DIALOGO TRA UN IMPEGNATO, UN NON SO E UN NON CREDO

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Dino De Angelis DIALOGO IMPEGNATO NON SO NON CREDOBY DINO DE ANGELIS

Nel 1972 Giorgio Gaber scrisse con l’amico di sempre Sandro Luporini uno spettacolo dal titolo: “Dialogo tra un impegnato e un non so”. Parlava dell’incontro di due persone, una specie di poeta rivoluzionario e uno disimpegnato, piuttosto cinico.

Così vedo attualmente il dibattito sulla città di Potenza. Anzi, per la verità, ci aggiungerei una terza categoria: i “Non credo”.

Ad un piccolo gruppo di oltranzisti, assolutamente convinti della bellezza e indiscutibile senso estetico della città, fanno da contraltare le migliaia di cinici appartenenti alla fazione dei “Non credo” che ne esaltano le contraddizioni, non vedono alcuna bellezza, ne mettono in discussione persino il ruolo, per finire ai “Non so” che sono quelli che, semplicemente se ne fregano.

Gli “impegnati” sono un manipolo di irriducibili, per lo più potentini da generazioni, che amano visceralmente la città al punto da esaltarne ogni dettaglio, li vedi girare con le loro macchinette digitali a dare sostanza alla tesi secondo la quale la città ha una sua autentica bellezza.

“Vedete? Questa foto lo dimostra chiaramente, c’è un’anima in questa città che pochi riescono a trovare”. Sono quelli che la loro fiducia sulle chances della città è illimitata e sarebbero pronti a sostenere mille battaglie per affermare con convinzione intemerata che il capoluogo di regione è spendibile più che mai sul piano turistico, su quello dei servizi e sul piano delle manifestazioni di spessore che in città da qualche tempo si organizzano incessantemente. Sono anche quelli che si scagliano con fermezza contro i “Non credo”, quegli infedeli che si permettono di avanzare delle critiche che a loro modo di vedere non hanno alcuna giustificazione, persino contro qualche malcapitato che definisce Potenza particolarmente brutta.

Sono i difensori d’ufficio che vivono la città con una passione talmente viscerale che non sono sicuro che sia la stessa che riservano persino alle loro famiglie. Sono quelli che Potenza prima di tutto.

I “Non credo” sono invece quelli scettici sulla bellezza della città, quelli che la città proprio non funziona, quelli che “Sì, qualche angolo carino pure c’è, ma nel suo complesso è un pastrocchio incomprensibile”, quelli che il cemento è dappertutto, quelli che lo sviluppo urbanistico è andato a puttane, quelli che il terremoto ci ha rovinato, quelli che l’Università non si integrerà mai, quelli che il Nodo complesso glielo stringerebbero sul collo di qualcuno, quelli che se non hai la tessera non vai da nessuna parte, quelli che la DC non da queste parti non morirà mai.

Poi ci sono i “Non so”, sono quelli che in città ci vivono ma in verità sono poco interessati al dibattito se sia bella oppure no, se sia funzionale oppure no, sono quelli che semplicemente la città la usano (nel senso nobile del termine), hanno il loro lavoro, non si lamentano particolarmente se c’è un po’ più di traffico, quelli che va bene, deve andare così, e che anche in altre parti è più o meno lo stesso.

Questa diatriba tra gli “Impegnati” e i “Non credo” si ripete con straordinaria continuità.

Ad esempio, con la festa patronale appena conclusa, c’è stata un’esaltazione degli “Impegnati” e della loro potentinità. Una grande prova di forza a sostegno della loro tesi che riafferma l’attrattività potentina ai massimi livelli, con tanto di numeri e di indici di gradimento.

I “Non credo” erano lì in un angolo con il loro scetticismo a dire: “Sì, vabbè, ma poi voglio vedere cosa succede quando tutto finisce”.

Infatti mi aspetto nei prossimi giorni un rilancio delle loro tesi che diranno: “Avete visto? Passato il santo, passata la festa e adesso da dove si ricomincia? Siamo punto e a capo”.

Siamo italiani, e in quanto tali, tifosi. Coppi-Bartali, Inter-Milan, Potenza si, Potenza no.

Questo dibattito che va avanti da generazioni, cambiando i toni e le argomentazioni a seconda del periodo storico che la città vive, alimenta una domanda non tanto sulla questione di merito (chi ha ragione? Chi ha torto? Potenza è veramente bella o fa veramente ribrezzo?) ma piuttosto su una questione in termini più “affettivi”. Siamo certi del fatto che gli “Impegnati” sono quelli che alla città tengono di più? Sono loro che la amano veramente?

E siamo altrettanto certi che i tanti “Non credo” siano quelli che odiano Potenza, che la vorrebbero cancellare dalle cartine geografiche e la vedrebbero volentieri decapitata e destituita dal ruolo di capoluogo? Ad entrare nelle pieghe delle singole argomentazioni, non ne sarei poi così sicuro. Non è dalla critica ad oltranza, né dalla continua proclamazione di amore incondizionato, che si giudica il fidanzato.

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