VOTIAMO E FACCIAMOLA FINITA

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Tanto vale votare. Le forze politiche non concordano con l’appello di Mattarella per un governo neutrale. E il rischio adesso è che si voti a luglio inoltrato, tardissimo (c’è chi mormora il 22) per scongiurare uno stallo analogo a settembre. Perché in autunno le clausole di salvaguardia ammazzerebbero il Paese, sommandosi al rischio dell’esercizio provvisorio di bilancio.

Il gioco dell’oca della diciottesima legislatura non finisce mai, con i partiti che si inseguono a vicenda. Mattarella è innocente: lui, le ha provate tutte. «Con tre schieramenti senza maggioranza, era necessaria la convergenza di almeno due». Eppure tutte e tre le soluzioni (CSX-M5S, CDX-M5S, CDX-CSX) sono affondate. Fallito miseramente anche il flirt di Di Maio con Salvini. Al Colle rimane quindi l’ultima carta, appena messa sul campo: il governo neutro.

Parliamoci chiaro: di neutro in politica non c’è nulla. Non esistono tecnici, esistono solo non iscritti ai partiti. Qualsiasi «linea» impersona una linea politica, e le linee dei Governi «tecnici» sono ormai «linee europee», cioè di centrodestra liberale. Nulla di scandaloso, tutto fattuale. Lo hanno dimostrato gli ultimi quattro Governi della Repubblica, tutti nati in circostanze più o meno emergenziali e mai frutto di una dichiarata convergenza ideologica.

Questo ovviamente non può andar giù né al Movimento 5 Stelle né alla Lega, forze politiche che contro le ricette «tecniche» hanno costruito la loro fortuna elettorale. Il Partito Democratico invece, geneticamente modificato tempo fa, non può che approvare una proposta di questo tipo e adesso sprizza responsabilità da tutti i pori. Solo che in questo caso scoprirà che gli elettori l’hanno mandato all’opposizione, perché maggioranze per questo Governo non ce ne sono.

Lo stallo si è consolidato come nelle migliori partite di Risiko: tutti hanno giocato buone mosse, al netto di qualche errore, e adesso si aspetta che qualcuno scompagini il quadro. Ci hanno provato 5Stelle e leghisti nel pomeriggio di ieri, quando è gironzolata la voce del ritorno alle urne già l’8 luglio. Ma stando a quanto riporta l’Huffington Post, Mattarella starebbe pensando a una data più in là. Il che significa che la finestra elettorale di luglio si sta pericolosamente chiudendo.

È verosimile che il mite Presidente stia giocando con la clessidra per costringere i partiti ad accettare il «suo» Governo (qualcuno sarebbe disposto a scommettere che per la prima volta Palazzo Chigi si colorerà di rosa). Se la finestra di inizio luglio si chiudesse, è verosimile che gli stessi partiti non sarebbero disposti ad accettare il ritorno al voto sotto gli ombrelloni. D’altronde hanno anche poche armi per opporsi: è il Quirinale a scegliere quando sciogliere le Camere. Forse anche per questo i giallo-verdi hanno provato a imporre l’8, ma il tentativo sembra andato a vuoto.

In un simile contesto andare alle urne sembra davvero l’unica soluzione per convincere i deputati e i senatori a far qualcosa. Dopo l’apocalisse della legislatura abortita, i tempi saranno maturi per una nuova convergenza. In primo luogo Salvini sarà l’effettivo padrone del centrodestra, fagocitando Forza Italia e forse addirittura rottamando la junior partner Meloni. In secundis, i 5Stelle dovrebbero essere in grado di rosicchiare qualche altro voto. Per non parlare del tesoretto di seggi che le due forze maggiori guadagnerebbero da un ulteriore scricchiolio in casa PD e dal tonfo (annunciato) di LeU, che verosimilmente non entrerà in Parlamento.

Sarebbe davvero utile agire altrimenti? Davvero vogliamo sperimentare un’altra (tra l’altro comunque breve) legislatura con Salvini e Di Maio che abbaiano dall’opposizione, questa volta con la convinzione – largamente radicata – che hanno vinto e gli hanno rubato la palla? I più anti-populisti dovrebbero sapere che sarebbe la mossa migliore per consegnar loro le chiavi del Paese. Se non lo sanno, non hanno ben capito cos’è il populismo. Ah, già: è vero, non l’hanno capito.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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