
ANNA MARIA SCARNATO
E’ iniziato un nuovo anno scolastico e ogni mezzo di comunicazione dà contezza dell’apertura delle Scuole con interviste a studenti, famiglie, insegnanti e Dirigenti. Vengono fuori i problemi irrisolti per alcune strutture scolastiche, la diminuzione del numero degli alunni, l’abbandono scolastico. Un servizio televisivo importante sulla singolare Preside di Caivano che non sta seduta dietro alla scrivania della dirigenza ma già dai primi giorni “esce fuori”, si addentra nel contesto urbano più a rischio di dispersione scolastica, nelle case a svegliare, per poi “spingerli”, nel senso fisico puro, a vestirsi e andare a scuola. Non sarà forse questa una delle funzioni di un Dirigente scolastico descritta tra le norme relative alla sua qualifica che il Testo unico riporta. E una strategia che scommette, partendo non da certezze sul risultato mai scontato ma dalla speranza del raggiungimento anche di un solo credito come esito positivo di un obiettivo raggiunto. Così ha ripopolato le classi dell’Istituto Morano di Caivano, prelevando gli alunni assenteisti e lo fa già da diversi anni, scontrandosi sovente con le stesse famiglie che avrebbero voluto indirizzarli al lavoro. Dopo aver cambiato il volto della struttura fatiscente, attrezzato i laboratori, restituendo agli orti “abusivi” di chissà quali piante la funzione laboratoriale, spazi in cui coltivare saperi accompagnati da gesti a produrre apprendimenti esperenziali utili a sviluppare il concetto dell’avere cura di qualcosa, a ricercare, a progettare, proprio perché ha pensato che la Scuola dovesse essere “luogo dove meravigliarsi”, è andata a fare recupero, proprio come gli alunni che, dopo uno studio più approfondito, un ripiegarsi su sforzi necessari a superare le difficoltà in una materia più ostica; recupero per far recuperare quel dislivello sociale ai ragazzi di un quartiere povero in tutti i sensi, il Parco verde di Caivano che offre tentazioni enormi
per godimenti facili. Lei con la forza delle idee e il coraggio di rappresentare una Scuola come alternativa alla strada, ai suoi pericoli, alla noia che ammazza, ai finti “amici” che sono lì senza neanche nascondersi ad uno Stato lento e grazie all’omertà di chi vede, per un diversivo che pian piano svuota i cervelli di ragione e il cuore di umanità. “Cerco di arrivare ai ragazzi prima che arrivino altri”. Sì, per portarli via da quella che ormai è una guerra che fa vittime e prigionieri nei propri quartieri un po’ dappertutto ma lì, a Caivano come a Scampia, è un’abitudine, un modo di vivere o meglio di morire. “Arrivare prima”, questo pensiero mi è rimasto nella mente, farli innamorare di modelli di convivenza regolati in cui imparare a confrontarsi in modo civile, seguire le lezioni, significa “rimuovere una coperta pesante, imbottita, che non fa crescere e respirare”. Arrivare prima” che gli spazi vuoti siano occupati da altro. La Preside sta usando coraggio, resistenza e tanto sentimento e passione. Il contatto fisico, una mano sulla spalla che ti trova perché ti ha cercato, ti vuole, fa sentire i ragazzi importanti per qualcuno, spinge a provare non una sostanza ma un nuovo approccio umano che è mancato, a spegnere il fuoco di tensioni familiari e di quartiere. Quella mano che butta giù dal letto e conduce a Scuola non è quella certamente che ti vuole fragile essere umano e sempre adolescente in crisi esistenziale, tentato da insicurezza perenne, da una richiesta di indipendenza che non si costruisce su solide basi se non sulla voglia di sentirsi anticipatamente adulto senza modelli positivi e pronto ad azioni distruttive. E’ quella di una Preside che ha compreso che non c’è più tempo da perdere, bisogna recuperare la generazione che potrebbe continuare a perdersi. E’ di una donna innamorata del suo lavoro e soprattutto dell’uomo. A contrastare l’abbandono non servono solo tavole rotonde, serve l’esempio di una combattente, di tanti altri che possano seguire l’esempio. Ed insieme, percorrendo veramente le strade delle città, in sinergia con le altre istituzioni, avvicinarsi alle realtà, rischiare, riportare i ragazzi a Scuola in cui fare scoperte, conoscere se stesso, costruire aspettative, studiare e con sacrificio perseguirle. E l’ammirabile Preside è sempre accanto ai suoi ragazzi a sostenerli e ad incoraggiarli, a ridere con loro. Le sue mani ormai familiari si posano sulle loro spalle, mentre studiano nei laboratori rinnovati. Riconoscono ora in quel contatto una realtà umana che può essere la loro salvezza e il riscatto del Parco verde di Caivano. Nessuno deve mancare la mattina all’appello.