8 SETTEMBRE 1943 / 2

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Ida Leone 8 SETTEMBRE 1943 parte due

Ida Leone

Nella seconda parte del diario, sparisce quasi del tutto il soldato e prevale l’uomo, con i suoi bisogni: mangiare, salvarsi la vita, raggiungere la famiglia, non perdere la dignità. Il tono si fa via via più personale, e prende accenti drammatici, e convulsi: col pensiero della morte sempre presente, forse le parole scritte in fretta su fogli di carta di fortuna potrebbero diventare un testamento. Forse è per questo che il diario è stato conservato: per ricordare all’estensore, e alle nuove generazioni, che orribile tragedia è la guerra, e quanto incide non sulla Storia, ma sulla vita di piccole persone normali, come un giovane sergente spaventato.
Dal punto di vista storico, rilevante il racconto del dislocamento delle truppe tedesche nei dintorni di Potenza, e la nota relativa al suicidio del Capitano Faccin, cui a Potenza, in memoria, è dedicata la scalinata che va da via Vaccaro a via Vespucci.

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13 Settembre 1943

Mi reco in galleria unitamente al collega Carbone e ad un sottotenente che anch’essi hanno fatto capo al nostro cascinale. Apprendo che la situazione in galleria è sempre più grave: tutti si allontanano ed il nostro nucleo diventa sempre più piccolo, esiguo, sparuto. Altri incidenti si sono verificati con i tedeschi che persistono nella pretesa di disarmarci. Mi viene riferito – salvo il vero – che il Ten. Col. Cuzzi ed il Ten. Barendson, già addetti al collegamento con la X Armata Germanica sono stati prelevati e condotti via. Arrivano il Capt. Punzi ed il Capt. Frateschi. Col Sig. Capt. Punzo, in campagna, compiliamo il diario storico degli ultimi avvenimenti, disturbati due volte dal passaggio di carri.

Ancora una volta dei tedeschi si avvicinano alla galleria. Trattasi di elementi che vengono a chiedere qualche provvista alimentare. Gli avvenimenti dei giorni precedenti, il digiuno, lo choc nervoso cominciano a deprimere il mio morale: sento che anche io non sono più padrone dei miei nervi. Il solo passaggio di carri, o l’avvicinarsi di qualche tedesco, mi scuotono sensibilmente. Resto col Sig. Capt. Punzo fino alle ore 13. L’ufficiale, gentilmente, divide con me un pezzo di pane ed un poco di provola affumicata. Sono commosso dalla familiarità con cui sono trattato.

Prendo appuntamento col Capt. Punzo per rivederci alle ore 17 per redigere ancora un poco di diario storico. Mi trattengo col collega Salvi del D.G. Egli è intento a verificare il Quadro 3 del Giornale di Contabilità. Gli sono vicino per circa un’ora. Mi trattengo col Mar. Curriello e col Mar. Battiloro.

Con mezzi di fortuna – come graziosamente ordinatomi dal Capt. Punzo – riesco a tagliarmi la barba: ero irriconoscibile sia nel viso, sia negli abiti. Col collega Carbone faccio ritorno alla masseria che mi ha ospitato e consumo un piatto di pasta e patate: orribile, ma la fame!… Alle ore 17 circa ero in procinto di recarmi in galleria dove dovevo essere atteso dal Capt. Punzo per riprendere il nostro lavoro. Vedo invece una quantità di soldati che si riversano per le campagne.

Poco dopo raggiungono il nostro cascinale 5 Ufficiali ed il Maresciallo, alcuni soldati, attendenti, etc., molti sono del Genio dell’Armata. (sento qualche cognome: Capt. Romeo). Circondiamo i suddetti ufficiali: ci chiedono un fuoco per distruggere tutti i documenti. Li aiuto. Tutti tracciano l’itinerario per raggiungere le proprie abitazioni. Si pagano anticipi sugli stipendi. I soldati si mettono in abito civile. Ci viene riferito che tutti i militari si sono dileguati, compreso Ufficiali e CC.RR.. In galleria non vi è più nessuno, ed il Capt. Faccin ha preferito suicidarsi anziché arrendersi ai tedeschi. Appena rassettati, tutti proseguono, ciascuno con un itinerario proprio.

