
ANNA MARIA SCARNATO
Chi pensava che nel tempo l’evoluzione, il progresso scientifico e tecnologico che hanno attraversato i secoli, hanno trasformato i territori, delineando nuovi confini politici, le condizioni sociali ed economiche dei popoli, hanno cambiato mode e stili di vita, hanno permesso di viaggiare fuori dal pianeta per conoscere l’universo e migliorare il sentire umano come parte di un’unica dimensione che si esplica nel condividere le risorse di una terra che in definitiva non appartiene a nessuno nella consapevolezza della finitudine umana, si è sbagliato se considerava l’essere uomo una persona migliore solo perché usa il cellulare, il computer, parla più lingue. L’uomo non ha cambiato il volto, quello vero, nascosto agli altri ma manifesto quando la sua aspirazione mira a detenere a tutti i costi un potere, anche il più perverso, quello che domina gli altri, costituisce “imperi” politico-finanziari giustificati da opere comunitarie, per le famiglie. Per la famiglia, la propria o al massimo le famiglie accolite… la gens romana. Costasse pure il suo progetto abbandoni, cruenti battaglie, imposizioni, indifferenza e cinicità. E mentre gli archeologi e studiosi dell’antica Roma, delle sue colonie, delle tradizioni, scavano per illuminare oggetti d’uso, mosaici, statue, graffiti, monete, affreschi, tirati fuori dagli scavi di Pompei, ecco che l’altro giorno si è notiziato sulla scoperta di una iscrizione elettorale sulla parete di una domus pompeiana, appartenuta forse al candidato, un tale Aulus Rustius Verus, o a un suo sostenitore. Invitava gli ospiti invitati in quella casa, gli elettori, a votare per lui alla carica di duumvir cioè di magistrato con funzioni specifiche atte a soprintendere anche a incarichi politici e amministrativi. Oggi equivarrebbe alla candidatura a sindaco di una città o presidente di regione. Secondo i latinisti, studiosi di storia antica, la presenza di un forno nella domus rappresentava il pane, il primario bisogno dell’uomo sul quale si costruiva la fortuna elettorale delle più alte cariche del tempo, elette dal popolo. Il suo prezzo era condizionato dalla disponibilità al voto. Uno scambio di voto, insomma, al tempo dei Romani. La sottomissione di una classe sociale “ingabbiata” in obblighi verso i poteri più forti che ambivano a tutti i costi ad un’alta carica, una classe popolare condizionata nella scelta tra il poter soddisfare i suoi bisogni essenziali, il pane per la famiglia, o la fame. Insieme ai corpi sepolti dalla lava, emerge la formazione del pensiero del passato, l’agire dei potenti e la costrizione dei sottoposti di un tempo lontano. E Pompei si rivela non solo luogo dove si scoprono ogni giorno tombe e meraviglie, ma conferma che passano i secoli ma l’indole, le forze istintive e malsane dell’uomo politico che si spaccia per samaritano che pensa al popolo, in verità non lo sfama, lo usa per sottometterlo al suo potere. Esso è qui nel nostro presente a rubargli la libertà e i diritti fondamentali, strumetalizzando il suo bisogno e la paura del futuro. E la progenie si riconferma nel modo di attirare il popolo con cene e banchetti, preludio e pregustazione di un successo elettorale.Tratta il popolo da “affamato”. Ieri il pane, oggi focacce e vivande succulente sulla tavola della propaganda e degli accordi elettorali. “I Patrizi” scendono a patti con i “plebei”, si scambiano i favori…… il prezzo del “successo” è il “pane” dei bisognosi, un posto di lavoro già pronto, un altro promesso prima del voto, un altro subito dopo le elezioni. Concorsi ad hoc, bandi specifici, assunzioni camuffate da urgenza e scarso personale… E il tempo molti politici, che oggi scalpitano per la loro candidatura, lo passano al telefono, chiedendo agli “amici” un appoggio, al tavolino di un bar o ristorante dove nessun orecchio sente, un voto, sì, per continuare a reggere le sorti di un consiglio comunale o regionale o altro governo, un sostegno condizionato, da “ricordare”, agli imprenditori che dispongono di un cospicuo numero di voti, a quelli forse a cui hanno già “pensato” nel loro mandato precedente o attuale e dai quali aspettano un ringraziamento. Così si consuma il diritto di ogni uomo ad avere un lavoro, di portare il pane a casa, il “pane” libero, non donato da mani che danno solo per avere. Si consuma il dovere di chied.ere un voto pulito, meritato. Il voto di scambio è un reato e la cronaca spesso ha riportato casi acclarati. Sarà il DNA della Gens Romana di Pompei a corrompere l’uomo, sarà che è rimasto vivo nel sangue nazionale? Pompei e i ritrovamenti ultimi relativi alle consuetudini preelettorali, laddove si consumano oggi, dimostrano che la Storia continua e perciò non è segno distintivo di progresso morale. Dentro quest’uomo è rimasto uguale