Un distretto energetico nella Val d’Agri

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Riccardo Achilli

E’ possibile pensare allo sviluppo di un distretto energetico ed ambientale, che abbia valenza produttiva, e quindi anche occupazionale, nel bacino estrattivo della Val d’Agri? Si, sono molti anni che se ne parla, ed oggi la cosa appare assolutamente fattibile. Il nuovo accordo petrolifero della Regione con Total, che può piacere o meno, prevede qualche risorsa finanziaria in più rispetto al passato. E prevede, anche, la creazione di un tavolo di concertazione per massimizzare l’occupazione con progetti dei concessionari e bandi regionali, composto dall’Anci, dai sindacati, dalle associazioni degli imprenditori e ambientaliste e da un rappresentante della Consulta regionale studentesca. In altri termini, oltre ai soldi, prevede un coinvolgimento attivo dell’azienda, insieme alle rappresentanze della comunità regionale, su progetti di sviluppo sostenibile. Ed è altamente auspicabile che si eviti l’utilizzo fatto in passato di tali risorse finanziarie, disperse in mille rivoli, spesso di spesa corrente, o distribuite più o meno a pioggia sull’area estrattiva, per micro-investimenti privi di impatto. Serve, quindi, un approccio che concentri le risorse rivenienti dalle royalties su un solo macro-progetto, di interesse complessivo per l’intera regione.
Ed allora basterebbe prendere uno studio già realizzato dal Cresme, insieme a Factor 20, nel non lontanissimo 2013. Tale studio esplora la fattibilità di un distretto dedicato alla green economy nell’area estrattiva. Tale studio focalizza l’attenzione su un settore specifico, ovvero l’edilizia eco-compatibile e rivolta all’efficientamento energetico degli edifici. Con un settore delle costruzioni che pesa per il 7% sul valore aggiunto regionale e sugli occupati, è evidente la rilevanza di tale opzione, anche per la peculiare capacità del settore delle costruzioni di anticipare il ciclo economico generale, incidendo direttamente sulla domanda aggregata.
Lo studio in questione identifica un mercato in piena espansione, quello dei materiali da costruzione di tipo NEZ – nearly zero emission – quello delle nuove tecnologie per l’efficienza energetica degli edifici e dei sistemi di climatizzazione e riscaldamento, quello dei sistemi energetici rinnovabili per gli immobili accanto, aggiungerei, all’utilizzo massiccio della telematica per lo sviluppo di sistemi domotici nelle abitazioni. Tale studio focalizza l’attenzione sul ruolo-pilota delle PPAA nell’implementare i primi investimenti in tal senso su edifici pubblici, cosa già fatta attraverso il PO FESR regionale per il 2014-2020. Ma il bacino di mercato per l’edilizia privata, o per le opere pubbliche (ad esempio, aree industriali attrezzate con sistemi energetici rinnovabili ed a basso costo a servizio delle imprese che vi operano) o, ancora, per le imprese stesse (si pensi alla possibilità di sviluppare micro-centrali aziendali a biomasse per il soddisfacimento del fabbisogno energetico aziendale) è, ovviamente, molto più ampio. Ed apre possibilità sia per la riconversione “bio” delle imprese edili regionali, attraverso opportuni incentivi per gli investimenti e programmi di formazione del personale, sia per l’attrazione di nuove imprese leader del settore, attraverso un contratto di sviluppo a regia regionale, finanziato dalle royalties.
Ma non finisce qui. La realizzazione di centrali a biomasse, di reti basate sulle tecnologie smart grid, la fabbricazione di materiali edili “bio” o di impiantistica eolica, o geotermica, potrebbe essere sviluppata da un distretto industriale di componentisti ubicato in Val d’Agri, coinvolgendo le compagnie estrattive, ed inducendole a cercare sul mercato, ed a presentare/facilitare l’insediamento di tali imprese, iniziando dai propri fornitori operanti nel settore. La Regione, insieme ad Unibas, potrebbe investire risorse del prossimo ciclo 2021-2027 per realizzare un centro di R&S di avanguardia su tali tematiche, che abbia una funzione di trasferimento tecnologico alle imprese ivi insediate, migliorando al contempo l’accessibilità infrastrutturale all’area in questione, e investendo su programmi di formazione di giovani laureati lucani sui profili professionali richiesti da dette imprese, anche utilizzando agenzie formative extraregionali, ove quelle locali non avessero le competenze per sviluppare tale attività.
I casi di studio esistono. Uno studio del Cemac del 2017 analizza il distretto della componentistica per lo sfruttamento dell’energia solare in California e nella provincia di Jiangzu in Cina, i cluster di costruzione delle turbine eoliche in Germania e nella regione dei Grandi Laghi negli USA, ed il distretto di produzione di etanolo nel Midwest statunitense e nello Stato di San Paolo in Brasile. Tale studio evidenzia alcuni fattori strategici di sviluppo di tali distretti: la co-localizzazione di centri di ricerca ed attività manifatturiere , l’importanza di una governance unitaria delle politiche industriali sull’area in cui nasce il cluster, la rilevanza di una scala produttiva importante e della presenza di una estensiva catena di fornitura domestica per la produzione finale dei componenti è più importante di altri fattori, quali il costo del lavoro che, nel settore della componentistica per energia rinnovabile, incide solo per il 10% sul valore della produzione. Il costo di trasporto della componentistica energetica è un fattore rilevante, per cui i distretti di manifattura di tali componenti tendono a localizzarsi vicino al mercato finale (cioè in prossimità degli utilizzatori di tali componenti) o in prossimità dei fornitori specializzati più rilevanti.
Si tratta di muoversi rapidamente, in modo sinergico con associazioni di categoria ed imprese, e di concentrare le risorse su un progetto strategico, sfuggendo alla tentazione politica di alimentare consenso utilizzando le royalties come in passato, ovvero come volano di spesa per micro-interessi localistici, o per finalità assistenziali.

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Sull' Autore

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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