ACQUA, COLOR PETROLIO

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mediciTIZIANA MEDICI*

Sui mezzi di comunicazione locali e nazionali continuano a rimbalzare le drammatiche immagini delle enormi chiazze scure nelle acque  dell’invaso del Pertusillo, in Val D’Agri.

Si teme possa esservi stato un ingente sversamento di idrocarburi, proprio perché alcune settimane fa si è avuta una fuoriuscita di petrolio dal COVA di Viggiano, che è durata per decine di giorni.

Il timore maggiore è che ci possa essere stata anche una contaminazione delle falde acquifere e che si possa trattare di un “incidente rilevante”.

Ad avvalorare realisticamente questa sciagurata ipotesi è la spola continua delle autobotti che dai tombini esterni al COVA hanno trasportato quei liquidi maleodoranti prima all’interno del COVA stesso, per poi destinarli a luoghi di smaltimento sparsi per tutta Italia.

Molti di questi liquidi non sono stati aspirati, in quanto non si riesce in casi di sversamenti simili a garantire la totalità del recupero dei rifiuti liquidi, se non attuando un complesso piano di bonifica (mai attuato in realtà) che prevedrebbe, tra le altre cose, anche l’utilizzo di appositi assorbenti sulle acque del fiume Agri e nell’invaso del Pertusillo, oltre ad una serie di pompe sommerse in tutti i tombini ed in tutti i pozzetti dell’area industriale di Viggiano.

La situazione allarmante dell’invaso del Pertusillo è stata denunciata più volte nel corso degli ultimi anni.

Sono conosciute anche fuori della Basilicata le storie di denuncia di inquinamento e di moria di pesci fatte dalla Prof.ssa Colella, dal Tenente Di Bello, da associazioni come la Ola. Gli stessi Comitati per l’Acqua Pubblica hanno denunciato il pericolo  che le attività estrattive potessero determinare un inquinamento irreversibile non solo dell’invaso, ma anche delle falde idriche, che rappresentano il vero tesoro di questa terra.

Il pesante inquinamento delle matrici ambientali potrebbe impedire alle future generazioni di vivere in salute.

Le azzardate scelte produttive della classe politica regionale stanno fortemente minando la qualità e la quantità delle nostre acque, con conseguenze anche sulle popolazioni delle Regioni vicine che sono approvvigionate dagli invasi lucani.

La Basilicata è una regione ricca di acqua, in superficie e nel sottosuolo. Questa sua ricchezza le permette di movimentare verso altre Regioni il 35% di acqua per uso potabile, irriguo ed industriale del bacino idrico dell’Appennino Centro-Meridionale. La diga del Pertusillo, in particolare, alimenta vari acquedotti di Basilicata, Puglia e Calabria. Più di due anni fa, la Rete appulo-lucana “Salva l’Acqua” aveva provato a far conoscere ai pugliesi le preoccupazioni delle associazioni e degli attivisti lucani.

Le indagini scientifiche hanno dimostrato la pericolosità della pratica della reiniezione (ad oltre 400 bar di pressione e a profondità elevate) in pozzi esausti, che nella combinazione di obsolescenza delle strutture di incamiciamento, corrosione, smottamenti geologici, favorisce la stimolazione potenziale delle faglie sismogenetiche e gravi episodi di inquinamento delle falde di ricarica acquifera.

Il proliferare in Basilicata dei comitati No Triv e la nascita nella nostra regione del Coordinamento Nazionale No Triv sono anche il frutto della consapevolezza dei cittadini lucani dell’uso irresponsabile del patrimonio idrico, che ne pregiudica la qualità e la quantità.

Chi dice che la filiera degli idrocarburi può convivere con l’ambiente non è mai stato in Basilicata, oppure è in malafede.

L’inquinamento ed il consumo di acqua dovuti al petrolio ci dimostrano come sia impossibile la convivenza, sullo stesso territorio, tra le risorse idriche e la filiera estrattiva degli idrocarburi.

Oggi le trivelle arrivano a 7000 m di profondità, utilizzando materiali e componenti chimici e radioattivi altamente inquinanti. E’ possibile pensare che le trivelle, scendendo in verticale ed in orizzontale nel sottosuolo non intercettino le falde acquifere?

Le recenti indagini della magistratura sulla “trivellopoli lucana” stanno facendo luce sul grave inquinamento che investe il nostro territorio, con lo sversamento di rifiuti tossici provenienti anche dalle attività di trivellazione.

Le maxi-inchieste della Procura di Potenza che hanno portato alle dimissioni l’ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, sollevano ampi dubbi sulla trasparenza del settore petrolifero italiano. Al cuore dell’inchiesta c’è il territorio lucano, dove l’indagine, iniziata nel 2013, ipotizza gravi reati ambientali.

In particolare un traffico ed un illecito smaltimento di rifiuti collegati alle attività petrolifere e sforamenti circa l’immissione di agenti inquinanti in atmosfera.

Si parla non solo di grave corruzione, ma di contraffazione dei codici Cer.

La stessa Commissione bicamerale del Ciclo Rifiuti (direz. Antimafia) già dal 2000 e dalla relazione del gennaio 2013 ha denunziato numeri esorbitanti di discariche abusive pericolose; la crescita esponenziale delle quantità di rifiuti pericolosi rispetto ai non pericolosi, nonché l’utilizzo dei pozzi di estrazione di idrocarburi sterili, esausti, abbandonati, da parte delle “ecomafie”, per smaltimento illecito.

