Mi fanno ridere gli approcci social di esponenti politici lucani verso il cosidetto universo delle “sardine”. Sono approcci soft, con qualche ammiccamento interpretabile come amicizia o come stima, come quelle signorine che si introducono nel tuo profilo con il classico “ciao, come stai”. E se ti azzardi a rispondere, non la finisci più. Ora mentre queste signorine coscia lunga cercano clienti, i politici locali che ammiccano alle sardine sono più semplicemente generali senza esercito, che, in virtù del loro passato più o meno glorioso, cercano un ingaggio e una nuova avventura bellica. Senza capire che di tutto hanno bisogno le sardine piemontesi o lucane fuorchè di chi gli ricorda il passato. L’analisi di questo movimento , che sia o meno spontaneo, è quello di contrastare una deriva autoritaria del nostro Paese. Che è già di per sé un compito immane e che può realizzarsi alla sola condizione di una lontananza dai partiti e di una presenza al di sopra degli stessi schieramenti. In Basilicata poi, territorio essenzialmente montuoso, depauperato dei suoi giovani, le sardine non hanno luoghi naturali per proliferare e c’è il rischio di una consistenza che non va oltre la pura testimonianza. La composizione politico-sociale di questo movimento è in parte quello che abbiamo già visto muoversi con i cinque stelle, e nei movimenti civici e ambientalisti, insieme ai delusi da una politica di potere e con l’ambizione o il sogno di abbattere i santuari in cui il potere si esercitava. Come è finita lo sappiamo. Quale che sia la portata della loro presenza, è escluso che questo movimento possa fare apparentamenti o consegnarsi ad una bandiera. Sono quindi tempo perso sia il tentativo di buttare esche da parte dei politici ,sia quello di colloquiare con questo movimento che è liquido ed acefalo. Il solo modo per approcciare questa parte reattiva della società politica è di spogliarsi di tutte le incrostazioni del passato, di presentare volti nuovi, di far capire che prima del dialogo viene la coerenza e la capacità di fare ammenda degli sbagli fatti. Ma con questa gente che sinora non ha pronunciato neanche una volta la parola “ abbiamo sbagliato”, c’è poco da illudersi. Di pifferai magici ne abbiamo sperimentato l’inganno e nessuno è disposto a seguire nessuno. Rocco Rosa
IL NUOVO SPORT DEI POLITICI LOCALI, LANCIARE ESCHE ALLE SARDINE
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