8 SETTEMBRE 1943 / 1

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Ida Leone 8 settembre 1943

Ida Leone

Il diario che segue, rigorosamente autentico, era conservato in un cassetto della casa di Napoli di mio nonno, Amedeo Ricchezza. Durante la guerra egli era di stanza a Potenza, e probabilmente aveva, avendo molta più dimestichezza con la scrittura che con le armi, incarichi di segreteria e di verbalizzazione degli avvenimenti. Forse questo rapporto non fu mai consegnato ai suoi superiori, forse era una copia fatta in carta carbone: sta di fatto che lo conservava, dopo tanti anni. Sono felice di offrirlo ai miei concittadini come una testimonianza in presa diretta di ciò che accadde nella nostra città in quei terribili giorni: sono riconoscibili luoghi, fatti, persone che sono tutti i giorni davanti ai nostri occhi.

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8 Settembre 1943 ore 22

Ero presso il Rione S. Maria allorquando sono stato sorpreso dal primo bombardamento aereo. Spezzonamento e bombardamento dell’edificio Balbo (Comando Generale dell’Armata) e del Museo. Sono riuscito, incolume, a raggiungere la campagna ove ho passato la notte all’aperto.

9 Settembre ore 6

Mi unisco a mio cognato, visito la casa.

ore 7.30

Mi reco al Comando dell’Armata a prendere regolare servizio. Al Comando apprendo che durante la notte il Comando Tattico dell’Armata a mezzo di autocarri si è trasferito a Francavilla Fontana (Ufficio Operazioni, Informazioni, Telecomunicazione, Sez. Cifra). A Potenza rimane ancora un’aliquota del Comando 7° Armata (tutti gli altri Uffici ed un Ufficio Operazioni ridotto). Sono al comando dei seguenti ufficiali: Capt. Punzo Federico; Capt. Frateschi Michele; Capt. Grieco (della Sez. Situazioni). Sono a mia disposizione: il fante Di Lucio, un dattilografo, il fante Conte, un piantone, il fante Rizzo. E’ pure presente il Sergente Battista della Sezione Eliografi e disegnatori.

Riordino l’ufficio lasciato in condizioni pessime per l’affrettata partenza nella notte: ritiro i telescritti della notte, creo nuovi registri protocollo per la tenuta della corrispondenza con il Capt. Tattico. Alle ore 9 mi viene consegnata la corrispondenza che verifico e smisto (si tratta di 7 od 8 fogli) per alcuni sarà in grado di rispondere direttamente il Capt. Tattico perchè a Potenza, con lo spostamento dell’ufficio e carteggio relativo, sono nell’impossibilità di guardare qualsiasi riferimento a precedenti. Sono intento a sottoporre i fogli al Capt. Punzo, allorché alle

ore 9:45 circa

siamo sottoposti a violento bombardamento mentre eravamo riuniti nella sede del Comando all’Ospedale S. Carlo. Riesco, dopo un poco, a raggiungere il rifugio dell’Armata. Sono tra gli altri, oltre i miei diretti ufficiali, il Ten. Col. Vitale dell’Ufficio Corrispondenza, ufficiali dell’Ufficio Ordinamento, il Cap. Galik, il Col. Bianchi, il Serg. Maggiore Rossano, Montelastici, Morsetti ed altri. Passata la prima ondata, ritengo sia più prudente allontanarsi dal Comando, obiettivo in sé stesso, e seguendo anche l’esempio di moltissimi altri, per la scaletta a ridosso della Mensa Sottufficiali fuggo all’aperto nell’intento di raggiungere la galleria Calabro – Lucana. Non riesco però a coprire la distanza ed insieme ad altri sono sorpreso dalla seconda e terza ondata di apparecchi nemici. Data l’ampiezza della strada, e le condizioni di visibilità (sole pieno, assenza di alberi perchè terreno glabro, apparecchi a bassissima quota) mi butto attraverso una scarpata, viso a terra ed attendo che tutti gli apparecchi sgancino le bombe, una quarantina nelle vicinanze, moltissime altre più lontano.

Sono letteralmente coperto di calcinacci e vetri, tutto contuso, una storta al piede, un dito slogato. Nessuna ferita. Per difficoltà nel camminare raggiungo con ritardo la galleria della Calabro Lucana, ad incursione terminata. Attraverso la foschia creata dalla polvere mi accordo che è stata colpita la Caserma A.U.C. Preso da choc nervoso resto in galleria tutto il giorno e la notte.

10 Settembre 1943

Insieme agli altri militari superstiti dell’Armata resto, secondo gli ordini, tutto il giorno in galleria. Non esco a prendere alcun pasto, avendo ottenuto qualche cosa da mangiare stesso in galleria (dal cognato, Ten. Col. Leone del Reg. 48° Fanteria).

11 Settembre 1943

Sono in galleria con gli altri. Apprendo che a seguito di ordini superiori dovrò, insieme agli altri militari, trasferirmi in altra galleria perchè quella sinora occupata deve essere riservata ai soli civili. Alle ore 16.30 incontro il Cap. Punzo, il Serg. Magg. Salvi del Quartiere Generale. Mi unisco ad essi e raggiungo la nuova galleria (Fornace) e con gli altri resto tutto il giorno e la notte.

12 Settembre 1943

La galleria è nelle immediate vicinanze di una strada rotabile attraversata dalle colonne tedesche in ritirata. In galleria apprendo di incidenti verificatisi con gli ex alleati che eransi presentati per disarmarci. Apprendo pure che è intendimento del Col. Facini rispondere con la forza qualora simili incidenti abbiano a ripetersi. Io sono disarmato sin dal momento che ho lasciato il Comando perchè costretto a fuggire, nel momento critico, nelle condizioni in cui ero in ufficio, non ho avuto agio di prendere bustina né arma. Col Sig. Capitano Punzo rimetto in ordine il protocollo in arrivo e partenza e resto a scrivere il diario storico degli avvenimenti fino alle ore 11.

Decido di fermarmi in galleria, sì, ma di aver la possibilità, occorrendo, di fuggire attraverso la campagna ove gli avvenimenti dovessero precipitare o si palesasse possibile un’eventuale cattura. Mi accorgo che gran parte del personale già dipendente dell’Armata è fuori dalla galleria: moltissimi hanno lasciato il Comando per raggiungere la propria casa, altri che non hanno potuto perchè in regioni distanti sono tutti sparpagliati per la campagna e dormono in campagna presso masserie o cascinali. Penso anche io che è più prudente restare all’aperto che in galleria che per sua natura costituisce una trappola pericolosa sia per la difesa, sia per sfuggire ad una cattura. Rendo partecipe di questo pensiero il Capt. Frateschi il quale non ostacola il mio modo di vedere.

In compagnia del Serg. Magg. Carbone dell’Ufficio Personale e Segreteria, mi dirigo verso una masseria dove ci viene concessa ospitalità e qualche fetta di pane. Passiamo la notte in una siepe assistendo alla caduta di numerosi razzi luminosi e bombe alla periferia.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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