ABOLITE L’ABOLIZIONE (FARLOCCA) DELLE PROVINCE

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Marco Di Geronimo

È servito a qualcosa abolire le elezioni provinciali? Le Province esistono ancora, ma hanno meno soldi di prima, offrono servizi più scadenti e nessun cittadino conta più nulla nella politica provinciale. Le Province sono elette dai Sindaci e dai consiglieri comunali, ai quali si è regalato il divertimento del pallottoliere delle elezioni provinciali e lo svago di qualche incarico al capoluogo come consigliere, assessore o addirittura Presidente di un ente dimenticato da Dio e dagli uomini. 

L’atroce destino dell’ente territoriale più omogeneo d’Italia non era una punizione che le Province meritavano. La Provincia era l’ente con meno differenze medie, per popolazione e per estensione territoriale. Certo, la quota totale era effettivamente elevata (oltre 100 capoluoghi), lievitata per accompagnare i campanili d’ogni parte. Ma la battaglia per la loro abolizione ha soltanto portato grane e fastidi ai cittadini italiani. 

Da sempre la politica italiana ha avuto da ridire contro i Consigli provinciali e gli altri organi di zona, colpevoli di essere inutili a confronto con le Regioni e i Comuni, mentre invece hanno sempre rappresentato un importante presidio democratico per le comunità locali. Inoltre le Province erano un gradino importante anche per la formazione della classe dirigente locale: le elezioni provinciali erano un banco di prova importante per i candidati e l’esperienza da consigliere provinciale era preziosissima per i futuri consiglieri regionali. 

Tant’è: a un certo punto la politica, accecata dal populismo isterico, ha deciso che le Province dovevano sparire. Bruxelles è complice: nella strana lettera che Draghi firmò assieme al suo predecessore e indirizzò a Roma, sollecitava proprio il Governo italiano a eliminare gli enti territoriali intermedi, così, come se cancellare con un pezzo di spugna un gradino di democrazia rappresentativa fosse semplice come bere un bicchier d’acqua. 

Ancora una volta ci ha salvati (in parte) la nostra Costituzione, che non a caso elencava espressamente gli enti territoriali che andavano istituiti su tutto il territorio nazionale. E checché pensino lorsignori, oltre a Comuni e Regioni ci sono anche le Province. Per eludere il dettato costituzionale si è deciso di abolire le elezioni provinciali a suffragio universale e sottofinanziare gli enti provinciali, trasferendo gran parte di funzioni e personale a Comuni e Regioni. Ma le Province esistono ancora e tuttora gestiscono alcuni settori importanti e delicati delle vite delle comunità locali (p.e. i trasporti intercomunali)… soltanto che adesso lo fanno senza alcun controllo e legittimazione popolare. 

Dopo il colossale fallimento della legge Delrio (quella che ha “abolito le Province”, col risultato solamente di abolire un livello adeguato di finanziamenti per le scuole secondarie), è tempo di ripristinare le condizioni minime di democrazia territoriale e quindi di riattivare i Consigli provinciali. Possiamo ridurle in numero (per esempio portandole a una cinquantina, anche in deroga espressa all’art. 132 Cost.) ma non possiamo differire oltre le elezioni democratiche e i finanziamenti adeguati. Torniamo, per pietà, a una seria democrazia territoriale. Anche provinciale. 

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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