LE NUOVE FRONTIERE DELL’ARCHEOLOGIA LUCANA

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Con questa puntata del ciclo di articoli sul dottorato di ricerca UNIBAS/DISU affrontiamo una nuova prospettiva: quella del dottorato industriale”- afferma la prof. Maria Chiara Monaco, archeologa del Dipartimento di Scienze Umane, dell’ Università degli Studi della Basilicata.

Maria Chiara Monaco

Cosa è il dottorato industriale? Quando e perché è nato?

“Negli ultimi anni, lo sviluppo convulso e rapidissimo delle nuove tecnologie e la globalizzazione hanno portato ad nuova rivoluzione industriale (la rivoluzione cd. 4.0).Uno di quei momenti della storia nei quali l’avanzare così accelerato e stravolgente della tecnologia costringe l’uomo a ripensare ai sistemi di produzione, alla formazione, ai caratteri del futuro mercato del lavoro.Entro tale quadro si colloca il tessuto produttivo del nostro Paese, per lo più composto da aziende di medie e/o piccole dimensioni che difficilmente possono permettersi specifici settori dediti alla ricerca ed all’innovazione. Ma senza ricerca ed innovazione la qualità dei prodotti risulta penalizzata e la competitività del tessuto produttivo è messa a dura prova.Partendo da queste premesse il Piano Nazionale Industria 4.0 (cd. “piano Calenda”), presentato nel settembre 2016, puntava molto sulla formazione. Così nacquero i cosiddetti dottorati industriali finalizzati, grazie anche al coinvolgimento delle imprese, alla elaborazione di percorsi innovativi ed interdisciplinari. Nelle regioni meno sviluppate (tra le quali la Basilicata) alcune borse dottorali sono state finanziate dal Ministero dell’Università (Pon Ricerca e innovazione 2014-2020), altre da erogazioni regionali.”

Quali le differenze rispetto ad un dottorato normale?

“Certamente un maggior peso della valenza applicativa e non più solo teorica del corso di dottorato e, per i giovani, due ulteriori belle opportunità: un soggiorno di studio all’estero ed un periodo da svolgere presso un’azienda.”

Ora la parola al progettista Antonio Pecci

Su quali obiettivi di ricerca  è fondato il suo progetto di dottorato?

“Il mio progetto di ricerca in Archeologia Classica, svolto nel triennio 2018-2020 (XXXIII ciclo) presso l’UNIBAS sotto la direzione della prof.ssa Monaco, finanziato da una borsa di studio della Regione Basilicata (Dottorato Industriale 4.0), è stato indirizzato al tema delle fortificazioni e dei sistemi di difesa lucani all’interno degli attuali confini della Basilicata-racconta Antonio Pecci-. In epoca lucana la difesa del territorio era assicurata, fondamentalmente, da imponenti mura,innalzate verosimilmente tra il IV e il III secolo a.C.,che costituiscono la più macroscopica traccia lasciata sul terreno dalla civiltà dei Lucani. La maggior parte di queste mura circondavano gli insediamenti,spesso tra loro intervisibili, ubicati su alture collinari o montane a controllo di vallate fluviali e di valichi attraversati da importanti vie di transito. In Basilicata si conoscevano ben 56 cinte murarie, adesso, dopo quasi tre anni di ricerca, ne contiamo 72. Nei secoli, queste antiche mura hanno subito pesanti rimaneggiamenti, smantellamenti per poter recuperare materiale edilizio, crolli, frane e terremoti, e le loro frammentarie tracce risultano spesso fittamente coperte da boschi. Date queste condizioni, l’analisi da telerilevamento, cioè a dire immagini satellitari, foto da drone e modelli 3D, ha giocato un ruolo chiave nella ricerca”.

Pomarico vecchia, foto da Drone

Considerata la straordinaria importanza di questo patrimonio archeologico, suppongo che la sua ricerca abbia anche importanti risvolti in termini di tutela e valorizzazione…

“Sì, la finalità del lavoro è stata anche la produzione di un atlante che si potrà configurare come un importante strumento per la pianificazione territoriale, per la salvaguardia e la tutela del paesaggio e degli antichi circuiti murari lucani, un importante patrimonio archeologico della Basilicata da studiare, custodire, tutelare e da valorizzarein situ e nei musei. In tale ottica,ed in linea con il profilo della mia borsa di dottorato industriale4.0,ho eseguito un tirocinio presso l’azienda Effenove srl di Potenza. Si è trattato di applicare le nuove tecnologie e la conoscenza dei monumentianche ai fini della loro valorizzazione in termini di attrattività turistica. I circuiti murari, infatti, possono essere inseriti all’interno di network culturali, archeologici-monumentali, e ben si configurano quali potenziali attrattori di quel turismo culturale, ecosostenibile, e smart basato sulle peculiarità e sulle eccellenze locali (gastronomia, paesaggi e tradizioni). Tramite la collaborazione con l’azienda potentina si è proceduto alla creazione di alcuni contenuti multimediali in realtà virtuale inerenti il circuito murario e la porta nord di Piana San Giovanni (Salandra, Ferrandina, in provincia di Matera) all’interno del racconto in realtà virtuale da inserire nel realizzando Museo Civico Archeologico di Ferrandina”.

Che cosa hanno significato questi tre anni di ricerca per lei?

“Gli anni di dottorato hanno rappresentato un momento importante per la mia formazione professionale e per la mia ricerca che ha beneficiato, inoltre, anche di un periodo di studio in Scozia, presso l’Università di Edimburgo, sotto il tutoraggio del prof. Guillaume Robin.Lì potuto confrontarmi con un ambiente scientificamente vivace e con colleghi provenienti da tutto il mondo.Inoltre, il lavoro di ricerca in Basilicata ha previsto numerosissimi sopralluoghi sul campo, svolti spesso in solitaria. Sono stati momenti indimenticabili, in cui, oltre ad aver effettuato gli opportuni rilievi, ho potuto ammirare paesaggi di rara bellezza ed apprezzare ancor di più la mia adorata terra che spero di poter “raccontare” a breve con la monografia derivata dal progetto di tesi di dottorato”.

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