A SAN REMO UNA FIABA LUCANA

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PATRIZIA BARRESE

Sanremo 2024 sarà ricordato come il festival della Fiaba Lucana, una storia bellissima che ha avuto il suo momento magico nella cover di” Rondine ” cantata da Angelina Mango , la figlia del grande cantante di Lagonegro,prematuramente scomparso. La rondine è scesa dal cielo per posarsi sulle spalle di questa ragazza, che ha stupito tutti, non solo per la bellissima voce, ma per il coraggio, la forza d’animo e la determinazione con cui ha affrontato la grande kermesse canora. Una stella è nata , e illumina la terra lucana , onorata da questa grande performance.

Era il 29 gennaio del 1951 quando Nunzio Filogamo, aprendo il primo Festival della canzone italiana a Sanremo, presentò la serata come un evento eccezionale e una competizione canora nata con l’obiettivo di scoprire nuovi talenti e promuovere la manifestazione della musica italiana: lo stesso anno vide vincitrice della prima edizione Nilla Pizzi con la canzone “Grazie dei fiori”. Un festival longevo, ben 74 anni sono trascorsi, un trampolino di lancio per artisti italiani e internazionali che fanno della passione per la musica e della propria potenza canora l’essenza della propria vita.

Sanremo è una vetrina unica per gli artisti emergenti per ottenere visibilità e aspirare al successo, perché ospitando una vasta gamma di generi musicali, che vanno dal pop alla musica leggera, dal rock al rap, questa diversità consente di apprezzare i diversi stili musicali attraverso un coinvolgimento emotivo personale – maggiormente sentito dagli intenditori di musica –  al punto tale che ci si sente parte integrante dell’evento e della canzone ascoltata. Il Festival ha avuto la capacità di rimanere l’appuntamento immancabile, amato e atteso ogni anno, una sorta di festa nazionale, la kermesse unica della tradizione musicale italiana e non solo, riuscendo a trascinare e a mietere consensi e dibattiti in una platea sempre più giovane.  La stessa platea che a chiusura della settimana canora, discute, critica e canticchia in mente o a squarciagola, le canzoni presentate.

Un’occasione musicale in cui tutti si sentono direttori artistici, presentatori, cantanti, musicisti e operatori del mondo della moda. Da sempre è stato l’evento per il pubblico “televisivo” di far apprezzare testi, talvolta passati in sordina, e di osservare i look sfoggiati sul palco. Perché la moda indossata durante l’esibizione canora è un lasciapassare per brani non del tutto esilaranti, c’è chi verrà ricordato per qualche eccesso creativo e poi chi ha accentuato qualche rima con lo stilista più adeguato al momento. Tra look androgini e gitani, tra nudismo e punk style gli outfit hanno definito l’immagine e il trasformismo dei cantanti che hanno poi costruito il brano e la voce perché la musica rimane il cuore pulsante di ogni edizione del Festival. 

Facile dire “Non vedo Sanremo, non l’ascolto, non ne parlo” tutti sono poi informati sulle canzoni che riflettono la realtà odierna e le tematiche che riflettono la cultura contemporanea,  le insicurezze e le instabilità del nostro Paese e non solo: chi si è concentrato sulle proprie radici culturali, chi ha lanciato messaggi contro il bullismo, qualcuno ha esplorato il proprio percorso di vita, chi ha affrontato la difficoltà di parlare sinceramente con gli altri, e poi i temi di forza, rabbia,  ribellione politica, trasformazione, amore, passione, indipendenza, fragilità e autodistruzione, tutte esperienze quotidiane e metafore con la vita che  ci accompagna nella complessità delle dinamiche e delle esperienze quotidiane, degne di essere cantate in versi e racchiuse in un titolo. A quota 74 Amadeus è stato l’uomo, la star e il presentatore divertito che ha richiamato i giovani allo spettacolo e pur non rappresentando gli standard melodici della canzone classica italiana, i pezzi che abbiamo ascoltato diventeranno un successo, saranno le nuove linee guida della musica italiana delle nuove generazioni che tenderanno ad emulare i cantanti negli stili e nei comportamenti. Giovani che diventano Big, insieme a colonne portanti della musica, che si riscoprono e che iniziano a scrivere una nuova pagina della storia costruita da sonorità molto diverse…si va da musiche commerciali non sempre originali, canzonette copia e incolla, ritornelli dalla ritmica martellante sino a canzoni ricche di pathos, pezzi allegri, melodie danzanti rivoluzionarie, filastrocche e brani che finiranno nelle zone alte delle classifiche e che intoneremo nelle stagioni soleggiate.

