A partire da Santo Stefano i trolley dei giovani lucani si rimettono in marcia, nella maggior parte più pesanti di quando erano arrivati. Portano le attenzioni delle madri, sempre preoccupate di vedere i loro figli un po’ “sciupati”e sempre pronte a dare loro qualche rimedio. Che poi inevitabilmente farà la solita fine dopo giorni e giorni nel frigorifero. Se ne tornano nei loro luoghi di vita, più che di lavoro, perchè lì il loro insediamento si è radicato, con le amicizie, gli amori, spesso la famiglia. Se ne vanno portando il calore dell’affetto di chi è rimasto, ma senza rimpianti e senza nostalgie per i luoghi del Natale, perchè sono consapevoli che la vita è “altro”: è la professione, è il lavoro, è la città, è la modernità. Le nuove generazioni sono state educate a sentirsi cittadini del Mondo: hanno frequentato le Università dell’altra Italia, più organizzata, più attraente, più “in “ e , quando stai cinque anni a Bologna o Milano o Roma, ti è difficile desiderare quello che hai lasciato. La domanda che un genitore , magari un nonno si fa, è perchè il flusso deve essere una strada a senso unico, perchè non deve essere bidirezionale, cittadini del mondo che partono, cittadini del Mondo che arrivano. La risposta è una sola: perchè la politica, come correttrice di disuguaglianze, come dispensatrice di pari opportunita, come creatrice di futuro è morta, sostituita da persone che non conoscono il significato di bene comune e che scalano i vertici delle istituzioni non per dare ma per prendere, in una logica carrierista ed individualista. Hai voglia a dire che il Sud è discriminato, è trascurato. Con chi te la prendi , se chi comanda è contento di come stanno le cose, non protesta, non mette argini allo sfruttamento, non pone ostacoli a chi viene per depredare ? E quale miracolo ti puoi aspettare da una politica che in trent’anni è sempre peggiorata e non ha mai dato un segno di voler invertire la direzione di marcia, magari facendo squadra con altri territori nelle stesse situazioni, magari facendo acquisti in comune oppure fissando priorità infrastrutturali sovra regionali, ovverosia creando servizi a risposta specialistica, tali da offrire soluzioni diverse alla solita emigrazione sanitaria. No, non c’è nessun segno di cambiamento. E questa riflessione diventa un cenno di saluto ai ragazzi che se ne vanno in ragione di una scelta coraggiosa ma obbligata. Ci vuole un Cavour del Sud. E patrioti in ogni regione. Rocco Rosa
A SANTO STEFANO I TROLLEY SI RIMETTONO IN MARCIA
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