
ROCCO ROSA
Luigi Di Maio si è presentato a Matera con un dono personale per il Sindaco, che è quello di riunire, tra giugno e luglio, il vertice dei ministri degli esteri del G20, come dire un summit mondiale delle diplomazie: una occasione per far andare Matera sulle televisioni dei cinque continenti , con una promozione d’immagine che nessuno poteva minimamente sognare. E’ una bella idea che impegnerà la comunità materana per sei mesi di lavoro, con una organizzazione che dovrà riguardare l’aspetto logistico ma anche l’aspetto estetico di un evento , con tutto quello che riguarda il contenuto di una tre giorni di presenza di una moltitudine di ospiti internazionali. Ci sarà bisogno anche qui di idee e di progetto per meravigliare l’uditorio e per farne messaggero della unicità di una città e anche qui bisognerà far ricorso alle migliori intelligenze e alle migliori energie, indipendentemente dalle maglie che indossano. Sono momenti in cui Matera è simbolo dell’Italia , creativa, professionale, capace di stupire e meravigliare i suoi visitatori; e questo significa che tutti,a qualsiasi livello, debbono contribuire al successo dell’evento. Ma la decisione di Di Maio è anche l’occasione per riflettere su un gesto che ha avuto, per me, il significato di rispetto ed attenzione per un territorio, quasi un gesto all’antica, che riguardavano Ministri di altra epoca che , pur operando in uno scenario mondiale, non avevano perso l’attenzione per la propria terra. Di Maio non è lucano, ma Matera gli ha dato un risultato che ha un alto valore politico e che rilancia alla grande la sua strategia di apertura alle altre componenti della società, uscendo dalla strettoia del movimento che non fa alleanze con nessuno.
La riflessione che ne deriva è che la politica che coltiva il rapporto con il territorio, come i politici che rispettano la comunità che li ha votati, sono gli ingredienti ineludibili di una buona rappresentanza, elementi costitutivi di una delega di cui in questi anni si è perso il valore ed il significato. I parlamentari nominati dalle segreterie , sovente in territori rispetto ai quali sono estranei o addirittura sconosciuti, ha inaridito il voto e spezzato il vincolo di mandato, privando i territori di quel rapporto tra esigenze e risposte che sistemi elettorali assicuravano, come il proporzionale e le preferenze. Parliamoci chiaro: la gente non cerca risposte a bisogni personali, ma vuole sapere se c’è qualcuno che è stato incaricato di pensare al territorio che lo ha eletto come ad una realtà verso la quale portare il conto della propria attività politico-istituzionale . Un referente obbligato e ineludibile, capace di valutare se e quanto la sua scelta nelle urne abbia funzionato. Ecco. l’attenzione di Di Maio verso Matera ha fatto ricordare quello che mancava da parecchio tempo e che speriamo venga ripristinato.