E tra le canzoni che ci hanno accompagnato nel viaggio delle cinque serate sanremesi e simbolo futuro della musica e della canzone italiana conosciuta in tutto il mondo…Angelina Mango. Figlia d’arte, come non ricordare il grande Pino Mango, autentico innovatore della musica leggera italiana. Originario di Lagonegro è stato uno dei più noti e apprezzati cantautori italiani “lucani”, che ha sempre espresso nei suoi testi questioni come la pace, l’uguaglianza e i diritti umani. Una voce originale, inconfondibile, unica, potente – trasmessa mirabilmente ad Angelina – in grado di esprimere sentimenti e sensazioni uniche, voce rimasta nel cuore di tutti i suoi fan, colui che ha reso la sua musica pura poesia. Angelina proprio come Mango, ha dimostrato la sua versatilità artistica e porterà alto il buon nome della musica e le radici della Basilicata, terra di grandi artisti.

La noia? A Sanremo non è concesso perché il brano “La noia” di Angelina è stato da subito una canzone vincente, dal ritmo latino associato alla cumbia colombiana. La canzone ha espresso e ribaltato il concetto di noia spesso malvisto e inteso come un sentimento da combattere invece è tempo prezioso da dedicare a noi stessi, tempo a disposizione per fare cose che amiamo e che ci permette di riconoscere il valore di ciò che ci circonda.

“Quanti disegni ho fatto
Rimango qui e li guardo
Nessuno prende vita
Questa pagina è pigra
Vado di fretta
E mi hanno detto che la vita è preziosa
Io la indosso a testa alta sul collo…

Quasi quasi cambio di nuovo città
Che a stare ferma a me mi viene
A me mi viene
La noia”

Ma che piaccia o meno Sanremo resta un concentrato di come siamo e dove stiamo andando, è molto più di un semplice evento musicale, è un’esperienza che coinvolge emozioni e riflessioni filosofiche e pedagogiche sulla realtà che viviamo, siamo immersi in tematiche sociali, politiche e culturali a cui assistiamo da spettatori spesso attoniti. La musica è un momento di condivisione e di confronto e dovremmo imparare a leggere le note e i testi che ascoltiamo se vogliamo riuscire ad interpretare le giovani generazioni e i messaggi che ci lanciano attraverso le parole e i gesti per interpretare le richieste, le sfide, le gioie e la complessità della vita contemporanea.

Le canzoni e la musica sempre ci accompagneranno nella vita nei momenti di felicità, di tristezza, amore o rivoluzione, perché la musica parla all’animo, diventa un mezzo per esprimere ciò che non si riesce a dire con le parole ed è un catalizzatore per il cambiamento sociale. D’altronde Sanremo è il palcoscenico dove la passione per la musica è il combustibile delle note e nel crocevia di generazioni che ha accompagnato anche questa 74esima edizione, i cantanti continueranno a risuonare nelle nostre orecchie come messaggeri di emozioni senza tempo fino al prossimo evento musicale. Sarà ancora Amadeus al timone del festival che verrà? Alessandro Cattelan a gran voce, perché il cambiamento è alle porte e Sanremo è Sanremo, ma le canzoni di Angelina Mango guideranno il cuore di chi sogna e di chi spera, di chi ama la musica e ne fa della sua vita lo spazio dell’eterna giovinezza.

   

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Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

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