ZINGARETTI NON E’ (ANCORA) CORBYN

0

Marco Di Geronimo

Si può dire che Zingaretti è il Corbyn italiano? Il nuovo Segretario del PD ha di certo raccolto una gigantesca istanza di rinnovamento degli ambienti dem. Ma ce n’è di strada da percorrere prima di incarnare l’alternativa credibile al Governo giallo-verde. Possiamo forse dire che col fratello di Montalbano, però, si è fatto un passo in avanti.

Nicola Zingaretti da tempo rappresentava l’anti-Renzi che il PD voleva al suo vertice. E anzi pare che il neosegretario voglia mantenere fino in fondo la sua promessa di rinnovamento. Al punto che c’è chi preannuncia stragi in Direzione nazionale (a dispetto della segreteria unitaria di cui parla Zingaretti stesso).

È senza dubbio vero che il Presidente del Lazio è stato il candidato giusto per archiviare l’era renziana al Nazareno. Larghe fasce dell’establishment PD non vedevano l’ora di liberarsi del gruppetto renziano. Lo stesso Francheschini ha cambiato cavallo agevolmente. Anche perché l’ex premier non fu lungimirante nella compilazione delle liste elettorali. Su tutti, due esempi tipici: il collegio negato a Gianni Cuperlo, e l’emarginazione dei franceschiniani.

Ma non basta annientare Tony Blair per generare Jeremy Corbyn. Tra i due vi sono stati degli interregni: quello di Gordon Brown e quello di Ed Milliband. Due segretari (il primo anche premier) di transizione, che hanno permesso al Labour di ritornare vincente dopo una lunga parentesi di riflessione. Perché la crisi del blairismo aveva lasciato il Partito laburista privo di credibilità e di legame con le persone. Un danno che è stato riassorbito dopo quasi dieci anni.

Simile sarà il percorso che dovrà affrontare il Partito democratico. La comunità dem è del tutto scollegata dalle fasce popolari e ha bisogno di un lungo processo di ricostruzione. Ricostruzione anche interna, a causa dei dissapori tra correnti e del crollo degli iscritti. Non sarà una strada semplice da percorrere, anche perché manca del tutto qualsiasi bussola teorica e filosofica alla quale affidarsi.

A dimostrazione che Zingaretti non può avere una bacchetta magica (nessuno ce l’ha), la sua candidatura non ha suscitato entusiasmi giovanili. A differenza di Sanders e Corbyn, Zingaretti nin ha emozionato proprio nessuno. E questo (anche) perché l’ultimo congresso PD è stata più una resa dei conti, un’archiviazione del renzismo, che una discussione sui temi politici della comunità.

Serve altro per regalare all’Italia il Corbyn di cui ha bisogno. Ricostruire una connessione sentimentale con la popolazione è difficile e impervio. Non basta agitare i totem più in dei salotti romani (l’Europa, l’innovazione, i diritti, la solidarietà). Bisogna rimettere in discussione tutta la teoria e l’ideologia del Partito democratico. Una sfida ambiziosa che Zingaretti non ha ancora raccolto. Ma non è detto non raccoglierà.

Oltre alla stesura di un nuovo manifesto ideologico, che permetta di far dire al PD i discorsi e i programmi che servono all’uomo della strada, serve anche una visione strategica di medio periodo. Che oggettivamente per il Nazareno è difficile comporre. Alla sua sinistra infatti imperano divisioni, veti reciproci e confusione. La mancanza di un chiaro interlocutore radicale è un grande imbarazzo per il principale partito di centrosinistra. Nonché un problema per le sinistre varie, che hanno un potere contrattuale effimero di fronte al gigante del Nazareno.

Insomma: Zingaretti non è (ancora) Corbyn. Un vero peccato. Visto che la diga M5s sta per infrangersi. E un ghiotto flusso elettorale potrebbe palesarsi da un momento all’altro.

Condividi

Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; per Onda Lucana (https://ondalucana.com/); e infine per Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels.

Lascia un Commento