QUANDO TI NEGANO UN TELEGRAMMA

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Per fare un telegramma molti anni c’era una sola possibilità: recarsi all’ufficio telegrafico. Poi il servizio è stato esteso  a tutti gli uffici postali. Poi è arrivata la volta del telefono, con un euro in più puoi farlo seduto sulla poltrona di casa tua. Adesso, ti danno la possibilità di inoltrarlo in via telematica. Ti iscrivi al sito delle Poste, ti fai dare la pw , digiti il telegramma, ci aggiungi il codice di postepay  per pagare ed è fatto. Tutto bello, tutto tecnologico, solo che prima ti lasciavano sempre le due opzioni, poste o telefono; adesso invece , in maniera più subdola, ti stanno togliendo il telefono per spingerti alla scelta: innovare o morire di di mal di fegato. Ieri ho scoperto la cosa a mie spese: Una intera giornata a comporre il n.186 delle dettatura telegrammi. Al primo squillo, ti risponde una voce che ti avverte “guarda che la conversazione sarà registrata”, poi ti dicono di comporre il numero 1, poi ti mettono in attesa.  Dopo un certo tempo, il telefono ti dà occupato. Tu pensi che stiano passando la linea ad un centralinista, invece hanno semplicemente interrotto la comunicazione. Una intera giornata, che se avessi saputo, sarei corso a dare le condoglianze a duecento chilometri di distanza , tornando in tempo per il pranzo. Un caso? Macchè!  Semplicemente hanno scelto la strada di togliere le cose che comportano l’utilizzo di personale.  Come hanno fatto prima con gli uffici postali periferici, nelle frazioni, nei piccoli paesi, così stanno facendo con i servizi di centralino: il guadagno aumenta mentre il personale diminuisce e i servizi si mettono dove rendono. Ecco , un aspetto della fotografia del Sud interno è anche questo. Perfino lo Stato ,con le sue partecipate, toglie posti di lavoro al Sud, in nome di una ristrutturazione che ingrassa chi sta bene, e toglie il pane a chi muore di fame. Da anni sto sostenendo che va ripensata una politica economica che riporti l’uomo ed il lavoro al centro dell’azione di tutti i Ministeri. Rinnovare, ristrutturare , far cambiare mansioni, riallocare, ma non semplicemente togliere personale alle zone meno redditizie. Il Sud si salva con una idea di investimento sul lavoro e non sulle cose . Più che alla costruzione di nuove opere bisogna pensare alla gestione di quelle esistenti: l’Anas ha tolto i cantonieri, i comuni hanno tolto i vigili rurali, il Corpo forestale è stato ridotto al lumicino e passato ai carabinieri, le poste chiudono, le forze dell’ordine vengono concentrate nelle grandi aree urbane, il valore aggiunto delle attività produttive importanti vengono portate altrove, quelle del vento a Bolzano ed al Nord, le altre a Roma o in Olanda. Chi pensa che portando le grandi opere risolve il problema del lavoro  sbaglia: le grandi opere sono spesso appaltate chiavi in mano a grandi ditte che si portano operai, baracche, con tanto di cuochi e tutto l’occorrente. Qui ci vuole la politica dello sviluppo dal basso, di mille occasioni e di  tanta capacità di sfruttare le risorse che abbiamo. Gestire, mantenere, investire nella difesa del territorio, mettere i soldi nella valorizzazione dell’ambiente, far funzionare i servizi in periferia, lasciare gli insegnanti nelle aree in difficoltà, investire in servizi  capaci di superare per qualità i confinid di casa nostra e di attecchire su scala nazionale ed inernazionale . Tutti i grandi uffici territoriali sono stati accorpati, con l’ottica che il più piccolo sparisce ed il più grande rimane. Così, Potenza è andata sempre a Napoli e Matera è andata quasi sempre a Bari. Mai il contrario, mai che qualche ufficio sia stato riorganizzato in un territorio che aveva necessità di crescere. Non so se mi sono spiegato.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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