UN UOMO SENZA CUORE

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GIAMPIERO D’ECCLESIIS

Giampiero D'Ecclesiis UN UOMO SENZA CUORE

-Sei senza cuore!- , quante volte se l’era sentito dire nell’arco della sua vita,  -sei freddo, non sai voler bene a nessuno !-

Le parole delle donne della sua vita gli echeggiavano nella testa mentre camminava lungo l’Arno in una sera di tardo autunno, quasi non sentiva freddo l’uomo di ghiaccio.

Luigi Secchi era un uomo normale, di mezza età, una vita di corsa tra ostacoli vari, un matrimonio sempre più vuoto di affetto, una famiglia poco solidale, la sensazione che, come nell’universo, anche nella sua vita sentimentale l’entropia si estendeva inarrestabile.

La madre, il padre, le sue sorelle e via via, sua moglie, i suoi amici pian piano gli erano diventati lontani, indifferenti, freddi come una stella lontana che non riscalda.

Non c’erano figli nella sua vita, nonostante ci avessero provato più volte con la moglie, nonostante tentativi, cure, non erano riusciti a diventare genitori e quindi, nella sua vita, neanche questa fonte inesauribile d’amore era presente.

E così, quando la mancanza di affetto, la assenza di empatia con le persone che gli erano vicine,  diventava più forte, quando la sera gli diventava insopportabile rimanere seduto sulla poltrona di casa a guardare il tg insieme alla moglie, Luigi metteva la giacca ed usciva per fare una passeggiata sul lungo Arno.

La sera era fredda e scura, una sottile nebbia avvolgeva i lampioni che irradiavano una luce asfittica soffocata dalla nebbia e dal buio della notte, l’Arno correva placido sotto la luce del Ponte Vecchio e le botteghe degli orefici, ormai chiuse, erano come palpebre chiuse di occhi che, durante il giorno, risplendevano di gioie e di luce.

Camminava piano, con le mani ben sprofondate nel paltò e la testa un po’ incassata tra le spalle, quasi senza pensare, lasciando che il freddo dell’aria e la nebbia gli salissero su per il naso e immaginando quasi che anche il suo cervello, via via, smarrisse i suoi pensieri tra la nebbia della sera.

Non era così.

Come un tarlo sottile, qualcosa gli sussurrava dalle profondità più ancestrali del suo ventre

-non sei felice, morirai infelice, non sei felice-.

E come un naufrago che cerca di sfuggire alla presa del mare allungava il passo come se potesse fuggire dal dolore amaro che gli risaliva su dalle viscere fino alla mente cosciente.

Era seduta su un gradino all’altezza della piazza dove di giorno si svolge il mercato di pellame, si teneva la testa tra le mani, piangendo.

Si avvicinò titubante, una drogata forse, oppure una matta.

Ma non riuscì a non fermarsi per vedere cosa stesse accadendo. Fu quel singhiozzo ritmato, quel rumore di pianto, come un singulto che lo costrinse a fermarsi.

Aveva le mani bellissime ed affusolate, lisce e compatte, strette tra quella massa di capelli ricci, rossi come le fiamme arancioni che disegna il sole al tramonto dietro le colline fiorentine.

Sollevò piano lo sguardo verso di lui, occhi pieni di lacrime e dolorosi, bellissimi, di un azzurro intenso, le sue labbra atteggiate al pianto avevano un broncio infantile e lui faticò tanto a non allungare la mano per accarezzargli le labbra.

Non disse nulla, e si mise seduto al suo fianco, occhi negli occhi, lacrime nelle lacrime, mentre la campana della torre del Comune scandiva la notte che scorreva via come le sue lacrime.

Il silenzio della sera è come un pianto silenzioso, le lacrime gocce di pioggia, i singhiozzi il latrare lontano di un cane alla luna.

Il viso dell’uomo seduto al suo fianco era come una maschera greca, dolorosa, atteggiato ad un moto di pena e di dolore che non poteva essere per Lei, l’uomo al suo fianco non piangeva il suo dolore perché ne era incapace, ma era dolente come lei che si senti d’un tratto meno disperata.

Le parole fluirono come acqua da una piccola crepa in un argine, dapprima lente e stentate, poi sempre più fluide e veloci, alla fine gli argini si ruppero e fu un alluvione di parole e di emozioni.

Piano, nel diluvio di parole si apri nella mente di Mara un pensiero, dapprima latente, poi più chiaro e luminoso fino ad essere abbagliante, quasi doloroso: E’ LUI! L’ho trovato.

Il suo sguardo si addolcì ad un tratto e un sorriso cominciò a balenare a tratti come una piccola onda che si andava a frangere sugli scogli aguzzi della disillusione dell’uomo.

-Come sei dolce che ti sei fermato. Ci vediamo ancora? Ti prego- e lui rispose

– Non so -, e null’altro.

La lasciò che il mattino quasi già si affacciava con nella testa un solo pensiero, una voce imperativa che gli gridava -Scappa! E’ tutto un pensiero che passa: Nessuna illusione, ritorna a casa!-.

Il lunedì con il lavoro, ritornò il grigio e a tavola a pranzo le poche parole furono ancora più stentate dopo l’alluvione della sera.

All’uscita dall’ufficio, al pomeriggio, se la trovò lì, con un buffo cappello e un sorriso splendente, la guardò nei suoi occhi e si perse.

L’uomo di ghiaccio, piano, si sciolse e le sue labbra poggiate sulle sue, diedero il là al suo cuore che riprese a suonare.

Si è sciolto tutto l’uomo di ghiaccio, è rimasta soltanto una macchia rossa di umido poco lontano dalla porta d’ingresso dell’Ufficio.

Luigi è andato via con Mara.

L’uomo di ghiaccio è morto.

IL sole scendeva piano dietro il campanile, l’uomo di ghiaccio non è più tornato.

 

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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