E’ comprensibile la reazione di chi oggi , chiamato alla responsabilità della guida della Regione, ironizzi sul fatto che adesso tutti chiedono i concorsi. Fino ad ieri, zitti e mosca. Oggi tutti scoprono la legalità, la trasparenza e la meritocrazia, comportamenti e regole che da venti anni sono rigorosamente…inosservati. Eppure, al di là dell’ipocrisia di chi fino ad ieri poteva parlare ed è stato zitto, sindacati in prima linea, i concorsi sono il solo ed unico modo per uscire dal caos che riguarda il personale che lavora alla Regione e quello che ambisce a lavorarvi. Cercherò di spiegarne le ragioni.
In mancanza di un concorso ( l’ultimo era stato bandito ed espletato limitatamente alla prima prova selettiva, poi messo a parte non si sa perchè), la Regione e gli enti collegati hanno fatto fronte con assunzioni co.co.co , a progetto, e con un bando per il lavoro interinale. Nel 2017 è arrivata la legge Madia ed ha detto che i contratti di collaborazione non sono ammessi dalla legge e che quelli che al 2017 tenevano quel contratto e avevano lavorato per almeno tre anni , potevano partecipare al concorso per la stabilizzazione con la riserva del 50 per cento dei posti. Dal 2017 ad oggi,divieto o non divieto, sono entrate almeno altre cento persone ( compreso Arpab) e la Regione, non potendo far fronte alle spese attraverso il bilancio ordinario per il personale ha appaltato a società il lavoro interinale per la gestione dei fondi europei, in maniera da sgravarsi virtualmente di oneri nella spesa corrente. Tutti questi arrivi, da quindici anni a questa parte, rappresentano la colonna portante dell’apparato regionale, la spina dorsale perchè a) sono tutti laureati, b) sono esperti, nella programmazione nella gestione e nel controllo dei fondi europei ( che rappresentano ad oggi la sola voce di investimento e nelle professioni tecniche ( ingegneri, chimici,) riguardanti le politiche ambientali, c ) lavorano negli uffici a disposizione dei dirigenti e degli altri funzionari di ruolo. Cioè non sono servizi appaltati all’esterno ma prestazioni lavorative interinali.
Ora, continuare su questa linea di aprire all’esterno senza prima fare i concorsi significa eludere la legge, che appunto aveva lo scopo di dire basta a questo ricorso provvisorio e discrezionale di figure professionali. Il concorso è un modo per aprire all’esterno , coinvolgendo tanta parte dei giovani che non hanno avuto santi in paradiso, ma anche lasciare una opportunità a quei precari che da dieci, quindici anni prestano lavoro nella regione. Non è una sanatoria, ma il giusto equilibrio, che richiama le regole di tutti i concorsi, laddove si lascia generalmente una percentuale dei posti riservati agli interni .
La Regione Campania ha bandito un concorso per diecimila posti di lavoro, raccogliendo le esigenze che provengono da Comuni, enti sub regionali e tutti quelli che hanno voluto aderire all’iniziativa di un concorsone unico per tutte le amministrazioni. Una soluzione del genere si stava organizzando in Basilicata con la raccolta dei fabbisogni. Poi , da un anno a questa parte , non si è capito più niente. Ecco facciamo esattamente come ha fatto quella Regione. E diamo finalmente un segnale di serietà, e un messaggio di speranza a quanti da anni chiedono semplicemente di partecipare ad un concorso. E se non si fa oggi, con una guida che, per professione, ha vigilato sulla legalità degli atti, e che per giunta non è un politico di carriera, allora i giovani lucani un concorso serio possono solo sognarselo. Rocco Rosa