
ANNA MARIA SCARNATO
Secondo l’agenzia europea dell’ambiente(Aea) tra il 75% e il 95% delle acque regionali di tutta l’Europa è presente il problema della contaminazione da Ddt, sostanza chimica idrofobica, già bandita in Italia nel 1978. Ma difficilmente eliminabile, purtroppo persiste e contamina anche il mar mediterraneo soprattutto al largo più che le coste. E non è in solitudine quanto accompagnata da sostanze sintetiche e metalli pesanti. Secondo Legambiente “i grandi malati del territorio lucano”, che è quello su cui si vuole focalizzare l’attenzione, “ sono sempre gli stessi”.E si riferisce ai nostri fiumi, ai laghi, alla qualità dell’aria relativa ad alcuni luoghi, ai sistemi agricoli che secondo la Confagricoltura“potrebbero subire un potenziale e grave impatto senza azioni concrete di bonifica e tutela dei corsi d’acqua oltre che l’inefficiente gestione e manutenzione”. Con ricaduta sullAasalute stessa della popolazione. Le cause, ormai risapute e mai affrontate seriamente, annoverate nella improduttività dei depuratori, nella caratterizzazione delle attività antropiche, negli scarichi industriali e nella speculazione edilizia.
Le conseguenze leggibili in una qualità della vita sempre più difficile dal punto di vista economico , sociale e sanitario, uno spopolamento che deprivail territorio di forze giovani e che lascia un contesto sociale fatto di numerosi anziani e in età più avanzata in un contesto fisico, in un ambiente naturale sottoposto a continui stress e dove solo per raccomandazione e privilegi si campa un po’ meglio cercando di dimenticare i problemi comunque presenti nel territorio.Solo per fare un esempio emblematico, è nella fascia oltre i 60 anni che si sono già verificate patologie legate all’inquinamento, ad una condizione lavorativa esposta a sostanze nocive come l’amianto che ha già decimato il numero dei lavoratori della Valbasento, quelli che ancora erano al lavoro ed altri che la pensione l’hanno solo sognata. Altri ancora, gli scampati, penano, si vedono di rado in giro e molti su carrozzine dipendenti da una bombola d’ossigeno, mentre i più fortunati “vivono”con un supporto notturno di maschere CPAP. Tutti come reduci tornati a casa da una guerra con la consapevolezza però che la guerra non è finita e che tocca combattere adesso contro una malattia professionale che nessuna remunerazione compensativa possibile potrà guarire. Ci sono voluti anni e sforzi della buona politica, anni di ricorsi giudiziari grazie alle associazioni …..e al provvido DLL del senatore Casson ex magistrato, promotore di una legge sulla questione dell’amianto, sulla base di un’inchiesta sui veleni delle fabbriche, perché si arrivasse al riconoscimento di condanna per gli ecoreati e la tutela dei lavoratori esposti e contaminati. Ma tutt’ora i lavoratori colpiti sono solo fantasmi per chi dovrebbe provvedere alla tutela di quei lembi di carne rimasti intatti in un corpo dove l’ absesto d’amianto o altri veleni si sono depositati e che, prima ancora del Covid, hanno tolto loro un lungo e normale respiro ed una vita sociale accettabile. Solo fantasmi, quando invece le maestranze industriali avrebbero dovuto creare ambienti di lavoro non nocivi, quando non hanno parlato in tempo nascondendo la verità alle istituzioni che, attraverso il mancato controllo delle agenzie preposte, hanno trascurato il valore della salute umana, della vita. Come le mosche gli uomini sono stati trattati in passato e ancora adesso si continua a inquinare,a sottovalutare, a non voler vedere i danni che i veleni provocano non solo negli ambienti di lavoro, nella natura libera che vorrebbe essere goduta da cittadini altrettanto liberi di respirare i suoi profumi.Ma possibile che dal riconoscimento degli errori del passato non sia arrivata la coscienza di provvedere affinchè l’inquinamento