FRANCESCA IACOVINO*
È devastante e disumano il fenomeno dell’immigrazione che si consuma nelle acque del Mediterraneo, come devastante e disumano è quello che sta accadendo nel mondo. Non solo le tratte, il mare in tempesta, le guerre ideologiche ed economiche creano dei fenomeni epocali che sradicano dai propri Paesi, dai propri affetti intere generazioni, etnie, ricchezze culturali relative all’ umanità intera. Anche la nostra trascuratezza, il nostro non gestire, il nostro non essere onesti intellettualmente, il nostro essere vittime di un perbenismo dilagante che genera solo belle parole, proclami e corone posate qui e là per lavarsi la coscienza di un consapevole e consolidato immobilismo occidentale;anche questo finisce per contribuire a tale vortice di violenze e inadempienze.
In primis a livello giuridico, tale emergenza viene gestita con dei trattati e delle convenzioni redatti ed approvati negli anni che hanno seguito il secondo conflitto mondiale e scarsamente adattati alle condizioni differenti dei decenni successivi. La stessa definizione di rifugiato è tratta dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e l’iter della domanda di richiesta asilo, sia in Italia che nel resto dell’Europa è lento, lentissimo con enormi conseguenze culturali e sociali, determinando inevitabilmente un sistema di accoglienza, che delle volte sembra più un parcheggio di vite umane che un periodo preparatorio e transitorio. A livello europeo la materia è in parte regolata dal Trattato di Dublino adottato e successivamente modificato a partire dagli anni 90, quando ad arrivare in occidente erano le popolazioni dell’est Europa, mentre nel dibattito pubblico odierno la necessità di modificare Dublino si fa sempre più impellente e difficile. Non solo, la protezione che può ricevere un richiedente asilo in Italia, non è valida negli altri Paesi europei: ciò equivale a dire che se un rifugiato politico considerato tale in Italia, decida di ricongiungersi con la sua famiglia in Germania o in Svezia, dovrebbe iniziare daccapo la richiesta di protezione nel Paese in cui si stabilisce successivamente, tutto questo perché in Europa non abbiamo omologato i diritti in fatto d’ immigrazione. Trattandosi di vite umane sarebbe auspicabile, una forte lucidità mentale e una profonda conoscenza della materia, invece negli ultimi anni abbiamo registrato: la messa in discussione del trattato di Dublino, mai modificato, le quote dei migranti da distribuire in tutta Europa, mai avviate, gli Hotspot nelle zone di frontiera ancora in fase di decollo; dall’altra sono stati innalzati muri, inasprite frontiere, attuate politiche di chiusura e date ben poche risposte concrete, sia nel campo della politica estera sia all’interno dell’Ue. Cosicché siamo Europa quando prendiamo le impronte digitali per applicare Dublino al momento dell’arrivo dei migranti, ma non siamo più Europa e diveniamo nazioni singole nella fase di conclusione della domanda d’asilo: lo stesso sistema dei decreti di espulsione dà pochi risultati, anzi penalizza gli stessi rifugiati. Ad esempio la questione dei rimpatri che nelle ultime ore è tornata all’attenzione del dibattito pubblico, andrebbe affrontata anche per evitare situazioni di impossibilità oggettiva di rispettare le leggi e le decisioni degli organi preposti a verificare il diritto d’asilo; pertanto le dichiarazioni del Ministro Minniti sembrano quanto mai condivisibili, poiché si potrà discutere dell’organizzazione dei Cie, della loro funzionalità, del loro nome, ma per effettuare i rimpatri diviene necessario avere una struttura atta a tale mansione, che verifichi ed organizzi lo spostamento anche con i paesi d’origine. Altra soluzione al di fuori di questa non è stata al momento prospettata né avanzata e diviene sempre più necessario un utilizzo oculato ed efficiente delle risorse economiche su chi viene considerato realmente un rifugiato e desidera ricostruirsi una vita dignitosa nel nostro Paese.
NELLA FOTO DI COPERTINA: FRANCESCA IACOVINO* Laureata in arabo ed inglese, specializzata al Bourguiba di Tunisi, lavora come mediatrice culturale nei centri SPRAR; selezionata come componente del pool of trainers del Forum Nazionale dei Giovani che si occupa di implementare l’educazione non formale in assemblee e convegni bilaterali, nazionali e internazionali.