GAD LERNER E LA SINISTRA CHE NON SERVE

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Il fallimento del Partito democratico lo impersona la fuoriuscita di Gad Lerner. «Io, che non condividevo la scissione e ho resistito a Jobs Act e Buona Scuola» ha detto il giornalista «non posso accettare l’involuzione umanitaria». È il decreto Minniti ad averne sancito l’uscita. E da qui si comprende quanto manchi una vera sinistra a questo Paese.

Il principale partito progressista del panorama italiano ha un programma in osmosi perenne con quello degli avversari. A seconda di quale sia l’indirizzo dominante, il PD accoglie le tesi storiche di questo o quel partito (saccheggiando slogan a chiunque: Lega, FI e M5s inclusi).

Ma la mutazione genetica di cui tanto si parla è proprio questa. Una forza politica che smarrisce i suoi valori e le sue utopie, e quindi non riesce a costruire un linguaggio autonomo e una proposta per cui combattere, non è più una forza politica. I partiti europei sono nati e si sono evoluti come canali di lotta e rivendicazione di interessi contrapposti: il Partito democratico sembra seguire la strada americana del comitato elettorale allargato.

Il PD ha subito uno smottamento a destra a causa della composizione del suo elettorato. I suoi elettori irriducibili lo hanno seguito anche quando ha abbandonato ogni pensiero socialdemocratico per darsi anima e corpo alle deregolamentazioni selvagge (Sblocca Italia), alla precarizzazione del mercato del lavoro (Jobs Act), alla monetizzazione della cultura (Buona Scuola), all’aumento delle disuguaglianze (80€ e altri bonus). Il PD ha smesso di combattere per un modello di economia mista e regolata, nemmeno nell’innovativa variante dello Stato imprenditore della Mazzucato: al Nazareno si è scelta la strada del neoliberismo e quindi si è messa la freccia a destra.

L’alternativa tra due destre (una conservatrice, che va dalla Lega a Berlusconi, e una liberale, da Alfano al PD) ha irrigidito il quadro politico del Paese. Il motto «destra e sinistra sono uguali» è diventato vero di fronte a due poli che si propongono la stessa identica cosa: rendere il mercato sempre più libero dai vincoli dello Stato, smantellando monopoli e partecipazioni e rendendo più flessibile (meno garantito) qualsiasi posto di lavoro.

Il discrimine tra destra e sinistra è diventato quello dei diritti civili, che dovrebbe essere ormai una questione marginale nel panorama politico. Di fronte alle sfide della globalizzazione e del riscaldamento globale, il dibattito dovrebbe interessarsi di quali ricette economiche e sociali possano garantire un progresso sociale e uno sviluppo economico che garantiscano benessere a tutti, e al tempo stesso una crescita industriale e un modello produttivo ecosostenibili. Invece nessun partito mette in dubbio la bontà dell’attuale economia (la stessa che affama sempre più persone e inquina sempre più ecosistemi), ma strumentalizzano i flussi migratori e i diritti LGBT per deviare il dibattito e dividersi in fazioni. È una sorta di circo, in cui si finge che stare da una parte o dall’altra abbia un valore in sé, quando in realtà tocca opinioni personali e problemi logistici e diplomatici che vanno oltre il posizionamento politico.

Gad Lerner che abbandona il Partito democratico in polemica col decreto Minniti è la cifra del fallimento di questo panorama politico. Incapace di costruire una dialettica tra due visioni del mondo e della società, tra due ricette per il benessere di tutti, questa classe dirigente ha costruito una dialettica tra umanità e buon senso che non ha né umanità né buon senso. La (presunta) sinistra si fa paladina dei diritti umani – o meglio, si vorrebbe che lo facesse, quando invece il PD insegue la Lega anche sull’unico punto che dovrebbe distinguerli – mentre la (presunta) destra pone l’accento su problemi insormontabili sui quali gli avversari tacciono. Un teatrino dell’assurdo che finge di avere un significato che non ha, e costruisce scene madri più comiche che drammatiche.

In sottofondo, il silenzio assordante sul dibattito economico e sociale. Un silenzio che finirà per partorire mostri, a meno che qualcuno non rinsavisca.

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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