INTERVISTA A CLAUDIO VELARDI: TRA DRAGHI E MEZZOGIORNO E UNO SGUARDO AL FUTURO DELLA BASILICATA

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

Vulcanico, poliedrico, e pieno di sorprese, Claudio Velardi è difficile da inquadrare, nessuno avrebbe mai detto che sarebbe diventato un maratoneta , eppure ci è riuscito, o che da una federazione del Pci del Mezzogiorno, sarebbe entrato da consigliere politico a Palazzo Chigi con Massimo D’Alema. Una cosa era certa: Velardi parlava chiaro e senza dietrologia e amava essere intellettualmente provocatorio, sempre con stile e garbo. Lo ricordo ad un convegno con Padre Ennio Pintacuda a fine anni 80, e il pensatore gesuita si complimento con l’allora segretario regionale del Pci di Basilicata: si parlava di stato sociale e welfare state. Steccati non ne ha mai avuti, amato o detestato, Velardi fatto sta che è stato un innovatore nella comunicazione politica e di impresa , sdoganando anche quell’aurea quasi “demoniaca” che aveva in Italia la parola  lobby , che poi altro non è che il termine sociologico di gruppo di pressione, da sempre esistito nella società. Niente di complotto, di “Illuminati” o “Rosa Croce”, ma solo un normale processo di una società complessa che Velardi insegna alla  la Luiss.  Giornalista ed editore, analista e docente, uomo proiettato oltre Atlantico con la Fondazione Italia-Usa, ma allo steso tempo partenopeo verace e legato al Sud. Tra nuovo Governo Draghi e ancestrali limiti meridionali, Claudo Velardi ci dice la sua.

Ho seguito prima i suoi twitt durante la crisi di Governo poi le dirette Facebook “Casa Velardi”, in un certo senso – come scherzavamo per messaggi – riguardo all’incarico a Mario Draghi, lei Velardi è stato un po’ il Nostradamus italiano. L’aveva previsto e si leggeva tra le righe. Intuito o era nel corso “necessario”  degli accadimenti?

“No, non sono Nostradamus . Velardi ride- però a me sembrava abbastanza evidente già dalla fine di dicembre  gennaio Infatti l’ho anche pubblicamente detto che Renzi non si sarebbe accontentato di una ristrutturazione diciamo del governo Conte e non avrebbe accettato il governo Conte Ter, questo perché Matteo  Renzi era da mesi e mesi molto critico proprio su come Conte esercitava la sua leadership nel Governo. Per questo  -diciamo – mi pareva abbastanza naturale che una volta esaurita la possibilità  che Giuseppe Conte tornasse con un nuovo governo fosse il momento di Mario Draghi: quindi era semplicemente una valutazione,  un’analisi che facevo”.  

Ovviamente è presto per tirare giudizi, ma cosa l’ha colpita del discorso  di Mario Draghi prima della fiducia e cosa  invece l’ha convinta di meno.

“Bah, devo dire..  Per ora di Draghi.. Il presidente del  mi ha colpito solo positivamente per le cose che ha detto che ha detto e senso che il discorso di insediamento è stato molto completo e corposo e denso però allo stesso tempo per nulla retorico e mi è piaciuto il discorso Il taglio. nel senso che lui ha messo a al centro il dramma sociale che stiamo vivendo con la pandemia. Però nello stesso tempo ha espresso con molta convinzione che c’è la necessità che L’Italia si avvii su una strada di sviluppo e di crescita. Perché solo così si può far fronte al dramma sociale  ed economico che stiamo vivendo”.

 

Lei è napoletano verace e si è formato a Napoli politicamente nell’area migliorista del Pci e in un partito dove le questioni meridionali si ponevano con forza. Lo stime da anni lancia  l’allarme del gap tra Centronord e Sud e le risorse pubbliche e gli investimenti gli ultimi anni hanno penalizzato il Mezzogiorno. Draghi riuscirà a invertire il trend?

