svantaggiate, presso il centro Caritas diocesano a Bucaletto, con la collaborazione del Banco farmaceutico e l’Acli, che va sotto il nome di Ambulatorio “San Giuseppe Moscati” .
Trattandosi di due iniziative ricadenti sotto un’unica matrice è sembrato normale che si creasse una sinergia operativa tra le due strutture.
Da allora le due strutture hanno fatto un po’ di strada e oggi hanno coinvolto altre realtà della città che hanno inteso ampliare e fortificare questa azione di solidarietà.
Questa è forse una delle cose più incredibili che si sono verificate, e cioè che l’apporto di quanti hanno voluto spontaneamente offrire il loro contributo alla causa è stato dal primo momento caloroso, generoso ed inaspettato. Per primi vanno menzionati indubbiamente una serie di stimati professionisti medici, ma poi si è unito anche del personale paramedico ed alcuni fornitori di servizi e attrezzature, gente che ha dato una mano per quello che ha potuto, confermando una sbalorditiva tendenza che sta assumendo una parte sempre più consistente della società potentina.
Le due strutture, ovviamente unite da una specie di gemellaggio, si sono dotate col tempo di una serie di altri servizi di tipo tecnico organizzativo, amministrativo, gestionale. Fino al punto che il Vescovo in persona farà da importante punto di raccordo per le strutture, diventando in tal modo anche il garante non solo per la città, ma anche per tutta il suo hinterland, per una serie di servizi che i due ambulatori sono in grado di offrire alle fasce deboli del nostro territorio.
I sassolini stanno oggi percorrendo piano i fianchi della montagna e fortificandosi un pò alla volta. Ma la loro corsa non avrebbe lo stesso esito se non fosse sostenuta, centimetro dopo centimetro, da una serie di persone che ne costituiscono la vera forza: gente che lavora nell’ombra e che è chiamata ad ascoltare le necessità delle persone, intercettandone le esigenze, calmando le loro ansie e cercando di risolvere parte dei loro problemi prenotando una visita con questo o quel medico specialista che ha offerto la propria adesione al progetto.
Ecco cosa vuol dire realmente fare rete ed ecco come una società che spesso viene definita egoista e distratta è invece in grado di mobilitarsi e dare risposte concrete a problemi reali ed urgenti di persone che, altrimenti, sarebbero perse nel marasma di un sistema sanitario non sempre all’altezza di offrire risposte concrete ai suoi figli più sfortunati.

Condividi

Sull' Autore

Dino De Angelis

Lascia un Commento