Solo un paio di giorni fa la nuova relazione della Commissione denunzia apertamente ritardi ed inadempienze dell’Arpab, i ritardi e le inadeguatezze degli enti regionali preposti alla vigilanza, alla bonifica ambientale, alla redazione ed attuazione di un congruo e necessario piano pluriennale di interventi.

Il raggiungimento del quorum nel Referendum No Triv del 17 Aprile 2016 solo nella Regione Basilicata è il segno che almeno i cittadini lucani  sono convinti che il petrolio porti ricchezza soltanto alle lobbies petrolifere e che invece porti solo devastazione e saccheggio dei nostri territori  e dell’acqua, il  bene più importante per la vita umana, da preservare sopra ogni altra cosa.

Con il voto del 4 Dicembre 2016 è stato messo un punto fermo: quasi 19 milioni e mezzo di italiane e di italiani si sono espressi chiaramente contro l’estromissione delle comunità locali e delle Regioni dalle decisioni concorrenti che riguardano i progetti “petroliferi” e le infrastrutture energetiche.

Il Governo, le forze politiche rappresentate in Parlamento, le Regioni soprattutto, in quanto destinatarie e beneficiarie dirette di questa rinnovata fiducia, hanno il dovere di tenerne conto e di conformare la loro azione legislativa all’esito referendario, che impone alle Regioni di svolgere un ruolo di primo piano nelle scelte di politica energetica del Paese, per quanto ad oggi non abbiano dato la minima prova di essere all’altezza del compito!

La sottrazione tramite Legge di Stabilità per il 2016 del “Piano delle Aree” previsto dall’art. 38 dello “Sblocca Italia” rappresenta un grave vulnus per poter consentire l’articolazione di un’adeguata politica di difesa dei territori ed in particolare la necessaria preservazione delle zone ricche di acqua.

Nella nostra Regione manca il Piano delle Acque, strumento previsto dall’art 94 del DLgs 152/2006 (Testo Unico sull’ambiente) e dall’art. 5 del DLgs 30/2009.

Queste norme conferiscono alle Regioni poteri in materia di tutela della risorsa idrica, individuando aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano.  In queste ultime settimane l’assessore regionale all’Ambiente, sollecitato dai comitati, ha promesso di presentare, entro i prossimi mesi, una proposta di adozione del Piano delle Acque. Che dire? Dal 2006 sono passati più di 10 anni…

I cittadini lucani oggi, dopo quest’ennesimo disastro, non si possono accontentare più di giustificazioni rassicuranti da parte delle compagnie petrolifere e di spiegazioni insufficienti da parte degli enti pubblici di controllo.

La situazione in Basilicata è drammatica anche in altre zone, come dimostra l’emissione di sei ordinanze di divieto di prelevare acqua dalle falde attorno al centro Oli di Corleto Perticara.

Il gioco dei controllori politici delle sorti delle popolazioni lucane e meridionali, della loro capacità di governare la propria economia ed il proprio futuro, è diventato negli anni sempre più palese, mentre gli alibi e gli infiniti rinvii del riconoscimento delle responsabilità soggettive ed oggettive sono ridotti al lumicino.

Da un lato il governo centrale, sordo e distante interprete delle sollecitazioni delle multinazionali dell’Oil&Gas; dall’altro il disagio delle comparse politiche regionali, cui è affidata la sporca “governance” degli eterni rinvii della verità, se non il negazionismo di mestiere.

Il disastro del Pertusillo apre il vaso di Pandora.

Un’eventuale (quanto politicamente “impossibile”) ratifica di carattere scientifico del pesante inquinamento dovuto alle attività del Cova di Viggiano ed alle pluriennali attività di reiniezione nel pozzo esausto “Costa Molina 2” spianerebbe la strada alla chiusura non solo delle attività estrattive e di preraffinazione degli idrocarburi in Val d’Agri, ma rischierebbe di mettere a repentaglio l’intera Strategia Energetica Nazionale.

I referendum del 17 Aprile scorso e del 4 Dicembre hanno scavato a fondo il fossato che separa gli interessi dei solerti interpreti della SEN dal bisogno di autodeterminazione, di reddito, di democrazia dal basso, che accomuna tutti i cittadini liberi dalla schiavitù ordita e praticata dai petrolieri.

La “Basilicata pozzo nero irreversibile” non è più disposta a credere agli incantatori di serpenti, che da un lato predicano finta umiltà e trasparenza, dall’altro ci tengono appesi ai tempi biblici della protesi monca dell’Arpab.

Signori, siete del tutto delegittimati, non vi crediamo più!

Il disastro del Pertusillo è un disastro sistemico, che riguarda non solo noi lucani, ma l’intera comunità nazionale.

Occorre attivare da subito un nuovo e più potente percorso di mobilitazione, che dalla collaborazione con cittadini ed associazioni delle Regioni limitrofe deve saper costruire una diffusa ed incisiva campagna per il superamento dell’era fossile!

*Tiziana Medici- Coordinamento No Triv Basilicata

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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