QUANDO ARRIVO’ LA “POSTALE”

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LUCIO TUFANO

La città, una città della provincia meridionale, viene assunta nella sua rivoluzione silen­ziosa e nella sua trasformazione gigantesca.

Si tratta di osservare i suoi fenomeni di evoluzione e di crescita, che non sono solo il ri­flesso del progresso tecnologico, industriale ed economico generale, cioè di quel cambiamento che si è verifica­to in questi ultimi decenni, bensì insorgono dalle radici locali, per azioni ed ini­ziative, per manifesta­zioni rivendicazionali e politiche e che pur hanno recato proiezioni con­crete della industrializzazio­ne, della meccanizzazione, del comfort e del “moderno” in tutto il Mezzogiorno e nella nostra realtà urbana. Ecco che si impone una breve indagine socio logica del passato, del più lontano e del più vicino, una riflessione di sociologia dell’automobile in funzione diretta a volte e a volte discostata dalla metamorfosi urbana, condotta nel vivo di una vicenda, l’immagine scritta di luoghi ed epoche investiti da spinte e pigrizie, da forze anche contrapposte per cui Potenza esce dalla arcaicità per farsi provincia dell’uomo, dell’uomo in au­tomobile.

Qui si tenta di parlare dell’uomo, come utente e come cittadino, rispetto ad uno stru­mento meravi­glioso, il più bello, il più congegnato giocattolo che sia stato mai offerto dalla tec­nica grazie alla capacità inventiva e alla destrezza della costruzione. È uno spezzone di narrati­va quello dell’auto­mobile in una piccola e isolata città del sud, per non deludere un nostro anti­co bisogno: conoscere la vita e la attività degli altri, del personaggio-uomo, calato nella sua realtà sociale, come imprenditore­concessionario, come venditore o gestore di autolinee, come operatore di officina, come chauffeur o noleggiatore, come viaggiatore, insomma dell’uomo-automobile, creatura mitologica con ali e ruote, mostro e divinità della energia e della velocità, nella sua simbiosi di impiego, di finalità e rendimento.

Sono i soggetti delle prime autovetture, “le carrozze senza cavalli” o la “Postale” che giungevano arrancando fino nella piazza dei paesini lucani, quegli autobus della Società Auto­servizi di Basilicata rilevata poi dalla SAIM (Società Autoservizi Italia Meridionale) poi FIAT e poi SITA. I primi autisti della linea Potenza – Moliterno o Potenza, Abriola, Calvello, o Po­tenza – Guardia Perticara e via di seguito, eroi delle strade innevate e delle gomme piene, i no­leggiatori, i viaggiatori di commercio primi navigatori di montagna esposti alla notte dei boschi e dei banditi, alla impossibilità di attraver­sare i valichi, a tutti gli imprevisti degli itinerari da percorrere: Michele Pecoriello, valoroso autista del servizio di linea, poi anche urbano con la SITA, costretto a pernottare nei paesi quando la neve non consentiva di riprendere il viaggio, anche a Natale con i famigliari che lo attendevano per la cena, Pinuccio Amato che presta la sua opera di chauffeur a Giovanni Pascale nel suo traumatico passag­gio, per le pompe funebri, dai cavalli all’automobile, ai fratelli Mecca, dei quali Leonardo è assassi­nato a contrada Cento­mani, Francesco Cappiello, già allievo di Michele Biscardi, che apre un garage in Via Vaccaro, Pasquale Esposito di Pignola, Fiat 503, autovettura con dinamo posta davanti al radiatore (quando da Pignola a Potenza si blocca la macchina, si carica la dinamo sulle spalle e la porta a piedi a riparare a Potenza. I passeggeri attendono in automobile il suo ritorno), Gerì Labora­gine, sempre a disposizione di tutti, Del Giacco Giovanni, Michele Di Biase, Emilio Lamorge­se, Matone e Lamanna, operatori dell’Amministrazione Provinciale, Fucci, autista del federale Rautis, Tucci del­l’Ispettorato agrario, Mandolesi della Forestale, Gigino Mancino del Comune di Potenza, Gigino Ragone dell’Ente Riforma, e tanti altri.

