10 ANNI FA CI LASCIAVA IL GRANDE ROCCO MAZZOLA

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10 anni fa esattamente, ci ha lasciati colui che è stato il simbolo dei potentini e dei lucani nel mondo, oserei dire colui che ha portato il nome di Potenza nel mondo. Infatti quando colpiva con il suo poderoso sinistro, tutti dicevano: Mazzola fa male per forza è di Potenza e si sente. Era il 18 marzo 2012 quando il vecchio campione italiano dei mediomassimi e massimi ha lasciato questa nostra esistenza terrena ma il suo ricordo è sempre presente. Lo è anche il quel capolavoro del cinema italiano di Luchino Visconti che lo omaggiò come ho spesso ricordato  Basta quel passaggio di “Rocco e i suoi fratelli” per comprenderlo: Come ti chiami ? chiede l’allenatore di boxe Cerri (Paolo Stoppa) Rocco risponde il giovane (Alain Delon) .- Come Rocco Mazzola; porta fortuna;sei lucano pure tu… Nella scena prima c’era proprio lui nella palestra il campione italiano mediomassimi e massimi in giacca e cravatta che da consigli ai giovani pugili, con la sua classica guardia destra. Visconti tra gli interpreti volle anche il campione potentino per tessere ancora di più il legame tra la Lucania ed il film, dove la boxe aveva un ruolo fondamentale” . Rocco era nato a Potenza il 1932, fa parte di quelle generazioni che hanno vissuto l’assurdo bombardamento dell’8 settembre 1943, che hanno fatto la fame, che hanno vissuto tra stenti ma che hanno ricostruito Potenza, la Basilicata e l’Italia. PIAZZA ROCCO MAZZOLA, FIGLIO DELLA LUCANIACon enormi sacrifici, anche nello sport, con tutte le difficoltà che sono raccontate nel libro “Il Biondo – Un pugno alla guerra L’altro per ricominciare” di Gianmarco Blasi sulla vita del nonno Franco Blasi, amico e compagno di Noble Art di Mazzola per capire il miracolo che l’allenatore Silvio Nocera fece in una Potenza post bellica quando dalla strada creò una delle più forti società di boxe italiane con campioni come Franco Blasi, Bonito e Mazzola. Dal nulla ed in una stanza senza grandi attrezzature sportive. Rocchino è stato il campione delle genti delle Terre di Basilicata. Sul pugile poi molto da dire, nel campionato italiano dilettanti vince il titolo nella categoria mediomassimi nel 1954 a Grosseto, tra i dilettanti, nei professionisti il titolo di campione italiano il 14 dicembre 1957 a Milano contro Alessandro D’Ottavio e il 14 maggio 1961 a Padova vince il titolo italiano dee pesi massimi contro il padovano Federico Friso. Emigrante ma vincente anche sul ring. Gli anni del Mazzola pugile erano formidabili con tanti campioni e tanti ottimi pugili e tanta concorrenza spietata : Rinaldi, Amonti, Baccheschi, D’Ottavio, Bacilieri, Cavicchi, Friso, Scarabellin, in Europa svettavano Erich Schoppner Bubi Scholz, erano i tempi di Archie Moore Harold Jonhson, nei massimi Marciano, Patterson, Ingemar Johansson e Liston. Non è poco, epoca di campioni nella boxe.. Il valore del nostro Mazzola si trova nel giudizio di Umberto Branchini, Il “Cardinale”, il più grande manager di pugilato della storia italiana. considerava Mazzola quale il 9 mediomassimo italiano più forte mai esistito e lo descrive in questo modo: «Guardia Destra, abile e resistente, combatté anche fra i pesi massimi. Fu campione delle due categorie più pesanti, non conquistò il titolo europeo delle 175 libbre, perchè dovette incontrare il campione Schoppner in Germania», questo nel libro intervista l’Avventura curata da Mario Bruno. Raccontai questo giudizio a Rocco Mazzola, rimase colpito e commosso dal giudizio di un’autorità quale Branchini e un po’ amareggiato mi disse: «Il titolo europeo era mio». A Rocco Mazzola grazie anche al grandissimo impegno del consigliere comunale Pierò Calò dedicato il plesso sportivo di Via Roma, il 16 dicembre 2018, in una domenica di sole assieme alla famiglia del nostro straordinario campione e amato concittadino. E concludo per rimarcare anche alle nuove generazioni cosa significò per le genti di Basilicata avere un alfiere della lucanità come Rocco Mazzola che ispirò il grande Luchino Visconti per il suo gioiello “Rocco ed i suoi fratelli” del 1960 e tratto al romanzo Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori. Tra gli interpreti volle anche il campione potentino per tessere ancora di più il legame tra la Lucania ed il film, dove la boxe aveva un ruolo fondamentale . Così afferma la critica detto Teresa Megale, ricordando le sue origini lucane : «Sono immagini che hanno un valore straordinario per il recupero della nostra identità perché testimoniano quel rapporto strettissimo di Visconti con la Basilicata e rivelano anche un approccio inedito dell’aristocratico regista milanese nei confronti del Meridione.  Anche se il film non è stato girato in Basilicata, la cultura lucana è riuscita a transitare in ogni scena del film. E’ qui che vennero acquistati i costumi, le suppellettili da portare a Milano ed anche se la Basilicata non si vede nel film, è passata in ogni suo particolare».
Operazione necessaria per riempire di contenuti un soggetto nato dallo spunto scarno di una madre con cinque figli che entrano in contatto con il mondo della boxe, quel mondo caro a Visconti che ha voluto trasporre nella sua pellicola anche con un richiamo onomastico a un campione della boxe degli anni Cinquanta. Balzato agli onori della cronaca – sottolinea Teresa Megale – dovette imporsi all’attenzione di Visconti sia per la provenienza geografica, sia per la pratica sportiva, imprescindibile condizione creativa, indicata dal regista sin dalla prima idea del film. La brevissima ma importante apparizione nel film di Rocco Mazzola, lucano e campione di pugilato, fu l’omaggio che il regista rese al mondo della boxe in generale e al campione in particolare».

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