Tramutola è centro antico a matrice monasteriale Bizantina, sviluppatasi prevalentemente come polo di colonizzazione agricola. La testimonianza più tangibile è rappresentata dalla lunga lista di parole di origine greca che si odono nel dialetto del nostro paese e di quelli limitrofi. Mi auguro che con l’aiuto della filologia, nel prossimo futuro, si possano scoprire tutte le origini greche di Tramutola e della Val d’Agri.
Dal Vesperale di San Luca Abate di Armento, siamo informati che il monaco basiliano venne in Val d’Agri al vecchio e diroccato Monastero di San Giuliano, nei pressi di Tramutola Vecchia, lo ricostruì e molti uomini accorsero a lui e, con questi, iniziò un’opera di colonizzazione (cfr. il mio articolo sul blog: Sulle orme di San Luca Abate alla ricerca di Tramutola Vecchia).
Il cenobio di Santa palomba, coperto dal silenzio documentario, é l’unica favilla sulle direttrici viarie, tra la Val d’Agri e il Cilento, con Tramutola, passaggio obbligato tra le due regioni. Il territorio di Tramutola è frontiera aperta tra la Val d’Agri e il Cilento e alcuni vescovi della diocesi di Marsico, allentandosi i vincoli di dipendenza dalla lontana Roma, favorivano nel territorio della Val d’Agri l’inserimento della Chiesa greca.
La cappella di San Giovanni di Tramutola, oltre all’altare maggiore di marmo intarsiato, a vari colori, conteneva due altari uno dedicato a S. Caterina, l’altro a S. Maria di Costantinopoli con i quadri di patronato della famiglia Terzi, che concorse ai restauri nell’anno 1656. L’altare dal lato destro era sormontato da un quadro che rappresentava S. Domenico Soriano, con al disopra un altro quadro più piccolo di San Francesco di Paola.


La presenza di questi due quadri nella cappella S. Giovanni di Tramutola, sono indizi dai quali si ricavano le orme di popolazioni greche in conseguenza alle varie colonizzazioni Bizantine.
Il ripopolamento dei casali abbandonati della Val d’Agri é la prima attività pratica, dei monaci basiliani di rito greco che eseguono in questi luoghi. I casali abbandonati, a seguito della malaria, distrutti dalle incursioni saracene, sono ripopolati dai fuggiaschi che seguono i monaci basiliani.
Nella basilica di Viggiano si venera la Madonna Nera del Sacro Monte, patrona e Regina della Lucania. Si ritiene che la scultura lignea dal volto olivastro sia databile intorno al 500 d.c., portata in questi luoghi dai monaci basiliani, insieme ad altre icone bizantine provenienti dall’Asia Minore, scampata così alle persecuzioni arabe contro il culto delle immagini.
Dopo la discesa dei barbari, che distrussero città e paesi, rendendo quasi del tutto selvaggio ed incolte le terre coltivate ed abitate nei tempi dei romani, i Bizantini dominarono nella bassa Italia da Belisario a Roberto Guiscardo.
Per leggere in questi secoli pieni di buio fitto, occorre studiare i nomi del territorio, del torrente, del monte, del bosco.
Da Giustiniano ai re Normanni, uno spazio di seicento anni è l’oscurantismo più assoluto del medio-evo.
Oltre allo studio dei luoghi occorre investigare e paragonare dialetti, cantilene, fiabe, proverbi, usi, costumi, giochi, nenie e tradizioni popolari di tutta la zona della Val d’Agri.
Dal V all’XI secolo d.c. nacque la lingua geografica, unico documento storico di quel periodo oscurissimo, oggetto di studio sia del filologo che dello storico.
Durante i sei secoli di oscurantismo emigrarono dall’Oriente alle coste Tirreniche, Joniche ed Adriatiche masse di coloni, di soldati e avventurieri, nonché sciami di monaci Basiliani al tempo delle persecuzioni iconoclaste(1).
Otranto e Rossano furono i due scali fra le coste italiane e greche, onde i numerosi coloni si sparsero man mano nell’interno della terra ferma. Nella vicina Calabria, indipendentemente dalle numerose colonie italo-albanesi di rito greche, vivono ancora oggi popolazioni di lingua greca a Bova e nei paesi limitrofi.
Non vi fu terra più prossima al mare che non ebbe colonie greche, oltre i monaci greco-basiliani.
Questi fatti spiegano la traduzione greca più antica dell’Editto Longobardo di Rotari nel Principato di Salerno del secolo IX, che si estendeva fino a Taranto e al Crati.
La traduzione ufficiale in greco del codice di Federico II, pubblicato nei comizi di Melfi, il fatto che notai e testimoni scrivevano in greco e altri ancora in greco e in latino.
Non sono atti sporadici di coloni sparsi ed individui di poca importanza, né di frati e di conventi, né di preti e di chiese, ma è tutta una società organizzata che impronta in lingua greca i rapporti della famiglia, della giustizia e del possesso.
