Faccio seguito ad un bel post di Dino De Angelis nel quale si sostiene che
Esiste un fermento talmente diffuso e talmente radicato nella cittadinanza da riuscire a dare vita perfino a delle punte di eccellenza in grado di tenere in piedi la reputazione dell’intero capoluogo e restituirle quella luce viva in un momento contrassegnato, invece, da molti lati oscuri.
Trovo che Dino abbia centrato perfettamente il punto, e penso che questo fermento è il frutto, finalmente sbocciato, di un lunghissimo lavoro di dissodamento – tante, tante pietre raccolte e buttate – e semina – molti semi – e innaffiamento – tanta, tantissima acqua – iniziato in tempi non sospetti, più o meno nel 2007, quando l’amministrazione regionale prendeva iniziative coraggiose e apparentemente folli (ricordo bene la faccia ed il commento di Ulderico Pesce, quando gli sottoponemmo il programma Visioni Urbane: “Voi mi sembrate pazzi”, ed era sincero). Fanno parte di questo oscuro lavoro sotterraneo anche i grandiosi successi di Matera 2019, della Lucania Film Commission, e di alcune minuscole vittorie minori ma molto importanti, penso ad Arthing a Ferrandina, e al lavoro di Michele Incampo a Grassano e dei fratelli Fedele a Tricarico, del gruppo Al Parco di Satriano di Rocco Perrone ed Emanuele Sileo. E, certo, ne fa parte il “fermento diffuso e radicato” della mia città, nella quale posso con maggiore cognizione di causa misurare livello e scostamenti dal passato. Non si tratta solo di “organizzare cose”: si tratta di organizzare eventi di elevatissimo spessore culturale, degni di figurare in capitali europee; si tratta dell’inarrestabile avanzamento di iniziative dal basso, di gruppi di cittadini senza sponsor, che hanno a che fare con la creatività, col coraggio, col senso civico, con l’amore per il decoro, con la voglia di rendere più bello il pezzo di mondo nel quale si vive, perchè è così che iniziano le rivoluzioni: da sotto casa propria. Si tratta, infine (ed è di gran lunga il risultato più prezioso), di avere programmi a lunga scadenza, di traguardare oltre il qui ed ora, oltre la sagra e il concerto, si tratta, in altri termini, di avere una visione di futuro, di pensare a come voglio che sia la mia città fra due, tre, cinque anni. E il meglio, ve lo assicuro, deve ancora venire.
Sto lavorando alla organizzazione del TEDxPotenza. Non è un caso che la location scelta sia un angolo del quartiere Cocuzzo, una periferia caratterizzata da una architettura bizzarra e sgradevole, e che si è spesso sentita abbandonata dalle istituzioni. Lo facciamo lì perchè il TED è parte di un PROGRAMMA, un programma di comunità a lunga scadenza, battezzato SULLA NAVE. I coraggiosissimi Mimmo Conte e Carlotta Vitale, di Gommalacca Teatro, hanno aperto lì da più di tre anni un luogo nel quale si fa teatro, in tutte le sue forme, e un laboratorio dopo l’altro hanno conquistato il quartiere. Adesso il progetto si amplia: si parte dal teatro, che resta il luogo della creazione e della aggregazione per eccellenza, per lavorare a progetti di comunità, ideati dai cittadini, piccole e grandi idee da realizzare insieme per rendere il quartiere più bello, più vivo, per stimolare la creatività, il piacere di lavorare insieme, di sentirsi orgogliosamente parte di un luogo e di un gruppo. Perfino con un pizzico di sana competitività nei confronti di altri quartieri della città più “fortunati”, con il preciso, ancora non dichiarato, intento di scatenare una corsa alla progettazione nell’intera città e forse nell’intera provincia. Al raggiungimento di questo risultato si lavora in presenza (teatro, teatro e ancora teatro, e feste, e occasioni di aggregazione, ed eventi), e si lavora su una piattaforma online, ripetendo la felicissima esperienza della community Matera 2019, della quale ho avuto il piacere e l’onore di occuparmi in prima persona.
Un progetto complessivo e globale, fatto di molti pezzi, che hanno a che fare con il quartiere, casa per casa, e con “la Nave”, l’inquietante colosso rosso di cemento armato, appena ingentilito da giardini sulla sommità, del quale nessuna amministrazione finora sembra aver saputo bene cosa fare, e quale funzione dargli. “Cosa fare della Nave” è esattamente una delle domande che potrebbe essere posta alla comunità di cittadini, dopo aver stimolato per qualche mese la loro capacità di mobilitazione della intelligenza collettiva. Partendo dalle felici intuizioni di progetti come Serpentone Reloaded, dai laboratori per i disabili fatti dall’Associazione Potentialmente, dal progetto globale di documentazione fotografica di Potenza Digitale.
Un progetto massimamente inclusivo, al quale TUTTI, ma proprio tutti, possono prendere parte, e anzi la piattaforma in rete consente di avvalersi di contributi provenienti da altre regioni, da altre esperienze, da atri paesi europei. Come stanno facendo nel quartiere Stolipinovo, a Plovdiv, Capitale Europea della Cultura per il 2019 insieme a Matera? possiamo copiare qualche soluzione? possiamo inventarcene una da regalare loro? La contaminazione è vita, la co-creazione arriva a risultati impensabili, e non programmabili. Insieme si vince.
Il TEDxPotenza è solo l’inizio, è il colpo di pistola che dà il via alla gara. Che non è una gara dei 100 metri. E’ una maratona, doppia. Ci vorrà molto tempo, moltissima fatica, non si può essere certi del risultato, la navigazione è perigliosa e la bussola potrebbe non funzionare. Ma anche nel 2007 era così, ed ecco dove siamo ora, perchè il segreto è sempre quello: “Sognare in grande, e farsi il mazzo” (cit. Vito Verrastro).
Venite anche voi.
Benvenuti Sulla Nave.
Credits: la foto di copertina è di Nicola Albano, NKA