
MICHELE PETRUZZO
In un complicato momento storico, come quello attuale, fare politica non è affatto semplice. Qualcuno potrebbe sostenere che davanti a uno scenario così drammatico, segnato dalla pandemia e dalla guerra, la politica finisca inevitabilmente in stand-by. La speranza, tuttavia, è che questo non accada e che proprio la politica riesca a trovare risposte e soluzioni, dal nazionale al locale.
Qualche mese fa il Pd Basilicata eleggeva il suo nuovo Segretario regionale, dopo un lungo periodo di commissariamento. Negli ultimi giorni si è riunita la Direzione regionale del partito. Cosa è emerso? Cosa aspettarsi da questo nuovo inizio? Ne ho parlato con Raffaele La Regina, Segretario del PD Basilicata.
Ucraina, sanità, rapporto con i territori. Diversi i temi discussi dalla Direzione regionale del PD Basilicata. Come esce il partito da questo importante appuntamento?
Dopo anni di assenza di una direzione politica, sono ancora diverse le ruggini e le difficoltà che quotidianamente emergono. La forza del PD, però, è proprio nel suo pluralismo che si esprime in appuntamenti e organi specifici, come la Direzione regionale, dalla quale è emersa una posizione molto netta rispetto alla crisi del governo regionale: siamo e resteremo opposizione critica e propositiva. Se questo governo non avrà la forza di andare avanti, il Presidente Bardi non potrà che restituire la parola ai lucani e non cercare altrove energie per vivacchiare.
“Ci siamo per i lucani, non per Bardi”. Qual è il significato di questo slogan lanciato dal PD Basilicata?
È la rappresentazione plastica del ruolo che svolge l’opposizione. Tutelare le istanze e i bisogni delle persone che hanno dato fiducia al PD e al centrosinistra, ma anche di quelle che hanno creduto alle false sirene di un sedicente “cambiamento”. Significa sbarrare la strada al trasformismo e non salvaguardare il tornaconto di un gruppo di interesse legato unicamente al proprio destino personale. Siamo una comunità, non una accozzaglia di singoli individui uniti unicamente dalle ambizioni personali. Noi siamo altro, quello che succede a via Verrastro è desolante: dalla presa d’atto di una coalizione che non esiste più al caso Tisci. Dalla vicenda legata ai tamponi ai concorsi fantasma in Gazzetta Ufficiale. Un insulto ai lucani e alla politica.
Un altro importante tema è quello della ricostruzione a sinistra. Le agorà, lanciate dal Segretario Enrico Letta per ricucire il campo progressista, stanno producendo l’effetto sperato? In Basilicata a che punto è il lavoro?
La piattaforma delle Agorà ha generato un grande coinvolgimento dei territori, dei circoli, dei militanti e delle militanti, delle diverse realtà politiche e sociali. Ci permettono di approfondire questioni specifiche e restituire protagonismo ad una comunità che per troppo tempo è stata sacrificata sull’altare dell’individualismo. Siamo tornati a confrontarci sulle grandi questioni, unendoci nei valori e lasciandoci contaminare dalle esperienze virtuose che esistono fuori dal PD e nel campo largo del centrosinistra. Abbiamo svolto oltre 15 Agorà e ne abbiamo in agenda molte altre. Concluderemo con una grande agorà sul lavoro e la transizione. I circoli hanno avuto, finalmente, l’occasione di esprimersi anche attraverso i vademecum. Un percorso, quello delle Agorà e dei vademecum, che ci porterà ad una grande conferenza programmatica nella quale presenteremo un nostro piano di sviluppo per la Basilicata.
Veniamo ora alle questioni interne al partito. Sono ormai trascorsi alcuni mesi dall’elezione della nuova Segreteria regionale, dopo un lungo periodo di commissariamento. Attualmente in che stato di salute versa il PD Basilicata?
Tre mesi sono davvero troppo pochi per valutare lo stato di salute del PD. La convalescenza sarà ancora molto lunga perché per molti anni è mancato non solo il medico, ma proprio l’ospedale. Ricordo una bella foto di Antonio Luongo con il camice. Provò anche lui a curare il PD, ma posso dire, con una nota di amarezza, che il suo tentativo venne ostacolato dai tanti “io” e dai pochi “noi”. Bisogna restituire alla politica il suo primato e questo avviene riconoscendo il ruolo del partito. Troppo a lungo il partito è stato eterodiretto dalle istituzioni. Lavoriamo affinché il PD riacquisisca il suo ruolo di guida dentro e fuori le istituzioni. Oggi il PD di Basilicata vive una condizione economica molto negativa, non ci sono risorse per svolgere attività politica e, con grande sacrificio, stiamo lavorando per riaprire una sede fisica. Una eredità molto scomoda. Approfondiremo alcune situazioni lacunose e credo che ci sia bisogno di riaprire un dibattito sul costo della democrazia. Senza i partiti non esiste democrazia e con questi partiti c’è estrema difficoltà nella formazione delle classi dirigenti. La politica diventa così appannaggio dei pochi che possono permettersela o, peggio, di chi la sfrutta.
Quali impegni e sfide attendono il PD Basilicata nei prossimi mesi?
Le sfide elettorali, a partire dalle prossime amministrative alle quali è necessario forgiare e rafforzare il campo largo che possa rappresentare un modello per il futuro. Ieri Enrico Letta al congresso di Europa Verde ha indicato la via: un’alleanza democratica, ecologista, femminista e progressista. Un percorso da costruire con umiltà e coerenza, un patto forte e chiaro che parta dalle grandi questioni: energia e ambiente, transizione, automotive, infrastrutture, crisi aziendali, PNRR, sanità di prossimità, ricerca, agricoltura sostenibile, spopolamento e diritto a restare.
Dal locale al nazionale: questa complicata e tanto discussa legislatura, iniziata nel 2018, si appresta al suo ultimo anno. Il PD ha svolto bene il suo compito nel governo Draghi oppure avrebbe potuto fare meglio? Ci sono stati posizioni e scelte che non ha condiviso?
Il Governo Conte II si è caratterizzato per politiche fortemente keynesiane che hanno dato una scossa all’Italia delle disuguaglianze. Durante la prima fase pandemica l’Italia è stata un riferimento per tutto il mondo e ha vinto la battaglia europea del Next Generation Eu grazie al lavoro, fra gli altri, di David Sassoli. C’è stata un’attenzione senza precedenti verso il Mezzogiorno con il Piano Sud 2030 e il vincolo del 34%. Il Governo Draghi ha svolto con autorevolezza, riconosciuta a livello internazionale, la campagna vaccinale e la programmazione economica. Diversi gli interventi significativi specialmente nella tutela del lavoro. Oggi ci troviamo in una situazione difficilissima: quella di un conflitto alle porte dell’Europa con un aggressore come la Russia da condannare. Credo che il PD abbia svolto un lavoro lodevole in entrambe le esperienze e che possa continuare a rilanciarsi attraverso un’agenda sociale che metta al centro le giovani generazioni, il lavoro e la transizione, ma anche questioni civili come l’eutanasia legale, la cannabis, il ddl Zan.