COSTA MOLINA 2 , QUELLE ACQUE TORNATE IN SUPERFICIE CHIEDONO RISPOSTE

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MARIA CRISTI SANSONE

MARIA CRISTI SANSONE

La Basilicata è una regione geograficamente sconosciuta ai più, specie  alle latitudini più settentrionali, ma in compenso, è molto ben conosciuta alle compagnie petrolifere per i giacimenti più estesi in terraferma dell’intero continente europeo. Le risorse energetiche della regione sono ben note e già sfruttate da alcuni decenni. È cronaca delle ultime settimane di nuove istanze di ricerca dei giacimenti in Appennino meridionale ricadenti tra i territori della Basilicata e Campania.

Il progresso non si può fermare siamo tutti dipendenti dalle fonti energetiche non possiamo più rinunciare a veicoli, pc, elettrodomestici ecc. Non si devono condannare le compagnie petrolifere che fanno solo il loro lavoro:  cercare e sfruttare un giacimenti per il profitto, è la loro missione economica e imprenditoriale. Quando non barano sul “modo” di sfruttare un giacimento. Ecco perchè, come cittadini, possiamo e dobbiamo pretendere che la salute pubblica e l’ambiente siano tutelati, questo rientra nelle nostre facoltà: lo dobbiamo chiedere e pretendere dalla classe politica e dirigente della nostra regione senza passare per facinorosi e ambientalisti dell’ultima ora.

Alcuni episodi già ben documentati devono far tenere alta la nostra attenzione.

I rischi ambientali a cui sono soggette le popolazioni nei pressi dell’industria petrolifera sono già stati ben illustrati dalla Prof.ssa Albina Colella (https://www.talentilucani.it/verita-ignorate/) docente di Geologia presso l’Università degli Studi della Basilicata che sta divulgando i risultati di ricerche scientifiche nell’area della Val d’Agri per informare circa gli impatti ambientali dovuti alle attività dell’industria petrolifera, nella nostra regione ben rappresentata per il Centro Oli di Viggiano in esercizio e per quello di Tempa Rossa in fase di esecuzione.

Per esempio il pozzo Costa Molina 2 utilizzato per la reiniezione è ufficialmente attivo dal 2 giugno 2006. Nei pressi del quale studi scientifici riportano la presenza di faglie che permettono alle acque reiniettate di generano microsismicità indotta. Tali studi permettono di fare deduzioni circa la migrazione verso la superficie. In Contrada La Rossa sono fuoriuscite in pressione dal sottosuolo improvvisamente nel 2011, a circa 2,3 km dal pozzo di reiniezione Costa Molina 2, causando il disseccamento della vegetazione per l’alto contenuto di sodio. Acque come quelle di Cd. La Rossa non sono mai state segnalate in Appennino Meridionale: si tratta di acque diverse da quelle delle sorgenti adiacenti, da quelle della Val d’Agri e di Tramutola. Sono acque tossiche, torbide e a comportamento colloidale, con alcuni caratteri fisico-chimici molto simili a quelli delle acque di scarto petrolifero. La composizione delle acque di tali due polle varia nel tempo, specie relativamente alle concentrazioni delle sostanze presenti , forse anche perchè si tratta di fluidi che si mescolano con acque meteoriche di falda.

Dalle colonne del Sole 24 ore apprendiamo che la Shell ha avviato al ministero dell’Ambiente le procedure di valutazione d’impatto per cercare giacimenti in altre due aree, nel cuore della Basilicata, definite La Cerasa e Pignola e che per ascoltare il sottosuolo alla ricerca di risorse la Shell adotterà una tecnologia nuova, “passiva”, che non arreca disturbo. Comitati nimby e coorti di sindaci si sono già attivati: dicono di temere (anzi, pronosticano con certezza) devastazioni, disastri, catastrofi.

L’esperienza dovrebbe insegnare qualcosa e non è pensabile che dopo quanto è successo si continui ad agire, da parte privata e anche da parte pubblica, con lo stesso cinismo dimostrato nel passato, ma la vigilanza dei cittadini non è mai sufficiente ed è meglio raccogliere un allarme magari conestabile anziché dover dare poi ragione, quando è troppo tardi,  a chi l’allarme lo ha lanciato. La Basilicata non accetta che si ripercorrano certe strade e si riproducano certi comportamenti, le vere cause di scempi ambientali che che tanti danni hanno fatto ad una regione già martoriata  dai disastri ambientali, siti di interesse nazionale, scorie radioattive e amianto solo per citare alcune vicende, purtroppo  abbandonate all’oblio.

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Sull' Autore

Dottore di ricerca in Scienze della Terra e Geologo, esperto in Petrologia, Mineralogia, Geologia microstrutturale, Geologia ambientale e Petrografia applicata. L’attività di ricerca ha riguardato lo studio e la caratterizzazione delle rocce ofiolitiche sia basiche che ultrabasiche affioranti al confine calabro-lucano; dei suoli sviluppati dalle rocce ofiolitiche e delle rocce carbonatitiche del Vulture. Ha collaborato con il CNR-IMAA, Università degli Studi della Basilicata e Regione Basilicata per il Progetto Rete Natura 2000 per i siti Foresta Gallipoli-Cognato, Bosco di Montepiano e Dolomiti di Pietrapertosa. Esperto in problematiche e tematiche ambientali. Autore di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali e nazionali. Libri, teatro, cinema, cucina e arte creativa le passioni frequentate e appagate.

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