La notizia (si fa per dire) è che nelle liste di candidati del PD (e liste collegate) per i consigli provinciali di Potenza e Matera ci sono in tutto 5 donne, 3 a Matera e 2 a Potenza. Candidature annunciate con tono molto soddisfatto dai rispettivi segretari provinciali, e nell’imbarazzante silenzio delle figure istituzionalmente preposte a difendere i diritti di rappresentanza (o i diritti e basta) dell’altra metà del cielo, come dice Confucio.
E’ tutto sbagliato, è tutto da rifare. Mi approprio della frase di Gino Bartali per ricordare a me stessa che questa è l’ennesima sconfitta delle donne lucane, e non è manco protestando – cosa che comunque NON succede, a quanto pare – che otterremo qualcosa. E per un banale ma decisivo vulnus di fondo: ovvero che le candidature sono decise da direttivi di partito composti da uomini. Così come le candidature (e le nomine) a consigliera di parità, a presidenti di commissione di pari opportunità, e compagnia cantando. E che sono questi uomini a dover essere convinti della bontà delle candidature femminili. Che naturalmente in cambio non possono che ringraziare e cercare di dare il meno fastidio possibile, ad esempio occupandosi di fatti lontani e sfumati (che so, un femminicidio in Nuova Zelanda), e quasi mai di fatti vicini e concreti, per i quali magari occorre prendere posizioni POLITICHE e metterci la faccia (che so, l’apertura di una fiera dell’erotismo a casa propria). Che speranza abbiamo, ragazze mie, con queste premesse? le quote rosa? ma per favore.
Per non sembrare sempre la solita criticona acida, voilà una proposta (che è il mio pallino da anni) per provare a mettere una pezza a questa tristissima situazione di fatto: la creazione di una scuola di formazione politica per le donne. E che vuol dire “formazione politica”? Vuol dire una lunga tenace creazione di una rete, di una aggregazione di contatti, dal basso, con santa pazienza e moltissimo lavoro. Si inizia da un piccolo obiettivo comune, l’educazione alla affettività, per esempio. Piccoli eventi che pongano le basi per un programma. Chi è capace, va avanti, aggrega, cuce, butta ponti, apre porte e tende mani. Si chiama costruzione della leadership, cui arriva chi sa fare mediazione fra posizioni diverse. E’ la lezione di Fabrizio Barca, ma anche -scusate la personalizzazione – la lezione e l’eredità di Antonio Luongo. Obiettivo è costruire la fiducia, la coesione, la tutela reciproca, passando per la solidarietá alle donne vittime di violenza, o per la solidarietà e basta, come solo le donne sanno fare. E accade, IO l’ho visto accadere. Certo, ci vuole tempo, e moltissimo lavoro. Ma il risultato – non scontato – potrebbe essere una comunità di donne coesa, che candidi DAL SUO INTERNO altre donne a ricoprire incarichi pubblici. E’ l’inizio di un processo virtuoso: donne provenienti da un percorso così fatto costruiscono la leadership di domani, per un numero maggiore di candidate, e un numero maggiore di elette nei posti chiave. E così via. Un processo la cui fine non vedranno forse nemmeno le nostre figlie.
Ma da qualche parte bisogna pur cominciare.
L’alternativa è il mantenimento dello status quo, con candidature di donne decise da uomini (quando se ne ricordano) la cui scelta cadrà sempre su quelle grate a prescindere, arrendevoli, che sorridono, prendono i fiori, si mettono in posa per la foto e scendono dal palco senza aver potuto dire mezza parola, come accadde a me in una memorabile premiazione quale “Donna dell’anno”.