Esposti a ogni forma di rischio, dalle difficoltà dei percorsi, agli imprevisti in genere, dal guasto meccanico al brutto incontro. Partono con il pieno, decisi a raggiungere la località stabi­lita e devono sottrarsi ai contrattempi ed ai pericoli, devono informarsi della situazione meteo­rologica e delle con­dizioni delle strade. Fabozzi Aldo Cecchino, noleggiatore da rimessa, rac­conta di aver incontrato, sulla strada di Nola, un bandito con mitra spianato e di aver evitato il peggio proprio grazie al suo senso di responsabilità e alla prontezza di riflessi. Fabozzi ha il suo garage in Via Crispi e la sua Mercedes; ancora in ottima forma la osmosi tra uomo e auto­mobile. Egli ricorda gli episodi più minuti di ogni suo collega di tutti coloro che come lui han­no lunghi anni di esercizio, Siciliano Giuseppe, Labella Vitantonio, Luciano leone, Rocco Nemmo, Leonardo D’Andrea, Paolo e Antonio Laguardia, Nicola Lasorella, Di Bari Michele, Iginio Russo, i fratelli Avallone, Ciro e Alfredo figli di quello che, da vetturino, gestiva, con il carretto, il servizio postale della città, con il garage in via 18 agosto, Albelto Abbate, possessore di una Lancia e di una Fiat 1500, Carminuccio Amati, autista del podestà Andretta, Francesco Futio, tra i primi noleggiatori …

Questi sono gli attori del motore e delle ruote, attori e registi di macchine in grado di percorrere le strade difficili di polvere e di misto, e queste le loro storie in cui con le stagioni e con l’auto hanno intrecciato trame e aneddoti, valicato topografie impossibili. Ed il decano, più decano di tutti? Miche­le Biscardi, il più moderno, il più noto dei noleggiatori.

Hanno sostato in piazza Prefettura, hanno acquisito e trasmesso ad altri le proprie espe­rienze, hanno indugiato attorno ai distributori di benzina come la Shell della piazza e la Victo­ria, hanno accompagnato, per incarico della Prefettura o della Questura gli internati politici e gli ebrei, i perso­naggi di riguardo, le ballerine, le concertiste, i capocomici e le prime donne, hanno prelevato per Giovanni Ficusecco, da Napoli o dalla Stazione Inferiore, le signorine per portarle, prima dal medico, poi al caffè Pergola, perché la notizia del nuovo arrivo si propagas­se subito, ed infine per lasciarle a via Acerenza, presso le “palazzine dell’amore”.

Si tratta di uomini che con l’automobile, “la machina” come di solito la chiamavano, hanno avuto un rapporto intimo, di monologo-dialogo, un incontrovertibile rapporto di affetto, di amore geloso, quando ancora noi non sapevamo nulla di “debraio” o di carburatori, né co­noscevamo il gioco limita­to e morbido del cambio, né ci ponevamo il perché dei tempi o fasi del motore, ma quando a noi piaceva soltanto andare “a cavadd” per non perdere il treno o quando, per raggiungere gli zii di Bari, occorreva affrontare con la Balilla quel tormentoso viaggio per la vecchia via di Irsina.

Si tratta di uomini che con l’automobile, “la machina” come di solito la chiamavano, hanno avuto un rapporto intimo, di monologo-dialogo, un incontrovertibile rapporto di affetto, di amore geloso, quando ancora noi non sapevamo nulla di “debraio” o di carburatori, né co­noscevamo il gioco limita­to e morbido del cambio, né ci ponevamo il perché dei tempi o fasi del motore, ma quando a noi piaceva soltanto andare “a cavadd” per non perdere il treno o quando, per raggiungere gli zii di Bari, occorreva affrontare con il “Balilla” quel tormentoso viaggio per la vecchia via di Irsina.

 

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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