Quando la riduzione della pressione fiscale equivale a giustizia sociale?

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Con il taglio al cuneo fiscale il Governo ha adottato un provvedimento a sostegno dei salari da lavoro dipendente con il quale opera una forma, seppur lieve, di redistribuzione della ricchezza a favore di quella parte della società italiana che ha pagato sulla pelle le politiche di austerità adottate a partire dalla crisi finanziaria del 2007 – 2008. La riduzione del cuneo fiscale, in aggiunta a quella redistributiva, ha la funzione di stimolare la domanda e rientra tra i provvedimenti che il governo sta varando con lo scopo di stimolare la ripresa economica. La riduzione del cuneo attraverso interessa i lavoratori titolari di un reddito compreso tra gli 8.200 € e i 39.000 € lordi l’anno. I lavoratori che beneficeranno di tale provvedimento sono 16 milioni ossia circa il 90% dei lavoratori dipendenti. Dai dati pubblicati sulla pagina web del M.E.F.  per i redditi più bassi l’aumento previsto è di 100 € per decrescere progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento della soglia di 40.000,00 € l’anno. La cifra che il governo ha impegnato per finanziare questo provvedimento è di 3 miliardi di €  per l’anno in corso e di 5 miliardi di € per il 2021. Queste cifre rispetto alla spesa pubblica complessiva che, tra spesa corrente, indebitamento e interessi sul debito pubblico, ammonta a 850 miliardi di euro non appare eccessiva. Gli aumenti previsti per le singole fasce di reddito , pur se utili ai magri bilanci di milioni di famiglie italiane,  assumono  altro aspetto se raffrontati con la distribuzione della ricchezza in Italia che emerge dall’ultimo report della OXFAM.  Come si evince dal report OXFAM del quale riporto un passaggio << Alla fine del primo semestre del 2018 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (…) vede il 20% più ricco degli italiani detenere il 72% della ricchezza nazionale, il successivo 20% (quarto quintile) controllare il 15,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini appena il 12,4% della ricchezza nazionale.(…) Confrontando il vertice della piramide della ricchezza con i decili più poveri della popolazione italiana, il risultato è ancora più sconfortante. La ricchezza dell’5% più ricco degli italiani (…) è pari a quasi tutta la ricchezza detenuta dal 90% più povero dei nostri connazionali. La posizione patrimoniale netta dell’1% più ricco (che detiene il 24,3% della ricchezza nazionale) vale 20 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana. La ricchezza dei primi 21 miliardari italiani della lista Forbes3 (fotografata a marzo 2018) equivaleva alla ricchezza netta detenuta (a fine giugno 2018) dal 20% più povero della popolazione (ovvero 107,1 miliardi di euro>> gli aumenti salariali rivenienti dal taglio al cuneo fiscale sono poca cosa. La crescita della disuguaglianza che emerge dal suddetto report fotografa la società italiana al 2018 ed è il risultato di anni di politiche di austerità, di riduzione della spesa pubblica per il sociale, di moderazione salariale e di riduzione dei diritti sociali.  Le politiche di riduzione della pressione fiscale spesso sono solo un’illusione ottica.  La riduzione della pressione fiscale è il mantra che il pensiero unico neoliberale ha instancabilmente recitato in questi anni con effetti deleteri proprio sulle classi sociali più deboli da qui la necessità di capire la provenienza della cifra impegnata dal Governo per la riduzione del cuneo fiscale. Se la cifra impegnata dal Governo  è il risultato di ulteriori tagli alla spesa sociale gli effetti sull’intero sistema saranno praticamente nulli. A beneficiare dei suddetti  aumenti sarà quel mondo economico e finanziario legato alla messa sul mercato dei diritti sociali. Se invece queste risorse finanziarie provengono da prelievi sui patrimoni e sui redditi di quella minoranza descritta dal report OXFAM saremmo allora in presenza di una reale redistribuzione della ricchezza nazionale a favore dei redditi medio bassi. Questo aspetto non è irrilevante ai fini della credibilità del Governo Conte 2. Gli italiani si aspettano politiche in grado di incidere in concreto sulla redistribuzione della ricchezza. In questi anni le politiche perseguite hanno privilegiato sempre e soltanto le fasce sociali ricche. Uno degli strumenti adottati è stato proprio quello della riduzione della pressione fiscale giustificandola con l’idea, rivelatasi ampiamente errata, che se i ricchi pagano meno tasse investono il denaro risparmiato in investimenti produttivi.  Ciò che gli italiani si aspettano da questo Governo,  forse è più giusto dire da qualsiasi altro governo, è un cambiamento delle politiche fino ad ora adottate. Il cambiamento che gli italiani si aspettano riguarda in primo il tema della giustizia sociale ed è sulle scelte in merito a questo tema che sarà possibile definire la politica del Governo Conte 2 di destra o di sinistra.

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Sull' Autore

Gerardo Lisco

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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