GRILLO: ROMA, ITALIA

0

nino-carella

NINO CARELLA

Bisogna ammetterlo, su Roma e sulla giunta Raggi c’è un un’attenzione mediatica un po’ alla “come la fai la sbagli”. Ma c’è poco da sorprendersi: sono le contraddizioni stesse del Movimento ad alimentarla.

E se prima il no allo stadio veniva contestato come rivelatore di un partito che non si assume nessuna responsabilità per non sbagliare (fedeli al detto popolare “chi non fa non falla”), il successivo compromesso raggiunto con la società calcistica è stato commentato nel migliore dei casi come un incoerente inchino al partito dei palazzinari. Del tutto da verificare se il secondo progetto sia davvero migliorativo del primo, e già tanti rimani commentano con rimpianto le torri scomparse che dovevano essere l’elemento più innovativo e in grado di riqualificare davvero l’area oggetto di intervento.

Rimane il fatto che la gente (alias #laggente, più o meno lo stesso popolo al quale il Movimento rivolge i suoi messaggi) ha molto interesse a capire bene questa “cosa” politica indefinita e multisfaccettata, un blob che fa e disfà la propria identità (No a Uber, sì a Flixbus), la propria struttura (democrazia liquida, poi Direttorio sì, poi direttorio no) e i propri valori (prima strategia cementozero sullo Stadio della Roma, ora si festeggia felici uno sbandierato -60% come fosse una grande vittoria -ma per chi?) a seconda della bisogna, del ruolo assunto (governo o opposizione) e degli sbalzi d’umore dell’opinione pubblica.

E Roma é l’Italia. Relativamente facile governare una ricca città del Nord, Torino o Parma che siano. Piuttosto agevole amministrare piccoli centri urbani. Invece Roma è una metropoli complicata come l’Italia; piena di problemi come l’Italia e come l’Italia ricca di risorse. Mal amministrata per decenni, come l’Italia. Con un piovresco intreccio tra affari e politica come in Italia. E come per l’Italia, i 5 stelle si sono proposti di risolvere tutto con un tocco lieve di bacchetta magica. Una croce sul Movimento, e tac, tutto risolto. Cittadini onesti al governo. Tutto qua.

Tutto qua???

Naturale che gli italiani siano attenti e interessati a capire se davvero il sistema politico messo su da Grillo & Casaleggio possa essere realmente la soluzione. Ed è naturale anche che i media abbiano riflettori sempre accesi e siano alla continua ricerca di saporiti retroscena. Retroscena che spesso vengono dati in pasto alla stampa dagli stessi esponenti del Movimento, come pare sul caso delle polizze a beneficio della Raggi, a causa di una guerra intestina che sarebbe ora di smettere di declassare a scaramucce tra bimbiminkia: una forza politica del 30% che si candida seriamente a guidare il Paese, non lo merita. E non lo meritiamo noi.

Sullo vicenda dello Stadio il Movimento è passato con nonchalance dal contestare in blocco il progetto dell’ex sindaco Marino, tanto da proporre altri approcci e addirittura altre zone della Capitale, al semplice emendamento dello stesso contestato progetto. La ragione? Troppo avanzato ormai per poterlo fermare.

E allora a cosa serve votare per Grillo? Tutto in Italia è troppo avanzato, troppo radicato, troppo “acquisito” per essere estirpato con semplicità. Serve un’azione radicale e forte per produrre un cambiamento pari a quello che (alla fine tutti) promettono.

È il Movimento forte abbastanza? Se non riesce a tener fede nemmeno alla propria idea, rivelandosi incoerente come quelli che vorrebbe mandare a casa, se le frequentazioni sono grigie ed ambigue come quelle di chi ci si candida a sostituire, forse il Movimento pone le domande giuste, ma non è in grado di dare la risposta.

E di giuste domande ne sentiamo fare da troppo tempo. Anche di risposte affascinanti che si sciolgono come neve sole appena sistemati sulla poltrona generosamente (e forse troppo poco avvedutamente) offerta dai cittadini al nuovo superuomo che tutto sa e tutto provvede. Ricette magiche che si rivelano presto inconsistenti, in alcuni casi indigeste.

L’orizzonte politico italiano non sembra in questo momento offrire molto di meglio, è vero.

Seguiamo quindi tutti con attenzione le puntate della telenovela della bella Virginia, attendendo che ci riveli se il Movimento può essere (o diventare) soluzione, o continuerà semplicemente ad essere l’inutile – e a un certo punto fastidiosa – spia, che segnala il già noto e stranoto problema, ma senza essere minimamente in grado di risolverlo.

Condividi

Sull' Autore

Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.

Rispondi