“Io non so  se Draghi riuscirà a invertire il trend Diciamo che penalizza da anni il Mezzogiorno perché ci vuole una rivoluzione culturale per  cambiare le politiche del Sud Non è questione di soldi perché al Sud arrivano un sacco di soldi da molti anni e sono gestiti malissimo  basti pensare a come vengono utilizzati, anzi a come non vengono utilizzati i fondi europei.  Credo nel Mezzogiorno bisognerebbe fare Secondo me due cose molto semplici costruire. Innanzitutto una rete di infrastrutture fisiche che consenta di rendere il Mezzogiorno raggiungibile e costruire una potentissima il moderna infrastruttura le digitale quindi creare una connessione all’altezza ha fatto questo nel Mezzogiorno bisogna non aumentare i fondi pubblici a disposizione ma anzi  diminuirli, perché solo in questo modo le popolazioni del Mezzogiorno spinte ad agire in condizioni di mercato. Ma ripeto questo solo e soltanto dopo che lo Stato abbia creato per infrastrutture necessarie”.

Velardi, lei ha vissuto da politico, come segretario regionale del Pci,  la Basilicata post terremoto, quella di Colombo e Boccia della Prima Repubblica, con una Fiat agli inizi e non c’erano ancora le estrazioni  poi è ritornato come consulente dell’Eni nella Basilicata del 2000, quali differenze, quelle vere, quelle profonde ha trovato?

 “Le differenze della  Basilicata di ieri, rispetto alla Basilicata di oggi.  Intanto guardiamo prima di tutto le differenze in positivo: la qualità della vita nelle nei piccoli comuni della Basilicata è di molto aumentata. Senta,  dico una cosa che può sembrare secondaria ma non lo è affatto: in Basilicata si mangia benissimo. Ci sono in tutta  la regione, un sacco di ristoranti  di qualità, tutta la dimensione enogastronomica è molto cresciuta e dovrebbe  essere valorizzata sul fronte turistico. Ed è anche  cresciuta una certa dimensione  di mercato legata a questa a questo a questo ambito ed ai  questi settori settori collegati. Tra gli aspetti negativi sono restando nel fatto che in Basilicata e come nel vai tutto quanto il Mezzogiorno non finisce la dipendenza dalle risorse pubbliche E questa veramente la cosa  crea un tappo che a sua volta crea difficoltà, un disagio che porta alla pigrizia e anche a una stanchezza in alcune fasce di popolazione per cui finisce che quelli bravi,  I giovani bravi che vogliono andare avanti con le proprie risorse intellettuali, con le proprie leve intellettuali,  vanno fuori e invece quelli più pigri restano perché per sempre un po’ in attesa che arrivi dall’alto,  diciamo un po’ di assistenza pubblica.  Questo è l’aspetto non positivo”.  

Qualcuno dice che la Basilicata ha fatto balzi in avanti, altri invece no – tra questi il sottoscritto – perché presenta sempre una debolezza socioeconomica strutturale.  Velardi invece che ne pensa e se dovesse dare un suggerimento alla classe dirigente pubblica e privata, cosa proporrebbe?

“La risposta a questa domanda un po’ contenuta nella precedente, nel senso che non c’è dubbio che la debolezza socioeconomiche strutturale peraltro la debolezza e la Basilicata anche dovuta a fattori geografici e di conseguenza demografici.  Questo è fuori discussione, ma  è chiaro che se però ci fosse un attrattività della regione che si determina solo attraverso infrastrutture fisiche e digitali e attraverso una formazione di qualità in loco da fare con I giovani e quindi con una crescita anche di qualità delle scuole e dell’università, allora diciamo questo potrebbe cambiare.  Quindi il suggerimento banale e questo:  da una parte infrastrutture di cui lo Stato si deve occupare e dall’altra formazione e ricerca che dovrebbero essere il cuore dell’attività della classe dirigente pubblica e privata a livello regionale”.

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