L’IMMAGINE E’ TUTTO?

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Le riunioni si susseguono frenetiche, per fortuna in buona parte nei fine settimana, così posso partecipare. E facciamo un sacco di foto di gruppo, perchè tutti pensiamo che il collettivo sia la nostra forza e vogliamo plasticamente renderlo palese. Accolgo con immenso sollievo la direttiva secondo la quale non avremo manifesti individuali, almeno la mia facciona non sarà esposta al pubblico ludibrio.

Poi, un giorno, arriva il – per me – ferale momento delle foto per i cd. “santini”, i bigliettini elettorali da distribuire a parenti e amici per ricordare la propria candidatura, ove mai qualcuno distratto volesse dimenticarsene. Il fotografo è un caro amico, ed è indubbiamente un professionista. Il grafico lavora giorno e notte per mettere le foto nel format da santino. Il risultato viene spedito per mail a tutti.

Apro la mail trepidante e svengo. Io ho proprio un conclamato problema con la mia immagine, e soprattutto se mi metto in posa è sicuro che la foto sarà orribile. E infatti lo è, ovviamente totalmente per colpa mia e non certo del super fotografo. Mi rivolgo al grafico, che gentilissimo ancora non sa quale croce lo attende nei giorni successivi. Lo imploro di mettere un’altra foto, e gliene fornisco alcune.

Questa è sfuocata
In questa c’è uno sfondo che non posso eliminare
Eh no, questa ha la risoluzione troppo bassa

Sto per arrendermi all’orribile faccione gonfio e spettinato che mi è stato dato in dote, quando mi arriva una mail del Santo Grafico. “Vedi questa“. Sono io, indubbiamente. Una foto che non è nessuna di quelle che gli avevo sottoposto. Una foto nella quale ho lo sguardo spiritato e un filo inquietante, in tutto e per tutto simile all’immagine del drugo Alex di Arancia meccanica. In più, per coprire credo problemi di scontornamento, mi sono stati gonfiati i ricci. Scoppio a ridere. Sì, decisamente questa mi piace di più, la pubblico subito e aspetto a pie’ fermo i perculamenti. Che non arrivano, nemmeno nel terribile gruppo Facebook “Mr. e Mrs. Politica Comunali/regionali 2019”. Vengo privatamente bocciata da tutti gli amici esperti di di immagine e comunicazione, ma non mi importa, mi piace troppo lo sguardo diabolico, pazienza se non è “rassicurante”.

Ma poi, mi chiedo, è veramente così importante ‘sto santino? Alla fine, come mi ha detto un altro caro amico per incoraggiarmi alla candidatura, “hai fatto più politica tu nella tua città e nella tua regione di quanta ne hanno fatta molti politici di professione messi insieme“. Vivo nella stessa città da 53 anni, i cittadini sono soggetti ad ampi turnover soprattutto se si considera che la mia è “città di servizi” in quanto capoluogo di regione, ma c’è un nucleo ampio di coetanei con i quali condividiamo tutto da sempre. Siamo passati per il terribile terremoto del 1980, e siamo sopravvissuti. Perfino quelli che non vivono più qua conservano un legame con la città e con noi per aver magari anche fatto solo lo stesso liceo. Lo so, i voti si cercano casa per casa, e mantenere un sano cinico disincantato realismo (e rispetto per l’elettore, visto come persona che vede quello che gli succede intorno e non una “mucca da spremere”) è quasi sicuramente un errore che pagherò. Ma non saprei fare diversamente.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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