sia contrastato ad ogni livello ? E se nei ricordi torna l’immagine di un ambulante che vendeva per strada il Ddt che riempiva delle pompette a stantuffo che le donne accorse spruzzavano, poi, in casa per eliminare le fastidiose e nocive mosche, e se si chiudeva l’ambiente perché il liquido spruzzato facesse il suo effetto, se non si conosceva a quei tempi come fosse nociva per l’uomo tale sostanza, oggi non è più accettabile e rimandabile un piano della tutela degli ecosistemi fluviali, di bonifica delle terre avvelenate dagli scarichi industriali, non è accettabile che la Regione non attui un piano di emergenza per la sorveglianza dei lavoratori esposti a queste sostanze e provveda al rimpiazzo dei medici del lavoro andati in pensione con nuove nomine. Indigna udire che i ritardi nelle chiamate a visita di controllo delle malattie professionali al “Madonna delle Grazie” di Matera stanno per regolarizzarsi mentre la malattia e la sofferenza incontrollata può avanzare liberamente .Solo ora dal vertice del dipartimento regionale Salute e tutela della persona è udibile l’annuncio che si stanno trovando i finanziamenti per riattivare il servizio di sorveglianza dei malati esposti. Possibile che l’uomo, il cittadino, i lavoratori siano ridotti ad insetti da lasciar morire con i vari ddt forse, proprio oggi che l’informazione non manca e rende accorti? E si preferisce “chiuderli“ nei limiti morali dell’indifferenza amministrativa di Regione, di Comuni interessati dalle aree industriali che nel Basento versano chissacchè, di associazioni ambientaliste che gridano, premiano e si lavano le mani. Si tarda ad aprire le” porte “ della coscienza quando le”mosche” tutte stecchite non saranno più un peso per la loro programmazione di intenti, per i loro bilanci asserviti ai territori che sono nei loro pensieri con bandi sui parchi e giardini storici con i fondi del PNRR. Se non si tutela la salute pubblica, vorremmo sapere chi godrà dei parchi storici e delle bellezze paesaggistiche per la cui cura l’assessore Rosa comunica un grosso finanziamento? Non era forse lo stesso che nel governo Pittella, dai banchi dell’opposizione, lamentava inoperosità amministrativa in merito alla bonifica di luoghi inquinati ? Quali risposte ha dato la Regione Basilicata in questi anni di governo al problema? E allora ci si chiede chi siano le “mosche noiose” che ronzano a vuoto, si “nutrono” di uomini trascurati nei bisogni, nel loro diritto alla vita? Non la popolazione che merita uno sviluppo sostenibile della propria terra più che dirigenti amici e conoscenti di chi comanda a muovere una giostra che non gira nel verso giusto. Quelli che non affrontano i problemi sono le “le mosche” pericolose, i“parassiti” che chiusi negli spazi del loro perbenismo inefficiente e dannoso, tacciono sulla gravità, differiscono gli interventi necessari. E la Scanzano-scorie è lontana. Lottava per la compromissione di un territorio nel futuro quando già i veleni erano nei mari, nei fiumi nei canali,sulla terranostra. Le voci più non si levano. Ad ogni annuncio, ad ogni allarme senza megafono sembra seguire un silenzio che pare un lasciapassare. In definitiva in Basilicata si sente dire ingiustamente, e chissa il perché, “tre iuorn s’ chiang u muort”. Per dire che ciò che succede ormai è successo e nulla si può fare dopo lo sgomento iniziale. Ma non tutti si rassegnano. Le famiglie che hanno vissuto i drammi personali, il signor Mario Murgia dell’associazione italiana esposti all’amianto, ex lavoratore della Valbasento , impegnato a far rispettare il diritto alla salute, alla residua salute, a far suonare le sirene e allertare le Istituzioni che oggi esercitano solo una “sorveglianza farsa”. Occorre fare rumore per i tanti morti italiani a causa dell’inquinamento, per noi,popolo lucano che aspetta un cambiamento.