Ebbene si, la scuola 2.0 esiste. E si mette in gioco, sperimenta, rischia – sì, perchè è sempre un rischio far entrare ad interloquire una persona esterna alla scuola con gli alunni, per tutte le responsabilità che la cosa comporta -.
Ed è proprio di questo che mi sono complimentato con la Preside e con la docente responsabile del progetto “Libriamoci a scuola” , Caterina Battafarano, dell’Istituto comprensivo Isabella Morra
di Valsinni. Accettare di far tenere due ore di incontro in questa strana materia che va sotto il nome di “digital storytelling” non è una cosa che tutte le scuole accettano a cuor leggero. Ma di cosa si tratta, in sintesi? Si tratta di una lezione che sfugge ai canoni frontali delle lezioni alle quali siamo abituati ai tempi delle nostre frequentazioni scolastiche, e affonda molto nelle nuove tecnologie, che si vanno ad integrare ad una trattazione di un’opera scelta dalla stessa scuola.
Nella giornata di sabato 26 novembre l’Istituto comprensivo Isabella Morra di Valsinni ha scelto di trattare un libro nient’affatto semplice, soprattutto per l’argomento trattato: “Se questo è un uomo” di Primo Levi.
Ho avuto pertanto l’onore/onere di cercare di affrontare i temi dei lager nazisti senza far em
ergere tutto l’orrore di cui essi si sono macchiati, e provando a conferire al testo e all’argomento una leggerezza che alcuni video tratti da alcuni film sul tema e perfino l’analisi di alcune canzoni hanno saputo regalare. E già, perché se di didattica innovativa si deve parlare, ecco che questa nuova impostazione prevede che l’argomento sia trattato in maniera multidisciplinare, con vari collegamenti (oggi si chiamano “link”) con vari altri temi e modalità di fruizione connessi all’argomento principale.
Ecco allora l’uso delle interviste all’autore (abbiamo proposto una bellissima intervista che realizzò Enzo Biagi a Primo Levi quando ancora la televisione faceva cultura in prima serata), degli spezzoni tratti da filmati dell’epoca (il famoso discorso di Joseph Goebbels nella drammatica “Notte dei Cristalli”, nella quale venivano bruciati in una pubblica piazza tutti i libri scritti da ebrei), ed altri piccoli video che danno più spessore e profondità alle parole usate nella dissertazione orale.
Alla giornata di approfondimento non sono mancati i racconti di quelle storie di cui andare fieri. Quando l’umanità subisce una catastrofe, l’uomo è in grado di innescare delle reazioni che sanno di eccezionalità, altruismo, generosità, perfino genialità ed eroismo. Dal 1962 il museo Yad Vashem di Gerusalemme ha istituito una Commissione che individua i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah e che vanno sotto il termine di “Giusti tra le Nazioni”. Tali sono stati gli esempi di uomini come Oskar Schindler, la cui esistenza è stata resa universalmente nota dal film di Steven Spielberg, Schindler’s List, nel quale si racconta come l’imprenditore tedesco abbia salvato migliaia di ebrei con il pretesto di impiegarli come personale necessario all’attività da lui diretta presso la sua fabbrica di produzione di piccoli oggetti bellici a Cracovia.
Altro grandioso esempio di umanità di cui la Commissione “Giusti tra le Nazioni” ha riconosciuto è lo straordinario caso dell’italiano Giorgio Perlasca, che si finse diplomatico spagnolo per salvare la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi. Quello che hanno in comune Schindler e Perlasca è il fatto che entrambi non hanno fatto menzione a nessuno di questi loro atti eroici, né ai loro familiari prossimi e neppure molti anni dopo la fine della guerra. I loro meravigliosi esempi sono venuti fuori per puro caso, a seguito di coincidenze che si sono verificate dopo che alcuni di quelli che questi due eroi hanno salvato, hanno detto al mondo la ragione per la quale erano scampati alla deportazione e alla morte. È a casi come questi che l’umanità deve aggrapparsi in questo momento difficile della sua storia recente.
