Basilicata e futuro possibile: la resilienza digitale

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Riuscireste ad immaginare la nostra vita moderna senza internet? O senza un Pc? Impossibile, direte. Se un ipotetico ritorno “agli albori”, fatti di carta e penna in larghissima misura, potrebbe esser ormai quasi irrealizzabile, per diretta proporzionalità, la digitalizzazione d’ogni ambito umano è ormai divenuta una necessità, oltre che un fenomeno ascendente ormai ampiamente sedimentatosi. Ma, naturalmente, per quanto assodato, un processo di evoluzione tecnologica non è esattamente una linea retta, che percorre un immaginario spazio seguendo un’unica direzione e, magari, muovendosi sempre alla stessa velocità. Ecco perché, in questo senso, da diversi anni si parla di “accelerazione digitale”: prima in punta di piedi e principalmente in ambito aziendale, poi a piena potenza durante la pandemia, quasi tutte le attività umane si sono integralmente o quasi spostate su piattaforme virtuali. Un’emergenza prima, una necessità oggi: ma, si sa, dove c’è l’uomo convivono spesso luci e ombre. E se, proprio nei giorni scorsi, il rapporto Yoroi-Tinexta, azienda italiana leader della sicurezza informatica, ha evidenziato un aumento esponenziale dei cyberattacchi nel 2021 in ragione di un utilizzo spaventosamente cresciuto degli ambienti virtuali per le più disparate attività, diviene sempre più chiaro l’importanza di un concetto fondamentale: la resilienza digitale.

Se le meraviglie naturali e culturali della Basilicata sono, per noi lucani, cosa nota e forse “scontata”, per il resto del mondo non è propriamente così. Ed è naturale che per lanciare sempre di più la nostra regione, scrigno prezioso seppur ancora non giustamente e totalmente riconosciuto, urge una “rivoluzione” digitale che, nella nostra regione, stenta a decollare. Ma, contemporaneamente al potenziamento e all’ampliamento delle struttura informatiche e dei servizi digitali, ormai volani potenti per l’economia e le micro economie (la vera anima della nostra regione), serve ovviamente imparare a “resistere” all’enorme accelerazione digitale. Perché tuffarsi “ignudi” in un mare colmo di squali, non è esattamente la mossa più azzeccata. Ma quali sono queste avversità? Per darvi un’idea del fenomeno, nei primi due mesi del 2021 l’Interpol ha segnalato circa un milione di messaggi “spam”, quasi mille incidenti di grandi proporzioni legati a malware e cyberattacchi e circa cinquantamila indirizzi web dannosi, tutti correlati alla pandemia. Ma con l’evolversi degli attacchi e il loro complicarsi, si evolve anche la sicurezza: l’automazione e il machine learning introdurranno, da qui a pochi anni, la più grande trasformazione della sicurezza informatica nel futuro a breve termine, dove proteggersi dai “mali” informatici sarà completamente affidato ad intelligenze artificiali in grado di “imparare”, in tempi rapidissimi, a difendersi da minacce nuove e sconosciute. Mentre a più lungo termine uno dei rischi più pressanti è rappresentato dall’informatica quantistica che potrebbe sgretolare, in pochissimo tempo, la crittografia attualmente utilizzata dalla maggior parte delle imprese, delle infrastrutture digitali e delle economie. E non solo: il cloud computing, l’apprendimento e il lavoro a distanza, le blockchain.

Tutte realtà dall’immenso valore culturale e sociale ma anche dal minaccioso e spaventoso potere: essi infatti, portano con se dei “doni” molto poco piacevoli. Secondo il citato rapporto Yoroi, infatti, gli attacchi di tipo “zero-day malware”, cioè criticità e applicazioni pericolose non note ai sistemi antivirus, rappresentano il 76% delle minacce malware attuali. Il phishing e lo spear phishing, vale a dire una truffa digitale specificamente mirata a una singola individualità che sia una persona fisica, un’organizzazione o un’azienda, sono stati invece i vettori malevoli e più adottati nel 2021. Senza contare, in aggiunta, i terribili ransomware, attacchi software sistemici in grado di bloccare interi apparati informatici e che solitamente sono l’alba di una richiesta di riscatto molto ingente. E, dulcis in fundo, lo scorso anno è stato riscontrato anche un vertiginoso aumento di attacchi definiti di “social engineering”, ovvero una complicata manipolazione di persone allo scopo di ottenere informazioni personali riservate o per accedere a computer e installare software dannosi. Ecco perché, in sostanza, è necessario ripensare non solo la “meccanica” strutturazione della rete digitale e degli strumenti in remoto, ma anche “reinventare” gli scudi che proteggano, eventualmente, i suoi utilizzatori, passando da un tradizionale concetto di sicurezza ad uno più moderno e lungimirante di resilienza.

Ma cos’è la resilienza? È la capacità di adattarsi e superare qualsiasi stress, pericolo, malfunzionamento e criticità che potrebbero mettere a rischio un intero ecosistema digitale. Per queste ragioni, lo sviluppo digitale e informatico del territorio lucano, che ha subito una netta impennata durante la pandemia, dovrà sicuramente esser accelerato ma, al contempo, giustamente direzionato: sarà necessario guardare molto al di là e compiere scelte lungimiranti e che possano rilanciare la regione in ambito virtuale e digitale tenendo, però, presente quanto veloce i due segmenti si evolvano. Per questo, la crescita digitale della Basilicata, un processo non escludibile e necessario, dovrà avvalersi dei concetti più innovativi per resistere alle avversità e, al contempo, mostrare al mondo il cuore pulsante della multi-cromaticità culturale della regione Basilicata. La Basilicata può e deve imporsi come uno degli attori più importanti in ambito digitale e a livello globale: ne ha pienamente capacità e la sua offerta, culturale e non solo, è teoricamente infinita. Ma è necessario affrontare la sfida a livello istituzionale e con una pulsante lungimiranza, creando una osmotica infrastruttura digitale in grado di accogliere e favorire le piccole e medie imprese, oltre che i piccoli e grandi attrattori turistico-naturali, non dimenticando ovviamente le grandi realtà culturali che la Basilicata offre. Tutte realtà che costituiscono, assieme, la spina dorsale dell’economia lucana ma che, naturalmente, non potrebbero resistere da sole ad attacchi sistemici ed organizzati in grado di sbaragliarle e metterle ko in pochi istanti, anche se potessero accedere alla migliore infrastruttura possibile. Ma non è solo “fredda matematica”: è necessario, oltre ad una potente e sicura infrastruttura, anche educare ad un utilizzo sensato e intelligente delle risorse di internet. Servono veri e propri corsi di alfabetizzazione hardware e software, possibilmente di massa, visto che, solitamente, ogni minaccia cibernetica nasce e sopravvive sfruttando le debolezze del “wetware”, ovvero l’utente in carne e ossa, costringendolo in linea di massima a commettere grossolani errori basati sulla superficialità o sulla distrazione. Esser presenti e resistere alle avversità: potrebbe essere questa la reale spinta per imporre, ancora di più, la regione Basilicata sulla scena internazionale.

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