L’EQUILIBRIO, QUESTO SCONOSCIUTO

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CATERINA ARRIGONI

CATERINA ARRIGONI

Non si può certo sperare che sia il sole, tornato a splendere su tutta l’Italia, a spegnere il fuoco delle polemiche accese sull’episodio di Ventimiglia.

Non voglio aggiungere polemiche, come sale sulle ferite, preferisco esaminare i fatti, per tentare di capire come si arriva a certi comportamenti.

E’ indubbio che l’Italia, ancora una volta lasciata sola dall’Europa, stia subendo una incontrollabile occupazione. Vediamo sbarcare molti giovani in buona salute, poche donne con bambini e molti minori soli. Andiamo loro incontro ,li salviamo, li rifocilliamo e diamo loro un riparo, ove possibile anche una casa..

 Giusto e normale.

Ma, la situazione delle città dove i migranti trovano una sistemazione,  non può essere paragonata a quella che si verifica ai confini con la Francia cioè a Ventimiglia, e con la Svizzera, cioè a Chiasso.

Lì i migranti arrivano a centinaia e premono non per rimanere, ma per sconfinare.

I nostri poliziotti hanno il compito di dissuaderli dall’attraversare i confini, e bisogna riconoscere che non è facile.

Sotto il sole cocente o l’improvviso ciclone, col casco in testa e la tuta antisommossa, stanno lì davanti, in fila, a subire ogni tipo di provocazione, senza diritto di reagire, responsabili di danni che i migranti possono cauisare a se stessi o agli altri. Qualcuno muore d’infarto, vittima del dovere si dice. E qui poi i silenzi di certe forze politiche pesano più delle parole ufficiali delle istituzioni.

Certo, è quello il loro dovere, lo  scelgono, nel momento in cui giurano fedeltà allo Stato e alla bandiera, ma dovremmo fare tutti un turno con quel casco in testa,  centinaia di sconosciuti che ci vengono addosso con la forza di chi non ha niente da perdere, e le urla e la solidarietà violenta dei no borders che diventa odio contro chi fa il proprio dovere.

E’ tutto così difficile e pesante, che qualche parolaccia può sfuggire per scaricare la tensione.

In un tempo in cui le parolacce, specialmente tra i giovani,  diventano un comune intercalare anche in serene o gioiose conversazioni, non fingiamo di scandalizzarci se qualcuna di queste scappa in situazioni di alta tensione. Solo un insulso moralismo o un prevenuto ideologismo può vedere la mano pesante dello Stato in un normale controllo della piazza . Tutti gli altri capiscono e si schierano dalla parte di chi fa il proprio dovere, cercando un equilibrio che viene misurato dai risultati e non da qualche parola di troppo.

Pensiamo alla sostanza delle cose, e non fermiamoci alle parole. Un Paese serio dovrebbe unirsi di frone a queste emergenze e fare fronte comune affinchè l’Europa, in un momento così difficile, non ci lasci soli.

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Sull' Autore

Laureata in Scienze Politiche presso Università di Bari. Diplomata presso Trinity College sede di Bari. Esperta in legislazione sociale. Docente presso Scuola Euroamericana di Bari Direttore/Coordinatore amministrativo MCTC Potenza Rappresentante legale contenzioso pensionistico presso la Corte dei Conti Esaminatrice patenti A/B/C/CQC Esperta Autotrasporto persone e cose nazionale e internazionale presso CMR Responsabile servizi di Polizia Stradale Docente di "Sicurezza Stradale" presso le Scuole di istruzione secondaria di Potenza e Provincia.

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