Ci sono persone cui l’aggettivo burocratico, pur nella sua accezione negativa ( che intende sottolineare un comportamento cavilloso, improntato all’esagerato richiamo al regolamento) dice evidentemente poco. Per queste persone bisognerebbe anche aggiungere: incapace di ascoltare la gente,menefreghista e per niente predisposto a risolvere I problemi. Uno di questi burocrati si trova all’asp e ha in mano un settore vitale per la popolazione assistita, quello della continuità assistenziale. Ora, che la situazione di questa settore della sanità , il più prossimo ai cittadini e il più vicino alle situazioni di emergenza, sia diventata grave per la penuria di medici, anche in seguito alla corsa al pensionamento che molti sanitari in Basilicata hanno fatto, è cosa nota ed oggetto di interventi a tutti I livelli. Ci sono concorsi che non si fanno e ci sono vuoti che non si colmano per tutta una serie di motivi che non attengono per la verità alla responsabilità delle Asl ma alla inerzia regionale e al rifiuto di molti medici a venire in Basilicata. Ma proprio perchè la situazione è grave e rischia di avere conseguenze anche penali, ci vorrebbe una capacità di affrontare le emergenze che invece è totalmente assente, magari trovando soluzioni concordate con le associazione dei medici di continuità assistenziale o magari ascoltando le loro proposte circa il modo di affrontare l’emergenza, in attesa che gli organici vengano rimpinguati. Invece nulla di tutto questo, così che se qualche medico facesse vedere i turni notturni cui è costretto in un mese, ci sarebbe da domandarsi come facciano queste persone a mantenersi ancora in piedi. Per chi non avesse dimestichezza della questione, l’organizzazione è, per l’inverno, di quattro medici per comune o meglio di otto medici per due comuni vicini( in modo da garantire anche eventuali coperture d’emergenza reciproche) mentre per l’estate è di 6 per gli stessi due comuni. Ora, venendo meno I numeri a regime, a causa ,come si diceva ,del personale sanitario non rimpiazzato, un ufficio che voglia affrontare l’emergenza deve porsi il problema di come procedure a rinforzare almeno quelle situazioni limite, magari togliendo prossivoriamente qualche medico in quella coppia di comuni a minore densità di popolazione, oppure alleviando particolari situazioni di carenza con il ricorso a medici che lavorano nei comuni dove l’assistenza di emergenza è assicurata comunque dalle strutture ospedaliere. Insomma ci vogliono proposte ed idee ma sopratutto una capacità di sollecitarle, ascoltando i Sindacati, riunendo I medici , proponendo soluzioni. Dire: “arrangiatevi” non è nè serio nè professionale. Rocco Rosa
L’ASP FA SPALLUCCE SULLA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE
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