Racconti da un #frecciarossa: MONONEURONE
La giovane donna con stacco di coscia da ventenne e abbigliata da quindicenne, sale a Salerno. Trolley e borsa fluo, capello biondo che fa ondeggiare sapiente, trucco accurato per un viso che non ne avrebbe bisogno, nella prima delle numerose telefonate con cui si premurerá di informare i suoi vicini di treno (la più prossima, ahimè, la sottoscritta) della sua vita (perlopiù amorosa), ha una voce mielosa.
Video chiamata con figlio di nome “amore e tesoro”, gli raccomanda di portarsi le cuffiette in viaggio con papà, in modo che “lui” non ascolti le loro telefonate in video. “Lui” è un fedifrago impenitente. E difetta di senso paterno: ha programmato le vacanze senza tenere in considerazione gli impegni coi figli. Lo apprendiamo dalla seconda telefonata, con amica probabilmente non intima, le mancano le succulenti news dal suo matrimonio, ma non importa: la bella signora provvede, a beneficio (oimmé) di tutti noi, pubblico inconsapevole (e incolpevole), e con generosità di particolari spalanca un belvedere sul suo menage familiare… E che menage: tradimenti multipli, anche con amiche; registrazioni con cimice di convegni amorosi con una di queste “amiche”, giunta alla “nostra” tramite coniuge compagno al duol, che lei fa ascoltare all’incontinente libertino in stereofonia, sull’impianto di casa dopo aver prudentemente allontanato i pargoli; trattamenti con psicofarmaci seguiti alla scoperta di aver sposato don Giovanni, e vacanze ristoratrici tra Formentera, Malta (lei) e Montecarlo (lui); vacanza di qualche mese fa a Dubai con la di lei famiglia (padre, madre, figli, sorella separata anch’essa con figlio) e sull’aereo il fulminante pensiero che se il velivolo precipitasse “lui” potrebbe vantare pretese sull’asse ereditario (dal tono si intuisce cospicuo). Dal che la bionda signora con stacco di coscia da ventenne fa discendere due saggi propositi: a) appena a casa inizierà le pratiche per la separazione; b) lei e la sua famiglia di origine non viaggeranno mai più tutti assieme, perché qualcuno a terra che faccia guerra al traditore nella successione deve rimanere.
Quando sembra abbastanza per tutti noi, giunge terza telefonata. Interlocutore maschile, si capisce, vecchia conoscenza di liceo, probabilmente. Lei a un certo punto lo rimprovera, mielosa ancora una volta: “e non sarai stato abbastanza convincente, io a quindici anni avevo il bacio facile! “. Nella quarta chiamata arrivano memorie da un week end da qualche parte (cercavo di dormire e mi sono persa dei passaggi), con l’incontro con il figlio di un boss famoso. E accenni ancora al suo matrimonio travagliato: ” ché poi gli ho detto ‘ma non ti vergogni, che proprio con quella che chiamano MONONEURONE, mi dovevi tradire??!'”.