I greci furono prepotenti con i popoli soggetti. Essi ci tenevano ad imporre la loro lingua, gli usi e costumi e riti religiosi. I Greci spadroneggiatori furono in lotte secolari con i longobardi, con i Franchi e con gli stessi Normanni vincitori.
Vinti i Greci, il grecismo dovette cedere il posto al latino che i Normanni assunsero sotto il loro patrocinio.
Non occorre grande cultura classico-filologica per comprendere che molte parole dialettali Tramutolesi hanno origine prossima dal greco. Si riportano alcune di queste parole, ancora in uso in Tramutola, raccolte e selezionate(2):
alerta stare in piedi
àpule àpule soffice
arrappato rattoppatura, rughe
arrocciliare avvolgere
àscimo pane non bene fermentato
attàne padre
babasone balordo, scemo
caccavotto laveggio
cacone buca aperta, cocchiume della botte
calanca frana
calandra allodola
calavrone scarafaggio
camastra catena
caruso taglio dei capelli
centra cresta del gallo
chiatto grosso grasso
cimoliello è il grumolo della lattuga
cocozza zucca
còfano cesto di vimini
cozzetto l’occipide
fazzatòra la madia
galetta vaso di legno con manico
gorgia la gola
grasta coccio di vaso
‘mbroscinare avvoltolarsi per terra
‘nchiemare imbastire
‘ngogna angolo
‘ngegnare cominciare ad usare un vestito
iscì iscì comando per fermare l’asino o simile
làgana lasagna
lapazzo erba lungo i corsi d’acqua
macàri Dio esclamazione
mantèca è il burro chiuso in una scorza di formaggio
maruca lumaca
matassa di cotone o filo
mollica midollo del pane
montone mucchio
morra di pecore branco di pecore
naca e nacare culla e cullare
pazziare scherzare
perna ammasso di fieno a forma di piramide
pizzo estremità, orlo
ràdica radice
rovagno vaso in generale
romato letame
ronciglio ronca piccola e ricurva
rosicare rosicchiare
rùmmolo straccio avvolto di figura rotondo
salamorra la salamoia
scarcella pizza rustica
sceppare strappare con impeto
scherda tacca di legno
schizza goccia
sfizio desiderio
smorfia faccia deforme
sterpone albero invecchiato
tann’ per allora
tappine pianelle di infime qualità
taròcciola carrucola
tròccola strumento usato nella settimana senta in luogo del suono della camapana
tumpagno quadro in legno usato dalla massaia
tuppe tuppe battere alla porta
tuzzolare bussare alla porta
ulmo al gioco del vino
vallone fosso stretto
vantèra grembiule di pelle dei fabbri
viluozzo fungo uovolo
visciòle vescichette
vramare voce di fremito
zeaglia ligaccia da calze
zenca pezzettino
zico pezzettino, briciole
zimmaro caprone
zitella senza marito
zito lo sposo
zizze mammelle
(1) Avversavano il culto e l’uso delle immagini.
(2) G. Racioppi STORIA dei Popoli della Lucania e della Basilicata – Roma Ermanno Loescher & C.° Via del Corso, 307 – 1889.
L’autore ha pubblicato“Tramutola Il Monastero di Santa Maria del Carmine”, RCE edizioni srl Napoli. Nel 2007,, “I Beni Culturali di Tramutola IL PALAZZO ABBAZIALE”, stampato dalla Tipolitografia Centro Grafico di Rocco Castrignano – Anzi e, nel mese di gennaio 2013, “La Centrale Idroelettrica di Caolo” Storia della prima fonte di energia rinnovabile della Val d’Agri-Il Giardino di Azimonti EDIZIONI.
Tra l’anno 2012 e 2013 ha pubblicato, con la RCE multimedia di Napoli, “I Corletani (Brigantaggio di Basilicata)” lavoro con il quale desidera stabilire una più chiara e netta distinzione fra mito e realtà intorno alla questione del “brigantaggio” di Basilicata.
Durante il mese di ottobre 2013, concretizza un impegno morale assunto anni fa di divulgare le poesie di Giuseppe Pecci, in un progetto comune, insieme ai suoi componimenti. Con il “Viaggio nel Passato” viene proposto l’esperimento di associare poesia e immagini.
Dopo la pubblicazione de “I Corletani” Il Brigantaggio in Basilicata editore RCE MULTIMEDIA Napoli, di cui si sono occupati con interesse il TG3 di Basilicata, il Quotidiano e Liberazione, con recensioni di Mimmo Mastrangelo, nel mese di gennaio 2016 pubblica “I Lupi Del Volturino” editore RCE MULTIMEDIA Napoli. Con questo nuovo libro, l’autore invita a (ri)fare i conti con la storia senza cedere all’apologia del brigantaggio, né ad elevare i briganti ad eroi.
Durante il mese di aprile 2014, ha pubblicato “STORIA di confini e relazioni municipali” edito da Il Giardino di Azimonti EDIZIONI.
