KURDISTAN E ZEROCALCARE, UNA BRUTTA SERATA

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ida leonePoteva essere una bella serata di impegno e solidarietà, quella organizzata nell’Aula Magna di Unibas ieri sera. L’occasione era ghiotta: esprimere solidarietà – e capirci qualcosa di più, visto il perdurante silenzio sul tema da parte della maggior parte dei media – della questione Kurdistan e Rojave: un’area geografica o “una nazione, ma non uno stato indipendente”, come recita Wikipedia. Una questione complessa e densa di sfumature, sulla quale le uniche certezze che si hanno è che il leader, Abdullah Ocalan, giace in carcere da alcuni anni; che le popolazioni di quell’area, sotto pressioni turche e ora anche dei terroristi dell’ISIS, hanno bisogno di solidarietà internazionale; e che i problemi quotidiani di un paese sotto assedio si conoscano fuori dai confini. Occasione doppiamente ghiotta la presenza di Zerocalcare, il noto fumettista autore di Kobane calling, un ponderoso volume denso del suo tratto inconfondibile, nel quale racconta – in due tempi – la sua missione insieme ad una associazione umanitaria per portare medicinali ed altri generi di aiuto.

Poteva. Perchè fra i relatori c’era anche Roberto Speranza, in qualità di membro della Commissione esteri della Camera dei Deputati. Il suo intervento è stato contestato ed interrotto più volte da sostenitori locali del popolo curdo, con argomentazioni forse politicamente sensate e corrette (fu l’Ulivo di D’Alema a rifiutare asilo politico ad Ocalan, nel 1998) ma sbagliatissime nei modi. La mia sensazione peraltro è stata che i contestatori ripetessero slogan a memoria, e non fossero perciò in grado di intavolare una discussione: unico modo di interagire, urlare più forte. I toni si sono così bruscamente alterati fino a che un contestatore ha tentato di aggredire fisicamente Roberto Speranza, con l’intento di buttarlo fuori dall’aula. E’ stato bloccato e portato fuori da alcuni presenti, dopo una breve rissa e dopo essere riuscito comunque a buttare addosso all’interlocutore il suo stesso iPad, che stava sulla scrivania davanti a lui.

Il clima della serata si è irrimediabilmente rovinato. Terreo Speranza, abbastanza turbato dall’accaduto (a casa sua!); in difficoltà Ozlem Tanrikulu, dell’Ufficio Informazione Kurdistan Italia; completamente incapace di riprendere le redini della serata il moderatore, che ha dato anche la sensazione di non conoscere granchè i suoi relatori nè il tema preciso dell’incontro; cupissimo, nervoso e più sfuggente del consueto (ai suoi fan è nota la sua ritrosìa a parlare in pubblico, fare la star e viaggiare) Zerocalcare, che si è giustamente rifiutato di buttarla a ridere e di fare ironia. Occhi costantemente bassi, voce bassissima, ha raccontato come è nato il progetto Kobane calling, sia la prima che la seconda parte,  quali sono state le difficoltà operative, ribadendo che anche ai suoi occhi la situazione rimane complessa e molto sfumata, ed è impossibile tracciare una riga netta fra i buoni e i cattivi. Ha risposto con cortesia alle – poche – domande del pubblico, fra cui una molto interessante sulle traduzioni di Kobane calling, nelle quali è difficilissime rendere le sfumature gergali di Rebibbia, usate a profusione nel testo. Alla fine ha preferito non firmare copie dei libri, con grande delusione dei suoi moltissimi fan presenti, perchè “non dell’umore giusto”.

Ripensando alla contestazione, premesso che chiunque ha diritto di esprimere le proprie opinioni, mi chiedo se fosse proprio quello il modo per farlo: nella concitazione dell’alterco verbale che ha preceduto l’aggressione fisica, il contestatore ha dato a Speranza del “fascista”, dell'”assassino per aver venduto armi all’ISIS”, ha urlato che doveva essere messo a morte, e infine – probabilmente l’insulto più rilevante – gli ha dato del “renziano” (??). Poche idee però molto confuse, come accade spesso a chi usa la violenza per regolare i propri conti. E questo fa ancora più paura.

Dall’altra parte mi chiedo però se questa aggressività, che mai e poi mai avrei immaginato verificarsi in una aula magna universitaria, non sia il frutto avvelenato di anni e decenni di mistificazioni, delusioni, delegittimazioni reciproche delle forze politiche in campo; di anni e decenni di violenza verbale, piovutaci addosso da ogni parte. Abbiamo perso ogni capacità di dialogo, ogni capacità di comprensione delle ragioni altrui, ogni capacità di mediazione. Da una parte e dall’altra, ammesso che si possa continuare a parlare di “parti”. Attenzione, perchè il passo successivo è lo squadrismo.

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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