ANCORA SIAMO LIBERI DI PENSARE

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ANNA MARIA SCARNATO

Quello che è successo in questi giorni nel comune di Bernalda  non è né il primo caso né l’ultimo esempio di una politica capace di rinnegare i fondamenti di un rapporto tra cittadini che dalla società civile si sono proposti ad una chiamata elettorale, una scommessa tra amici, parenti e conoscenti per “ fare qualcosa di buono” per il proprio territorio, iscritti del PD e simpatizzanti di altre forze politiche definite e non,  e un sindaco che, come risalta da filmati che girano sul web, dichiarava, durante i comizi di non avere tessere di alcun partito . Che si sia trattata di una scommessa vincente  lo confermano i fatti, considerata la vittoria con un notevole consenso maggioritario che lo stesso sindaco definisce oggi “a furor di popolo”.  Tanto furore, evidentemente, che lo ha caricato emotivamente  a tal punto che, convinto del carisma personale derivante soprattutto dalla professione medica di dermatologo  che dà la possibilità di interfacciarsi con i pazienti del territorio e non solo , della forza elettorale dei suoi consiglieri che ha preteso fossero candidati in maggior numero rispetto agli alleati, della loro  fiducia che mai sarebbe venuta meno, ha fatto un salto in avanti bypassando le regole d’obbligo ma anche di un pensiero ragionato sulla base del rispetto e del dialogo  stabilito al di là del rapporto istituzionale, facendosi accompagnare da motivazioni che , visionati i filmati, sembrano non reggere di fronte ad asserzioni del tipo” mai ho nascosto le mie simpatie per la destra gridati dal palco e applauditi da una platea che sarebbe andata poi a votare fidandosi delle  asserzioni udite. Le dimissioni di ben 9 consiglieri ,arrivate prima di un consiglio comunale dove le posizioni si sarebbero espresse ognuna con la propria verità, hanno determinato la caduta dell’amministrazione comunale che intanto si reggeva da solo due giorni su una giunta esecutiva esterna . Non è stato questo il motivo delle dimissioni né la scelta che si può definire libera ma non certo un’illuminazione fulminante in itinere, quanto il tradimento di un rapporto amicale, di grande confidenza che permetteva al sindaco costanti assenze dal palazzo comunale e sostituzione piena da parte di assessori e consiglieri che evidentemente riteneva preparati in quei frangenti ma non più adesso. Si è trattato di un’infrazione di una logica morale che si ritiene necessaria ad illuminare le esistenze, una convivenza civile e ancor più istituzionale.  E se questo è niente per alcuni, ebbene si è di fronte ad una coscienza distorta della democrazia che in tal modo stringe una pura alleanza con un relativismo etico da quattro soldi. Evidentemente il brano “ Pinocchio” , canzone cantata dal palco della vittoria e rivolta chissà a chi, ora, potrebbe trovare una traslazione aposteriori ben collocabile. E il Pinocchio di oggi potrebbe risultare meno tenero e più dannoso del personaggio fiabesco che , causa del suo mal fa piangere una intera comunità, compromettendo con scelte fuori tempo non solo l’unità politico-amministrativa quanto quella di una popolazione di cui si doveva garantire il benessere e  la coesione sociale. Invece la comunità si è svegliata trovando la sorpresa del cavallo di “Troia” nella propria città e come a Troia l’odio ha occupato non campi militari consueti ma intere pagine su cellulari caldi a difesa o contro,  riempite di termini di paragone inadatti e provocatori ,offensivi della dignità umana di persone che  fino  a poco tempo sedevano gomito a gomito intorno a tavoli di lavoro o tavolate ricreative.

Ora si rende necessario un rapido cambio di passo in cui il rinnovamento deve essere alla base di un agire politico e costituire il modus operandi del futuro, l’indicatore del cambiamento., di un nuovo modello politico di sviluppo. L’impegno di giovani un punto fondamentale per raggiungere questo obiettivo ma non il mezzo di cui servirsi per progettare un futuro per sé o di cui servirsi per raggiungere sognati traguardi personali. Progetti redatti da persone serie che sappiano discutere in modo partecipato e non solus solus, coinvolgendo tutte le forze politiche con uguale dignità, le categorie economiche non per costituire “cartello”solo per eleggere i più “convenienti” quanto i più coerenti e credibili. Lavorare da subito per ritrovarsi  intorno ad un progetto che abbia uno statuto chiaro che va rispettato fino a termine del mandato elettorale. Questo periodo di commissariamento prefettizio fino a nuove elezioni (quasi sei mesi)  non sia visto come vuoto e abbandono della cittadinanza  in mezzo a mari agitati, caricato anche di sadici significati evocativi da chi “si è lasciato prendere da scomposte emozioni”. Potrà essere periodo di ravvedimento che produca non solo una svolta politica ma  anche  culturale e morale per restituire al paese una nuova guida che riapra una speranza ad uno sguardo al futuro da costruire. La politica come incontro di partiti e cittadini capace di stabilire un patto di cittadinanza che renda dignità alla partecipazione  e l’orgoglio ad una coscienza che finalmente percepisca di fare parte di una  unità collettiva. Che l’unità della popolazione non senta la minaccia di frammentazione sociale ed economica determinata da corporativismi a vantaggio di  postazioni da occupare.  Che i giovani innamorati del bel paese possano riacquistare fiducia nelle proprie energie e guidare un’amministrazione sulle basi di una forte democrazia dove far confluire cultura e tradizioni diverse  capaci di creare un  movimento unitario sulla base della memoria della storia passata che ha visto la liberazione da forze antidemocratiche.  Badare alle alleanze e non metterle in piedi  solo per battere gli avversari politici accantonando principi e valori di appartenenza. Soprattutto non perdete, giovani, mai di vista la nostra Costituzione che non è stata redatta per uso e consumo di una maggioranza che amministra ma anche per il rispetto delle minoranze  che a Bernalda in questi  ultimi anni non hanno trovato ascolto e considerazione.

 

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