A SETTEMBRE IL REFERENDUM CONTRO LA DEMOCRAZIA

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Il 20 e il 21 settembre si terrà il referendum sul taglio della democrazia. Sarà difficile accorgersene: in contemporanea avranno luogo le elezioni regionali e amministrative, che monopolizzeranno tutti i mass media. Tuttavia è vitale parlarne. Se questa riforma fosse approvata, tutti noi perderemmo una larga fetta di potere politico. Con buona pace di chi vorrebbe più ascoltata “la voce del popolo”.

Le Camere hanno approvato una legge costituzionale con cui si riducono i deputati da 630 a 400, e i senatori da 315 a 200. Un taglio gigantesco, che priva gli italiani di un terzo dei propri rappresentanti. «Uno due morto, uno due morto» recitava Matteo Renzi quattro anni fa. Oggi si prova qualcosa di simile. Peccato che nessuno si renda conto che, nel concreto, è come aver tagliato un terzo del voto di ognuno di noi.

C’è poco da vantarsi del tagliare le poltrone. Si spende troppo per gli emolumenti dei politici? Un risparmio maggiore si può ricavare tagliando gli stipendi. È noto a tutti che i parlamentari percepiscono somme molto alte. C’è chi dice che si rimedia così all’assenza di un finanziamento pubblico ai partiti e all’assenza di uno stipendio pubblico per i loro assistenti (i portaborse).

Ma anche questa è una bugia. Un sistema politico sano dovrebbe trasferire risorse ingenti ai partiti e ai movimenti politici. Per farne cosa? Per esempio, per evitare che vadano elemosinando risorse in giro per il mondo. Magari a dittatori venezuelani, o ai Governi di Paesi stranieri (non sempre allineati sui nostri interessi). Non che rivolgersi ai mafiosi sia un’alternativa più onorevole. La politica costa e qualcuno deve pagarla: meglio che siano i cittadini a farlo, in modo che il corrispettivo sia una proposta seria e una classe dirigente preparata. Se i soldi li mette qualcun altro (dittatori, Governi esteri, mafiosi), non sappiamo cosa potrebbero fare i nostri partiti per contraccambiare…

E anche la questione degli assistenti parlamentari è ridicola. Basterebbe inquadrarli come dipendenti pubblici, a tempo determinato (di legislatura in legislatura), negli uffici di stretta collaborazione del rappresentante politico. Avrebbero tutti lo stesso stipendio, gli stessi diritti, le stesse tutele. E non sarebbero esposti a ricatti e sfruttamenti vari, a seconda dell’umanità del singolo parlamentare.

Viceversa questa riforma ha un intento molto chiaro. Rendere molto più difficile ottenere il seggio a Montecitorio (o Palazzo Madama). Così facendo il cittadino si allontana dal suo parlamentare: vince chi avrà (circa) il 50% dei voti in più rispetto a oggi. Stiamo parlando di campagne elettorali costose e improponibili, in cui chi ha più rapporti con la mafia e con la corruzione correrà con un doping formidabile. Le Camere si popoleranno ancor di più di parlamentari delinquenti, con rapporti stretti con la mafia e con la criminalità economica. Chi preferiva eleggere un deputato o un senatore onesto, ma indipendente, avrà la strada tutta in salita. E rischierà, molto di più rispetto a prima, di disperdere il proprio voto. Insomma, la riforma perfetta per chi vuole espropriare i cittadini del loro diritto di decidere il proprio futuro.

Esiste anche un elemento ulteriore, per noi lucani. La nostra Regione perde quasi metà della sua rappresentanza parlamentare. Già la Basilicata contava molto poco nelle dinamiche nazionali: adesso conterà ancora meno (se pure è possibile). Eleggerà 4 deputati e 3 senatori: tutti i partiti minori non avranno chance di avere eletti lucani. Sarà affar privato tra PD, M5S, Lega e FDI.

Ma sapevate che hanno modificato intenzionalmente la legge per ‘rubarci’ un senatore? I conti sono presto fatti. Oggi ogni Regione elegge, di default, sette senatori. Fatte le dovute proporzioni, su un Senato di duecento unità, la soglia doveva oscillare tra quattro e cinque. E la bozza di partenza segnava quattro. Sennonché, il Senato approva un emendamento: la soglia è abbassata a tre. Chi perde il senatore? Basilicata e Umbria. Chi lo guadagna? Lazio e… Veneto.

Ovviamente l’emendamento è a firma Calderoli.

Non voltiamoci dall’altra parte, ancora una volta. Questo referendum è un momento importante per il nostro Paese. È il momento in cui si può far comprendere alla nostra classe politica che non tutti hanno il prosciutto sugli occhi. Carta canta, e questa legge intona una litania eloquente: sottrarre potere politico agli elettori per garantire chi ha il potere economico. Votare “No” è un dovere per chiunque crede che il Parlamento debba essere al servizio di tutti, debba garantire i diritti di tutti e lavorare nell’interesse comune. E non debba mai trasformarsi nel comitato d’affari di pochi (auto)eletti.

Marco Di Geronimo è coordinatore provinciale di Potenza di NOstra – Comitato Giovanile per il No al Referendum Costituzionale, un collettivo che raccoglie ragazzi da tutta Italia al di là delle loro posizioni politiche allo scopo di opporsi alla riforma costituzionale che riduce i parlamentari. In Provincia di Potenza, NOstra collabora con il Comitato per la Democrazia Costituzionale e con tante altre associazioni, locali o sezioni di associazioni nazionali, in vista di questo obiettivo.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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