15 MAGGIO 1848 FUCILATO A 22 ANNI IL POETA PATRIOTA LA VISTA

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15 maggio 1848 fucilato 22 anni poeta patriota la vista

By Leonardo Pisani

« Se avesse avuto lunga vita, sarebbe stato di certo fra i più valorosi pensatori e scrittori d’Italia. » Così Mariano D’Ayala definì il venosino Luigi La Vista morto a Napoli il 15 maggio 1848.“Il mio avo fu uomo del 99, mio padre fu uomo del 20″, questo diceva Luigi La Vista del nonno che partecipò alle lotte per la Repubblica Napoletana e del padre impegnato nei moti carbonari del 1820; ma anche da parte materna proveniva da una famiglia di ideali repubblicani in quel Regno delle Due Sicilie dei Borbone.15 maggio 1848 fucilato 22 anni poeta patriota la vista

Luigi la Vista nacque nella città oraziana, a Venosa il 31 gennaio 1826 da Nicola di professione medico e da Maria Padrone . Rimasto presto orfano di madre, si legò profondamente al padre, da cui imparò gli ideali repubblicani, La Vista prima iniziò a studiare a 10 anni nel seminario di Molfetta , dedicandosi molto allo studio della poesia ed iniziò a comporre anche versi. Poi nel 1844 si trasferì a Napoli per studiare Giurisprudenza, ,a deluso dall’insegnamento lasciò l’università per seguire un percorso personale che lo portò a frequentare la scuola di diritto di Roberto Savarese, in seguito lezioni private di letteratura sotto Francesco De Sanctis (divenendone uno degli allievi prediletti), e tra i suoi compagni di corso vi furono Pasquale Villari, Angelo Camillo De Meis e Diomede Marvasi. De Sanctis gli aprì un vasto orizzonte di studi e La Vista si appassionò ad autori come Leopardi, Platone, Goethe, Lamartine, Byron e Vauvenargues. Inoltre iniziò ad occuparsi di storia e del pensiero politico da quelli classici (Tucidide, Sallustio, Tacito: ne ricavava un forte disgusto verso la Roma imperiale) fino ai moderni (N. Machiavelli, F. Guicciardini); tra i contemporanei, la simpatia per J.-J. Rousseau e Voltaire diventava calda ammirazione nei confronti di A. Thierry e di J.-C.-L. Simonde de Sismondi in quanto storico delle repubbliche. “Studio dalle 6 del mattino alle dodici della sera, parte in casa e parte in scuola” (Villari, p. 67), veniva intanto annotando nel suo Diario: solo un’applicazione così severa può spiegare le molte pagine – quasi delle recensioni – in cui, con uno stile molto desanctisiano, il La Vista cantava le proprie letture storiche e maturava una visione in cui la Riforma e la Rivoluzione francese rappresentavano i due autentici punti di svolta della storia moderna. E, considerati i suoi venti anni, era notevole la sicurezza con cui pronunciava i propri giudizi, al pari della passione civile che lo animava: “La parzialità è un grave difetto, quando guasta la storia; ma l’imparzialità la guasta ancor più, quando è indifferenza ed impassibilità. Bisogna amare il soggetto che si tratta” (ibid., p. 90). Non fa meraviglia che De Sanctis lo ricordasse come “l’idolo della scuola” (La giovinezza, p. 196) e attribuisse questa popolarità al concetto di democrazia che il L. aveva voluto che informasse anche i rapporti interni alla scuola, onde evitare competizioni e individualismi. (Giuseppe Monsagrati Treccani). Poi arrivò il 1848, regnava Ferdinando II di Borbone, il Regno delle Due Sicilie fu coinvolto nei moti liberali, La Vista firmò, assieme ad altri 208 patrioti, un appello a Ferdinando II perché ripristinasse la costituzione del 1820. Ferdinando la riconcesse ma dopo la rivolta in Sicilia la ritirò nello stesso anno, scatenando le proteste negli ambienti liberali; tra cui operava anche La Vista assieme al suo maestro De Sanctis. Il giovane La Vista entrò nella guardia nazionale e firmò con altri 208 cittadini un appello al sovrano affinchè ripostasse in vita la costituzione ritirata; il 15 maggio si alzarono le barricate a Napoli; Luigi La Vista non esitò a prendere le armi, assieme all’amato o padre arrivato appositamente da Venosa per partecipare ai moti, Ferdinando II affidò la reazione ai mercenari svizzeri, proprio per loro mano La Vista cadde . Il 15 maggio dello stesso anno, fu scoperto da alcuni soldati svizzeri mentre si trovava in un albergo e fu condotto in piazza della Carità. Venne fucilato all’età di 22 anni, sotto gli occhi di suo padre. Il 28 maggio i suoi amici della scuola diramarono una “Protesta” per difenderne la memoria: era l’inizio di una sorta di beatificazione che avrebbe fatto di lui uno dei simboli più alti dell’incompatibilità tra il mondo della cultura e il regime borbonico.15 maggio 1848 fucilato 22 anni poeta patriota la vista

Tra gli altri lo celebrò De Sanctis con una epigrafe e con uno scritto commemorativo (L’ultima ora) in cui sembrava lui l’allievo e il L. il maestro; negli anni avvenire lo stesso De Sanctis progettò più volte di raccoglierne gli scritti, pensando a un’edizione delle Memorie che il L. aveva preso a stendere dal 1847 e cominciando a lavorare addirittura a “un romanzetto” su di lui (Epistolario, II, p. 40: a De Meis, 3 maggio 1856). Alla fine fu P. Villari che, essendo riuscito a entrare in possesso dei manoscritti dell’amico, pubblicò a Firenze, con il titolo di Memorie e scritti di Luigi La Vista, parte dei ricordi e una selezione di saggi (1863). Altri brani delle Memoriefurono editi poi da B. Croce (Ricerche e documenti desanctisiani, II, Uno scritto inedito di L. L., in Atti dell’Acc. Pontaniana, XLIV [1914], pp. 1-23), da G. Paladino (Brani inediti delle “Memorie” di L. L., in Rass. critica della letteratura italiana, XXIII [1918], pp. 1-17) e da C. D’Addosio. (Giuseppe Monsagrati Treccani). Nel 1987 fu pubblicato il suo Diario, ad opera dello scrittore venosino Antonio Vaccaro. Il 15 maggio 1883, una lapide in suo onore venne eretta nella città natia, con un’epigrafe dettata da De Sanctis.

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