“ESSERE COME LA MOGLIE DI CESARE”, VALE SOLO PER LA POLITICA?

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Tanti fatti di cronaca italiana inducono a ritenere che il concetto della “moglie di Cesare”( che deve apparire al di sopra di ogni sospetto) non è da applicare solo ai politici, ma a tutti quelli che esercitano una funzione importante in uno Stato che ha perso i suoi punti di riferimenti valoriali, e che non è  più esprimibile in un’etica pubblica o in una deontologia ortodossa. C’è un  uso del potere che si è radicato in tanti gangli vitali della vita pubblica, sia che si tratti di ospedali che di palazzi di giustizia. E questo uso  si veste di ineccepibile legalità formale ma a volte nasconde riserve mentali e motivazioni  inconfessabili.  Si può ad esempio inibire ad un politico di ripresentarsi alle elezioni, ma non si può pretendere che un magistrato  lasci un territorio nel quale, secondo alcuni, non avcrebbe operato secondo il concetto della “moglie di Cesare”,  E se un magistrato si pone degli interrogativi sulla condotta futura di una persona, può un cittadino porsi un interrogativo sulle finalità ipotetiche che una misura cautelare cnsiderata spropositata persegue, oppure si deve dare per scontato che il dubbio non può e non deve esistere per alcune categorie anziché per altre ? Io ho un rigoroso rispetto  per quelli che vogliono fare pulizia di tutte le distorsioni, e di tutte le manifestazioni di discrezionalità dovunque e comunque. Lo testimoniano tanti e tanti articoli, anche quelli che hanno inquadrato la situazione esistente, prima che precipitasse. Ma l’esperienza mi  fa dire con sufficiente convinzione che non esistono più gli ingegneri che si suicidavano per aver fatto male un ponte, né i magistrati che non dormivano la notte sapendo che l’indomani avrebbero potuto condannare un innocente.  Questo per dire che , come tante menti lucide stanno sostenendo in queste ore, da Don Ciotti allo stesso Bolognetti, che fermare un  cavallo e non guardare alla regolarità della corsa è esercizio legalmente corretto ma che non risponde all’ansia di verità e di giustizia che i cittadini vogliono. Dai tempi dei baroni è sempre stato così e ogni scandalo ,ogni intervento , in Liguria come in Lombardia, in Veneto come in Calabria, in Sicilia come in Basilicata, non ha cambiato le cose ma le persone . E dunque , forse per moralizzare veramente questo Paese, occorre uno sforzo in più che tutti devono fare: riscrivere le regole di convivenza basate non sul gioco a chi è più forte , ma su quello a chi è più capace di rimettere in piedi un Paese da basso Impero.  Tocca al legislatore? Si ma non solo a lui. Tocca a chi ha il dovere di chiedere strumenti preventivi di liceità, com’erano una volta i concorsi pubblici nazionali, oppure regole per rendere le gare regolari, oppure la chiusura delle Fondazioni, oppure il controllo di legalità preventivo in forma rafforzata per questioni di una certa rilevanza. Quando hanno voluto i Magistrati ( vedi Mani Pulite) si sono addirittura improvvisati legislatori. Oggi, con i tempi che corrono e con un Paese che ha perso i punti di riferimento e si attacca alle sialuppe come un migrante che sta per annegare,  noi semplicemente chiediamo che la questione morale si alzi di livello perchè continuare a giocare a guardie e ladri non basta più, tanto endemica è diventato lo strapotere delle Istituzioni, da un lato e dall’altro. Se quarant’anni di malacronaca hanno reso i cittadini impermeabili a queste cose, vuol dire che è passato il concetto di “mondo è stato, mondo è, e mondo sarà”. Io, da anziano, continuo a rifiutarlo e mi aspetto, per esempio, che questa campagna elettorale che si apre sia fatta nel segno di proposte concrete su come affrontare in regione un problema atavico quanto irrisolto.  rocco rosa

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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