
Gianfranco Blasi
DI GIANFRANCO BLASI
Il tema della siccità sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel dibattito sul futuro ambientale ed economico dell’Italia. Non si tratta semplicemente di aderire a un’ideologia ambientalista o negazionista, ma di guardare con lucidità a fenomeni concreti che stanno già modificando la nostra quotidianità e i territori in cui viviamo. L’Italia è oggi uno dei Paesi europei più esposti al rischio idrico, e la questione riguarda in maniera drammatica anche il Mezzogiorno e regioni come la Basilicata, dove si intrecciano criticità ambientali, sociali ed economiche.
I numeri della crisi
Secondo il rapporto ISPRA 2024 sullo stato delle risorse idriche, il Sud Italia ha registrato una riduzione media del 20% delle precipitazioni negli ultimi 20 anni. In Basilicata, la portata di alcuni corsi d’acqua secondari è calata fino al 50% nei mesi estivi. Gli invasi artificiali – come quelli di Monte Cotugno e di Camastra – faticano a mantenere livelli utili a garantire continuità nei rifornimenti per uso agricolo, industriale e civile. L’agricoltura, settore chiave per l’economia regionale, è tra gli ambiti più colpiti: la scarsità d’acqua mette a rischio interi raccolti e rende meno redditizio il lavoro nei campi, contribuendo così allo spopolamento delle aree rurali. Nel Metapontino i segnali di questa crisi profonda sono noti da anni.
Un fenomeno che si intreccia con lo spopolamento
Nel contesto lucano e appenninico più in generale, la siccità non è solo una questione ambientale, ma anche sociale. L’abbandono delle aree montane e collinari – fenomeno ormai in atto da decenni – comporta la perdita di pratiche tradizionali di gestione del territorio, tra cui il mantenimento dei boschi, la cura dei terrazzamenti, la manutenzione delle sorgenti e dei canali di scolo. Questo processo di “desertificazione sociale” rende i territori ancora più vulnerabili ai cambiamenti climatici, creando un circolo vizioso difficile da interrompere.
La Basilicata, che pure dispone di importanti risorse idriche, vive dunque un paradosso: una regione ricca d’acqua che rischia di soffrirne la carenza, perché è mancata negli ultimi vent’anni visione, completamente la manutenzione, e solo da qualche anno stanno giungendo investimenti.
Le soluzioni: servono strategia e lungimiranza
Affrontare la crisi idrica e lo spopolamento non significa solo gestire l’emergenza, ma pianificare il futuro. Aggiungere una nuova cultura che potremmo definire cultura dell’acqua come valore in esaurimento. Non più l’acqua che abbondava ma l’acqua che va difesa, valorizzata, conservata e utilizzata senza alcuno spreco. Provo qui ad elencare alcune proposte e linee d’intervento:
- Infrastrutture idriche intelligenti
Investire nel rifacimento e nella manutenzione delle reti idriche esistenti per ridurre le perdite (in Italia si disperde in media il 42% dell’acqua potabile immessa in rete. In Basilicata qualcosa in più). - Recupero delle fonti tradizionali
Valorizzare le sorgenti locali, i pozzi rurali, le cisterne e i sistemi di raccolta delle acque piovane per usi non potabili. - Agricoltura sostenibile e irrigazione di precisione
Incentivare tecniche agricole che riducono il consumo d’acqua, come la microirrigazione e la rotazione delle colture, anche attraverso fondi PNRR e PAC. - Riforestazione e manutenzione dei versanti
Ripristinare la vegetazione naturale nelle aree marginali può favorire la ritenzione idrica del suolo e prevenire frane ed erosioni. - Digitalizzazione e monitoraggio
Usare tecnologie satellitari e sensori per monitorare in tempo reale la disponibilità d’acqua e ottimizzare la distribuzione. - Ritorno intelligente alle aree interne
Sostenere nuove forme di abitare e lavorare nelle zone rurali attraverso servizi, connettività digitale e incentivi a giovani agricoltori e imprese sociali. E’ oggettivo vhe il fenomeno sia strutturale. Ma si può e deve provare a ridurre il danno. Specialmente in Basilicata dove la piccola demografia consente interventi meno complessi e maggiori possibilità di integrazione e inclusione sociale. - Piani territoriali partecipati
Coinvolgere le comunità locali nella gestione delle risorse naturali, creando alleanze tra enti pubblici, università, imprese e cittadini. Questo è un punto davvero fondamentale. Servono alleanze forti, partecipazione consapevole.
Una sfida da affrontare ora
Se non vogliamo affrontare il futuro con soluzioni improvvisate, è ora il tempo di riconoscere l’urgenza della crisi idrica e delle sue implicazioni per lo sviluppo del Mezzogiorno. La Basilicata può diventare un laboratorio di innovazione territoriale e ambientale, ma solo se saprà valorizzare le sue risorse – naturali, umane, culturali – con una visione integrata e condivisa. Non si tratta di rincorrere le emergenze, ma di costruire un nuovo equilibrio tra uomo e ambiente. Il tempo per farlo è adesso.