Resto perplesso sul modo come regolarmi. Penso che è inutile recarmi in galleria e tento anche io di restare la notte all’aperto e l’indomani di raggiungere Pignola dove dei parenti potranno ospitarmi. Alle ore 22 lancio di razzi luminosi e bombe e spezzoni sulle rotabili adiacenti. Sono in una siepe, appena coperto, e passo la notte insonne.

14 Settembre 1943

Alle 7.30 prendo commiato dal collega Carbone – buon camerata che ha diviso con me il pezzo di formaggio, la scatoletta di carne e le more – e attraverso varie indicazioni aggiro la città di Potenza attraverso la località Betlemme. Attraverso una rotabile trafficata dai tedeschi; due volte sono costretto a nascondermi in un pagliaio al passaggio degli aerei.

Raggiungo una piana. Incontro militari in abito civile venuti chi da Bologna, chi da Reggio. Incontro il Ten. Col. in congedo Amorosini. Mi viene indicata la strada da seguire per raggiungere Pignola: scalata di una collina attraverso il fiume, Poggiocavallo. Da lontano ci accorgiamo che i tedeschi sono intenti a lavorare sul cocuzzolo di detta montagna. A gomiti, annaspando riesco a scalare la collina, arrivando a 50 mt. dalla rotonda di Poggiocavallo. Un autocarro sulla rotonda scarica militari tedeschi. Pare si stia organizzando una difesa c.a. [INCOMPRENSIBILE, n.d.T.]

Sono completamente visibile perchè il terreno non presenta alcuna asperità ed alcun mascheramento, solo qualche cespuglio di ginestra. Pur vedendo vicino – 50 mt. – la meta, penso che non riuscirò a tagliare la rotabile lì dove sono i tedeschi. Ogni tanto si sente lo schioppettìo di qualche fucilata, qualche raffica di arma automatica.

E’ importante proseguire. Strisciando, carponi, se scoperto, sarò oggetto di qualche fucilata. Decido di ritornare a Potenza di corsa, in un attimo in cui la rotabile è sgombra, scendo verso la valle, più che scendo, rotolo attraverso i rovi e le more ed abbastanza malconcio riesco a sottrarmi alla vista dei tedeschi. Mi fermo in un cascinale per bere. Sempre deciso a tornare a Potenza, faccio ancora qualche ora di campagna. Raggiungo un’altra masseria che ospita sfollati da Potenza. Un contadino mi indica un’altra strada mediante la quale potrò raggiungere Pignola. Mi viene offerto un uovo da bere. Devo rimanere circa tre ore in detta masseria perchè aerei volteggiano nella zona.

Tornata la calma, di corsa per campi, salgo una collina, scendo per una valle, attraverso una rotabile nel momento in cui è sgombra da automezzi, e raggiungo il fiume. Ancora qualche ora lungo il fiume ben mascherato; liberatomi della giubba di panno, raggiungo un molino ad acqua ed ivi mi fermo spossato. Qui incontro gente di Pignola che si offre di accompagnarmi, però a sera, dopo avere macinato il grano. Resto tutto il giorno al molino. Alle ore 15 la padrona cucina un piatto di pasta e me l’offre. Appena appena ne mangio una forchettata. Gente buona ed ospitale dappertutto sul mio cammino.

A sera, con un gruppetto di donne ed un abitante di Pignola che mi ha conosciuto all’Armata, lungo il fiume, per un sentiero pieno di more, sono accompagnato a Pignola: due ore di campagna, e – gioia quasi insperata – posso stringere fra le braccia mia moglie, le mie bambine, i miei parenti.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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