LA SCOMMESSA DI “WE ARE THE PEOPLE”

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La scommessa è alta e se non si presta attenzione a tutti i passaggi, piccoli e grandi, si rischia di fare la fine della sonda Schiaparelli . La gestione innovativa dei migranti è la grande sfida che il Governo lucano ha lanciato in due mosse: la prima di cambiare il tipo di accoglienza, sostituendo ai centri un progetto di integrazione diffusa in modo da ripopolare i cento paesi che stanno in asfissia demografica (il computer aveva sostituito questa parola con democratica, il che ci stava pure), e di far emergere dal nero e dallo sfruttamento  una forza lavoro destinata ai mestieri marginali e che i giovani italiani non accettano; la seconda, più ambiziosa di fare della Basilicata un laboratorio di formazione ai mestieri, con il contributo di partners privati internazionali. Come siano arrivati e perché Naguib Sawiris, Ceo Orascom e Rawya Mansur, Presidente di Ramsco, una società questa che si dedica allo sviluppo sostenibile in diverse aree del medioriente non si sa, ma , come si dice, la fortuna aiuta gli audaci e questi hanno fatto scalo in basilicata e si sono innamorati del progetto. In che consiste questa seconda parte? Nell’idea che per molti di questi giovani, se in grado di svolgere un mestiere, possono anche pensare di ritornare in patria per essere lì artefici di uno sviluppo locale. Si investe nelle persone, con una formazione aperta, nei settori dell’agricoltura, del turismo, della tenuta dei parchi urbani, dell’industria e dei servizi. La stessa formazione che sta investendo alcune fasce di popolazione lucana a reddito marginale. In questa attività, c’è la presenza attiva di strumenti di microcredito, in grado di far partire attività autonome o organizzate. Insomma un sistema di integrazione chepittella-migranti l’Italia porta in Europa come esempio di politiche per i migranti innovativa, solidaristica e produttiva, una risposta diversa dai “muri “ ungheresi o polacchi o slavi  che stanno offrendo la faccia cattiva  ed egoista dell’Europa.  Per un Renzi che è a caccia di consensi alla sua manovra, uno spot migliore non potevano prepararglielo e non a caso il sottosegretario Gozi., nell’esprimere compiacimento per l’iniziativa avviata dalla Regione Basilicata in un momento nel quale – ha detto – “i contrabbandieri di demagogia stanno alimentando odio e paura”, ha sottolineato come “We are the people” rappresenti un progetto-pilota da sottoporre come modello italiano all’Unione Europea per “dire no ai muri di filo spinato e agli atteggiamenti egoistici, xenofobi e autoritari”. Come dare attuazione a tutto questo però è più difficile a dire che a farsi e la presenza sempre più ingombrante dei centri di accoglienza onnipresenti, sta a dimostrare che dietro l’angolo  ci sono forze che non hanno ideali alti ma solo voglia di fare soldi a spese degli altri. Giuseppe Digilio

 

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