Quando chiediamo a Roma di rispettare il Sud , dobbiamo anche chiederci se noi lo rispettiamo, nel senso di fare quello che ci tocca fare per migliorare la vita dei cittadini. Lasciamo da parte i grandi problemi che riguardano le infrastrutture che mancano, i servizi che non abbiamo e tutto quello che deriva da una spesa storica che ha tenuta l’Italia divisa in due, tra chi aveva i servizi e li ha mantenuti e chi non li aveva e non li ha mai avuti. E parliamo di cose che possiamo fare con quello che abbiamo. La prima cosa è aumentare il rendimento della pubblica amministrazione, con una mentalità di lavoro più produttiva e con un carico individuale tarato sulle sei ore lavorative e non su due o tre. Di queste cose nessuno si interessa col risultato che c’è chi suda sulle carte e c’è chi gironzola per i corridoi. Dare obiettivi da raggiungere, fissare scadenze significa anche ripiegarsi a verificare come uno lavora , per una valutazione meritocratica dello stesso ai fini del premio incentivante.
Che per sua natura dovrebbe essere non un compenso spalmato per tutti ma un compenso per pochi che sia di esempio a tutti. Strettamente connesso a questo modus operandi,è la capacità del singolo impiegato di proporre soluzioni migliorative per accorciare i tempi e perfezionare l servizio, anche con l’aiuto dell’informatica, a patto che ci siano dirigenti che supportino questa collaborazione con gli strumenti giusti e con apertura mentale. Troppo spesso la digitalizzazione è servita a dare megacommesse a ditte che si sono insediate come sovrastrutture permanenti, costose perchè oberate di oneri assunzionali indotti. Col risultato che il grado di digitalizzazione in molte realtà lucane è basso, perchè tarato sul mantenimento di quello che c’è e non sulla ricerca di quello che può esserci di migliorativo. C’è voluta una vertenza di popolo sui ritardi delle autorizzazioni in zona sismica per portare ad un programma di digitalizzazione delle domande e delle procedure di evasione delle stesse. E c’è da chiedersi se queste cose non si potevano pensare prima, evitando le proteste dei professionisti dell’edilizia. E se leggiamo che alle ASL i tempi di attesa in Basilicata sono altissimi, c’è da domandarsi perchè uno debba recarsi agli sportelli per cambiare il medico di famiglia e non può farlo da casa, perchè un diritto all’esenzione non può essere comunicato direttamente al medico di famiglia, perchè i medicinali agli ammalati cronici non possono essere prescritti per l’intero anno.
Ebbene ,che la politica si disinteressi di tutto questo è grave, non perchè la politica debba sostituirsi ai dirigenti, in questi compiti di pianificazione e di gestione delle procedure,ma perchè deve rendersi conto che se ci sono cose che si possono fare e non si fanno, la responsabilità alla fine ricade su chi non ha dato la sveglia. Quanto poi ai servizi offerti da privati, come Poste, Banche, Ferrovie , Anas, anche qui c’è la colpa di una classe dirigente che non alza la voce nel reclamare parità nella fruizione di servizi essenziali, per i quali i meridionali pagano come tutti i cittadini italiani, rimanendone però discriminati. Ecco, alzare il livello della consapevolezza civica e pretendere con forza quello che ci tocca è la strada per mettersi in piedi e guardare gli altri da pari a pari. Rocco Rosa
LE CODE AGLI SPORTELLI E LA PIGRIZIA MENTALE DEL SUD
0
Condividi