BY ROCCO ROSA
Mi sono goduto ieri su FB un gustoso siparietto di amiche che parlavano di una commessa poco educata, che confermerebbe la vulgata secondo cui a Potenza non sanno fare il commercio. Un po’ è vero perché ci portiamo dentro i Dna di un popolo contadino che , pur tenendo il mare, non è mai andato per mare ,non ha intessuto relazioni e quando passavano i maggiorenti del paese, scendeva dal marciapiede. Ma la riflessione sulle commesse va generalizzata e non può ridursi ad uno specifico luogo o città. E’ piuttosto secondo me un comportamento da posto fisso, che non è una prerogativa dell’impiegato pubblico ma anche , e lo vedremo, di alcuni impiegati del privato. Io vedo ad esempio a Potenza due categorie di commessi, l’uno in regime veramente privatistico e l’altro in regime di grande impresa pubblica attraverso i network oppure catene della distribuzione. Fatte le dovute eccezioni, generalmente quelli che lavorano con il privato singolo sono prossimi ad una condizione di schiavitù: pulizia del locale, stipendio di fame, non c’è orario, non c’è apertura straordinaria che è pagata. Quelli che al contrario sono tutelati da contratti nazionali, hanno uno status di gran lunga più favorevole e si comportano di conseguenza, consapevoli dei loro doveri ma soprattutto attenti alla salvaguardia dei loro diritti. Capita così , ma prego il lettore di non generalizzare, che andando in un grande negozio del fai da te, ti trovi a dover fare da te nel verso senso della parola, perché non ti aiutano manco a morire. E’ evidente che la maggior parte della clientela, muratori, artigiani, falegnami, gente che sa usare le mani non ha bisogno di domandare spiegazioni e va a prendere le cose che gli servono, della misura che gli servono . Ma c’è una parte di cittadini che a dover aggiustare un mobile, o a scegliere un attrezzo ,non ci si raccapezza e , se non se ne esce subito, finisce col comprare cose che non gli serviranno se non viene adeguatamente aiutato a scegliere. Ebbene, vi prego di credermi, ci sono negozi nei quali come entri incomincia la gara degli sguardi che si evitano. Tu alzi un dito e loro si girano dall’altra parte, tu ti avvicini con educazione e loro fanno finta di non vederti, e ,se proprio sei uno tosto che chiedi , affrontando di petto il commesso di turno, allora ti senti rispondere : quinta fila a destra. Ecco alla quinta fila a destra ho comprato un telecomando che non si adatta al cancello e che non posso tornare indietro perché l’ho aperto. E allora non parliamo di potenza o di bari, parliamo di sindrome da posto fisso, di atteggiamento di chi ogni giorno non deve lottare per la sopravvivenza nel posto. Qui si annidano comportamenti che si avvicinano a quelli dei tanto vituperati impiegati statali . Ovviamente senza generalizzare, perché sarebbe scorretto nei confronti di tanti loro colleghi che sono gentili e professionali. Come nel posto fisso statale , anche in quello privato tutto dipende da chi dirige, da chi forma il personale, da chi gli insegna i comportamenti giusti .